L’Europa si avvicina all’inverno 2026-2027 con gli stoccaggi di gas al 75% e prezzi in aumento. Secondo ACER, la crisi in Medio Oriente ha fatto crescere di 18-33 miliardi di euro la spesa europea per le importazioni nell’estate 2026. Gli Stati Uniti coprono circa il 30% delle forniture complessive dell’UE, mentre la competizione globale per il GNL mette a rischio la sicurezza degli approvvigionamenti e la stabilità dei prezzi.

Monitoring Report, a che punto sono le scorte del gas in Europa?
Secondo ACER, lo stoccaggio ha subito un rallentamento rispetto agli anni precedenti. Il conflitto in Medio Oriente ha fatto salire di 18-33 miliardi di euro la spesa europea per le importazioni di gas. Gli USA coprono ormai circa il 30% delle forniture dell’UE.
L’Europa sta andando verso l’inverno con scorte di gas inferiori alla media storica. Prezzi che salgono e interruzioni di forniture di gas naturale liquefatto (GNL) dal Medio Oriente aumentano la concorrenza internazionale per assicurarsi le risorse disponibili. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER).
Al 21 ottobre, gli stoccaggi sotteranei europei erano pieni al 75%, dopo aver chiuso lo scorso inverno al 28% della capacità, contro il 34% dell’anno precedente e una media degli ultimi nove anni vicina al 40%. L’accumulo di risorse durante l’estate è stato più lento del previsto e ha richiesto investimenti più sostanziosi.
La Germania e i Paesi Bassi sono in ritardo rispetto al tasso di riempimento dell’UE. Questi paesi rappresentano un terzo della capacità di stoccaggio dell’UE e per tutta l’estate sono rimasti al di sotto dei loro livelli storici di stoccaggio.

Fonte: ACER in base a dati AGSI GIE.
La crisi in Medio Oriente costa fino a 33 miliardi in più
Secondo i dati ACER, la crisi in Medio Oriente ha aumentato di 18-33 miliardi di euro la spesa europea per le importazioni di gas nell’estate 2026, a parità di quantità importate. L’aumento dei costi pesa su famiglie e imprese e contribuisce a spingere verso l’alto anche i prezzi dell’elettricità.
Le quotazioni risentono anche delle interruzioni dei flussi tramite lo Stretto di Hormuz e della concorrenza con acquirenti asiatici. A metà ottobre i prezzi spot europei hanno sfiorato i 90 euro/MWh.
Anche il rifornimento degli stoccaggi costa di più adesso. Durante l’estate sono stati immessi circa 43 miliardi di metri cubi di gas, contro una media decennale di 47 miliardi, per una spesa complessiva di circa 27 miliardi di euro. Si tratta del secondo costo di riempimento più alto dell’ultimo decennio, dopo quello del 2022, quando la spesa aveva raggiunto circa 108 miliardi.
Italia, stoccaggi all’87% a inizio ottobre
In Italia gli stoccaggi di gas avevano raggiunto l’87% della capacità l’1 ottobre, un livello superiore di un punto percentuale rispetto alla media minima degli ultimi nove anni, ma inferiore di cinque punti rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il rapporto segnala inoltre un aumento dei flussi di gas dall’Austria e dalla Slovenia verso l’Italia, legato alla necessità di riempire gli stoccaggi nazionali. Durante l’estate, i prezzi italiani sono stati tra i più alti in Europa rispetto al principale mercato virtuale di riferimento per lo scambio del gas in Europa (TTF).
Gli USA rafforzano il loro ruolo nelle forniture all’UE
La riduzione delle consegne dal Medio Oriente ha aumentato l’importanza del GNL statunitense. Gli Stati Uniti rappresentano il 64% delle importazioni europee di GNL e il 30% delle importazioni totali di gas dell’UE.
Le forniture statunitensi sono comunque diminuite del 9% rispetto all’estate precedente, mentre le importazioni europee di GNL sono calate complessivamente del 14% su base annua. Le consegne dal Qatar sono state quasi assenti e quelle di GNL russo sono scese del 2,2%.
La Russia continua a coprire circa l’11% delle importazioni europee di gas dell’UE, tra GNL e gas trasportato tramite gasdotto. La prevista uscita dalle forniture russe aggiunge quindi ulteriori incertezze sulla disponibilità di gas per i prossimi mesi.
La concorrenza con l’Asia per i carichi di GNL disponibili sul mercato resta un rischio per l’inverno: se le interruzioni nello Stretto di Hormuz dovessero proseguire, l’Europa potrebbe essere costretta a pagare prezzi più alti per assicurarsi nuove forniture.
Secondo ACER, la produzione elettrica da gas è aumentata dell’8,7% in estate, con un incremento del 20% ad agosto rispetto allo stesso mese del 2025. La domanda complessiva di gas nell’UE resta comunque circa il 20% sotto i livelli precedenti alla crisi energetica del 2022.
Inverno 2026-2027, decisivi meteo e importazioni di GNL
Le prospettive per questo inverno dipenderanno dalle temperature, dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dalla disponibilità di nuove forniture di GNL.
Secondo lo scenario di ACER, mantenere consumi e livelli finali degli stoccaggi simili a quelli della stagione precedente richiederebbe circa 78 miliardi di metri cubi di GNL, più dei massimi importati dall’UE negli ultimi cinque inverni. Si tratta di una simulazione, non di una previsione certa. Il fabbisogno effettivo dipenderà soprattutto dalle condizioni meteorologiche e dall’andamento della domanda.











