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TotalEnergies: la crisi 2026 può accelerare la transizione energetica

L'ottava edizione del “TotalEnergies Energy Outlook” sottolinea come dal secondo trimestre del 2026, le vendite di auto elettriche siano aumentate in Asia, America Latina ed Europa, e come sia cresciuto il valore delle importazioni legate all'industria fotovoltaica cinese. Hamelle: “Gli sviluppi successivi alla crisi dello Stretto di Hormuz sottolineano l'importanza per i governi di promuovere le energie nazionali”

TotalEnergies: la crisi 2026 può accelerare la transizione energetica

TotalEnergies Energy Outlook 2026: straordinaria accelerazione delle tecnologie low carbon

Lo abbiamo visto in Europa con lo shock energetico del 2022, lo vediamo oggi a livello globale con la crisi dello Stretto di Hormuz del 2026: ad ogni colpo inflitto sulla sicurezza degli approvvigionamenti, il sistema cerca la soluzione più rapida da implementare. E quella soluzione è ancora una volta la transizione. Una posizione messa in risalto anche nel nuovo Energy Outlook (pdf), pubblicato ieri da TotalEnergies.

Il documento, giunto alla sua ottava edizione, offre una panoramica del sistema energetico attuale e dei possibili scenari evolutivi fino al 2060. Al netto delle previsioni future che stimano un possibile picco della domanda di prodotti petroliferi raggiunto intorno al 2035 e una Cina pronta a divenire in tutto per tutto un “elettrostato”, è l’oggi che mostra certezze inconfutabili.

Oltre il petrolio, il boom dei veicoli elettrici

Nel corso del 2026 il mondo ha assistito ad una forte accelerazione nelle vendite di tecnologie pulite, in particolare per quanto riguarda i veicoli elettrici e l’energia fotovoltaica, una spinta determinata soprattutto dalle preoccupazioni sulla sicurezza energetica sorte a seguito della crisi in Medio Oriente; spinta concentrata nei Paesi importatori di combustibili fossili.

Nel dettaglio per quanto riguarda i veicoli a batteria, confrontando il secondo trimestre del 2026 con lo stesso periodo del 2025, la crescita delle vendite di mezzi leggeri varia sensibilmente a seconda della regione: l’Europa segna un incremento del 38%, Giappone e Corea del Sud del 116%, l’India del 126%, mentre l’America Latina registra il balzo più significativo con un aumento del 244%. Sul fronte dei veicoli pesanti, la Cina batte tutti con un tasso di crescita delle vendite pari al 96%.

Crescono le esportazioni di fotovoltaico

Parallelamente, il valore delle importazioni legate all’industria solare fotovoltaica cinese evidenzia un trend di crescita in diverse macro-aree geografiche tra il secondo trimestre del 2025 e il secondo trimestre del 2026:

  • In Europa si passa da 2,4 a 2,7 miliardi di dollari.
  • Nell’area ASEAN si registra un aumento da 1,1 a 1,7 miliardi di dollari.
  • In Africa le importazioni raddoppiano, salendo da 0,5 a 1,0 miliardo di dollari.
  • Nel Nord America si osserva una lieve crescita da 0,1 a 0,2 miliardi di dollari.
  • In America Latina e Caraibi il valore resta stabile a 0,5 miliardi di dollari.
  • Il Medio Oriente rappresenta l’unica eccezione in calo, passando da 0,7 a 0,4 miliardi di dollari.

Andare forte non basta

Ma la crisi mediorientale sta stimolando non solo la diffusione del fotovoltaico, ma anche lo sviluppo di altre fonti e tecnologie energetiche nazionali, tra cui il nucleare, la geotermia e i biocarburanti.

“Il sistema energetico globale continua a muoversi su un filo sottile, tra le sfide della resilienza e della sovranità, evidenziate ancora una volta dalla crisi in Medio Oriente, e una transizione in corso”, ha affermato Aurélien Hamelle, Presidente per la Strategia e la Sostenibilità di TotalEnergies. “Gli sviluppi successivi alla crisi dello Stretto di Hormuz sottolineano l’importanza per i governi di promuovere le energie nazionali, attraverso la produzione di energia elettrica, in particolare da fonti rinnovabili, l’elettrificazione della domanda e i biocarburanti, investendo al contempo nella sicurezza del sistema energetico basato sui combustibili fossili attraverso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e gli investimenti in infrastrutture di stoccaggio e trasporto”.

Hamelle, scoraggia però facili entusiasmi. Sebbene alcune delle tendenze osservate nel 2026 confortino il percorso di transizione avviato dopo l’Accordo di Parigi, il target climatico al momento è fuori portata. Senza impegni nazionali seri e un significativo incremento della cooperazione multilaterale a favore della decarbonizzazione globale, non potrà bastare l’urgenza dell’attuale congiuntura per accelerare la transizione. E di conseguenza l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi rimarrà irraggiungibile. Un punto su cui tristemente concorda anche la scienza di settore.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.