L’Authority pone in consultazione i propri orientamenti su ulteriori iniziative di regolazione in tema di interruzioni di energia elettrica in condizioni di calore. Novità a partire dal 2027 per i piani di sviluppo delle imprese distributrici affrontando la dura realtà: le ondate di calore non sono più qualificabili come eventi eccezionali

ARERA e blackout da calore: le novità per i DSO
Una sezione dedicata alle criticità da calore per le infrastrutture di distribuzione con tanto di evidenziazione delle reti vulnerabili da inserire nei piani di sviluppo. Da accompagnare con un documento dedicato che definisca le soglie di attivazione dell’allerta e quantifichi le risorse di personale e i gruppi elettrogeni da mobilitare. Queste alcune delle proposte che l’Autorità di regolazione per l’Energia, Ambiente e Reti (ARERA) sta finalizzando per limitare i blackout causati dalle ondate di calore.
Una serie di azioni che le imprese della distribuzione elettrica potrebbero implementare già nel breve periodo per mitigare gli impatti di eventuali interruzioni di corrente.
Il documento di orientamenti è stato posto in consultazione proprio in questi giorni con l’obiettivo di raccogliere osservazioni e proposte da parte dei DSO e dei soggetti interessati. E vale la pena notare come il documento ARERA arrivi a pochi giorni di distanza dalla presentazione del nuovo quadro UE per la resilienza contenente, tra le altre cose, l’European Heatwave Plan, la prima strategia integrata e intersettoriale per affrontare l’emergenza caldo.
Un’emergenza che, come ben dimostrato nei mesi di giugno, luglio e agosto 2026, tiene già sotto scacco il sistema elettrico nazionale. Per quella che gli esperti hanno già identificato come l‘estate 2026 più calda registrata in Italia dal 1950 a oggi, gli effetti sono stati palesi: con la colonnina di mercurio che ha superato più volte i 40°C e le temperature minime notturne che in molte località non sono mai scese al di sotto dei 27 °C – 28 °C, condizionatori e ventilatori hanno fatto gli straordinari.
La diretta conseguenza? La domanda elettrica ha segnato nuovi record, con incrementi dei consumi nell’ordine del più 9-16,5% sugli stessi mesi del 2025. Nello stesso periodo le interruzioni di corrente hanno reso la situazione ancora più difficile da gestire. Con il susseguirsi delle ondate di calore si sono registrati ripetuti blackout in diverse grandi aree urbane, tra cui Torino, Milano, Bergamo, Roma, Napoli e Pescara.
Blackout e ondate di calore, come sono collegati?
La causa non è da ricercare in una produzione che non tiene il passo con la domanda. Il fabbisogno nazionale è al sicuro, aiutato nei mesi estivi soprattutto dalla produzione fotovoltaica. Basti pensare che nel mese di luglio, la richiesta di energia elettrica è stata di 32.455 GWh di cui oltre 6.700 GWh forniti dai soli impianti solari.
Il vero problema è piuttosto il degrado fisico dell’infrastruttura di distribuzione. Asfalto rovente così terreno secco o sigillato impediscono ai cavi elettrici sotterranei, soprattutto quelli più vecchi, di dissipare il calore durante il sovraccarico di corrente.
Quando le guaine isolanti cedono per stress termico, scattano automaticamente le protezioni di sicurezza interrompendo l’erogazione.
Le società di distribuzione elettrica stanno già affrontando il problema, ma appare ovvio che serva una risposta strutturata, chiara e condivisa.
Nuove strategie per limitare le interruzioni dell’energia elettrica
Nel documento per la consultazione 394/2026/R/EEL, ARERA propone un pacchetto di interventi normativi volto a prevenire e gestire le interruzioni di energia elettrica causate dalle ondate di calore, affrontando l’aumento delle temperature non più come un evento eccezionale, ma come un fenomeno ordinario e prevedibile.
Le proposte in discussione prevedono di inserire a partire dal 2027 una sezione specifica nei Piani di Sviluppo delle imprese distributrici per identificare le porzioni di rete vulnerabili al caldo, la metodologia adottata, gli utenti potenzialmente esposti e il dettaglio degli interventi previsti. Dettagliando gli interventi sulla rete in Media Tensione almeno a livello comunale (o per zone cittadine per i comuni sopra i 250.000 abitanti) e strutturando su base regionale il piano della maggiore impresa distributrice.
Per tali piani si propone anche di riservare la finalità di “resilienza” esclusivamente agli eventi meteorologici estremi e imprevedibili come nevicate o allagamenti, ricomprendendo la gestione delle criticità da calore nella finalità di “qualità tecnica”. Detto in altre parole, ondate di calore e prolungati periodi di siccità vengono riconosciuti come un fenomeno ricorrente, diffuso e in buona misura prevedibile in termini di temperature e carichi attesi.
Al punto che anche il Testo Integrato (TIQD) dovrà essere modificato per esplicitare che le interruzioni verificatesi in occasione di tali fenomeni non siano qualificabili come eventi eccezionali. Un passaggio essenziale ma che fa comprendere come quelle che fino a pochi anni fa sarebbero state inquadrate come anomalie sono oggi la nuova normalità con cui fare i conti.
Nuovi obblighi
Il documento ARERA dettaglia inoltre eventuali procedure operative per la gestione delle interruzioni estese (tra cui la redazione di un rapporto di consuntivo post-emergenza) e introduce, a partire dal 2027, per i distributori con almeno 100.000 clienti l’obbligo di pubblicare entro il 15 marzo di ogni anno un documento di preparazione al calore che definisca le soglie di attivazione dell’allerta e quantifichi le risorse di personale e i gruppi elettrogeni da mobilitare. Le società potrebbero anche dover proporre un incontro annuale con le istituzioni locali e le rappresentanze degli utenti per condividere la preparazione estiva, facilitare le autorizzazioni e velocizzare i ripristini dei cavi interrati guasti.













