• Articolo San Francisco, 30 maggio 2016
  • La nuova facciata della SafeHouse sulla 14° strada

    A San Francisco la parete verde combatte la siccità

  • Ha tre funzioni principali: strategia bioclimatica per l’edificio, continuità estetica con i colorati murales del quartiere, esempio di resilienza urbana ai cambiamenti climatici

A San Francisco la parete verde combatte la siccità

 

(Rinnovabili.it) – Per combattere le bizze del clima di San Francisco, rovente e aggravato dalla siccità prolungata, qualche anno fa Renzo Piano ha progettato il famoso California Academy of Sciences. Un tetto verde di 20mila mq, parete verde, sistemi di climatizzazione naturale, il livello Platinum nella certificazione LEED. Opera mastodontica, che aveva l’obiettivo di trasformarsi in pietra miliare del greenbuilding e al contempo lanciare un grido d’allarme contro i cambiamenti climatici.

Nel frattempo la siccità a San Francisco non ha smesso di produrre i suoi effetti devastanti e la città ha proseguito sulla strada dell’eccellenza nell’uso di energie rinnovabili e nella bioarchitettura. E proprio per rispondere a questa piaga ambientale si muovono diversi progetti, innovativi e importanti pur se di dimensioni ben più contenute di quello di Renzo Piano.

 

A San Francisco la parete verde combatte la siccitàÈ il caso della parete verde che ha messo radici sulla facciata della SafeHouse, sulla 14° Strada, per volontà del proprietario Zach Heineman, che ha ingaggiato per l’opera gli artisti botanici Amanda Goldberg e Brandon Pruett. Di fatto è un murales vivente, multicolore e creato secondo un preciso design, pensato per aggiungersi alla miriade di altre opere di street art ospitate da tanti altri edifici nello stesso quartiere.

La superficie totale della parete supera i 100 mq e ospita circa 3.200 piante, tutte accomunate dalla caratteristica di elevata resilienza alla siccità. Ma per quanto resistenti, anche queste piante devono venire innaffiate e si ripropone il problema del consumo di acqua.

Lo studio SF Landscapes, che ha curato la progettazione dell’opera, ha messo a punto a questo scopo un ingegnoso sistema di irrigazione a goccia, che riesce a raccogliere e riciclare le acque meteoriche, che vengono stoccate in una cisterna di circa 5.000 litri di capacità.

La parete è disegnata anche per diventare habitat adatto a varietà di animali come diverse specie di uccelli, api e altri insetti in precedenza assenti nell’area, oltre che come strategia bioclimatica per l’edificio.

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