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Acqua, le proposte delle donne per l’agricoltura

Le donne che lavorano nel settore dell’agricoltura si sono incontrate per esaminare la carenza di acqua per le coltivazioni. Problemi importanti, che richiedono soluzioni programmate per il lungo periodo. Le imprenditrici agricole hanno un ruolo produttivo di primo piano e giustamente rivendicano un posto nella cabina di regia

Foto Confagricoltura

di Isabella Ceccarini

Senza acqua non c’è agricoltura e senza agricoltura non c’è cibo. Senza acqua non c’è vita.

Lo sanno bene le imprenditrici agricole riunite a Roma dalla presidente di Confagricoltura Donna, Alessandra Oddi Baglioni, nella sede di Palazzo della Valle.

La centralità delle donne in agricoltura

Secondo la FAO, la produzione agricola mondiale è in mano alle donne. Hanno un ruolo fondamentale per la sicurezza alimentare, per la gestione del territorio e delle risorse naturali. Eppure hanno minore accesso al credito, ai mercati, ai ruoli decisionali.

Le donne sono centrali anche nell’agricoltura italiana: innovano, producono, creano lavoro e mettono a sistema attività che hanno un valore non solo economico ma anche sociale. I dati Censis rilevano che le donne coltivano il 21% della SAU (superficie agricola utilizzata) ma producono il 28% del Pil agricolo.

Per loro è tutto più difficile, come ha sottolineato in apertura Annamaria Barrile, direttore generale di Confagricoltura: basta pensare a come sia ritenuto più credibile un uomo rispetto a una donna nel momento in cui varcano la soglia di una banca.

Problemi, proposte e richieste

Per parlare di acqua, Confagricoltura Donna ha riunito quattro associazioni di imprenditrici agricole (Donne del Riso, Donne dell’Olio, Donne dell’Ortofrutta, Donne del Vino). Insieme, al di là del gruppo di appartenenza, per segnalare la gravità di un problema, avanzare proposte concrete e fare precise richieste alla politica.

L’acqua non è un problema di genere, l’alternanza di alluvioni e siccità colpisce tutti, e l’agricoltura è il settore produttivo che più risente degli effetti devastanti del cambiamento climatico.

Dobbiamo imparare ad essere resilienti, ma questo non basta se non si accompagna alla ricerca, all’innovazione, allo studio su nuovi semi e nuove piante, perché per adattarsi al cambiamento climatico non sono sufficienti solo i nuovi macchinari.

E poi servono cose apparentemente banali, come la pulizia di fossi e canali e dell’alveo dei fiumi: non servono argini più alti, bensì manutenzione.

Gli eventi estremi non sono più eccezionali

Il cambiamento climatico non riguarda solo l’innalzamento delle temperature, un terreno inaridito dalla siccità diventa una crosta impermeabile che non assorbe acqua e ci si trova ad affrontare una successione sempre più violenta e ravvicinata di eventi estremi.

Come ha giustamente fatto notare Giovanna Parmigiani, membro della Giunta di Confagricoltura, non è corretto parlare di eventi eccezionali. Purtroppo sono diventati la norma e con questo dobbiamo fare i conti.

Nel 2022 la siccità ha provocato un calo di produzione agricola fra il 30 e il 50%. A causa del mancato investimento in manutenzione si perde circa il 41% di acqua e di quella piovana se ne raccoglie appena l’11%. Solo il 70% degli invasi è funzionante, e comunque sono vecchi e bisognosi di manutenzione. Parmigiani auspica che con il PNRR se ne costruiscano di nuovi, e non possiamo che condividere tale auspicio.

Parmigiani sottolinea con amarezza che certe carenze sono evidenti da tempo, sono state segnalate, ma in concreto non si è fatto nulla, tranne il verificarsi ciclico di tragedie che portano via attività produttive e vite umane.

Le donne chiedono una programmazione di lungo periodo, misure stabili di resilienza e adattamento, il monitoraggio costante del territorio per intervenire prima che sia tardi.

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Perché anche alle donne spetta decidere

Le donne vogliono essere nella cabina di regia e rivendicano il loro posto con pieno diritto. Come ha evidenziato Oddi Baglioni, «le imprese femminili attive in agricoltura sono 256.815. Di queste – come rivela l’analisi del Centro studi di Confagricoltura – mostrano particolare dinamismo quelle impegnate nelle società di capitali e di persone, che rappresentano il 28,2% del totale. Nella fascia di età 18-29 anni raggiungono il 33,76% a dimostrazione dell’acquisita consapevolezza dell’importanza di costruire reti al femminile».

Federica Argentati, presidente del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia, ha illustrato la situazione di una regione dove l’acqua può essere un problema anche solo quando si apre un rubinetto. Gli agrumi sono colture irrigue, le aziende si sono organizzate con stazioni meteo, sensori di umidità del terreno, gestione attraverso le app e piattaforma blockchain per documentare il risparmio idrico. Tuttavia mancano le infrastrutture irrigue e viarie, non ci sono consorzi di bonifica, ci sono poche donne nei ruoli istituzionali, relegate perlopiù a ruoli di supporto per le attività gestite dagli uomini.

Un po’ di ottimismo non guasta, e Argentati esorta a non cedere, a fare rete, a collaborare: cominciare stando di fianco, ma con l’obiettivo di conquistare il centro della scena.

L’irrigazione sostenibile

Molto interessante l’esperienza di Irritec, società benefit che fornisce soluzioni sostenibili per l’irrigazione in agricoltura nel segno del risparmio idrico. Giulia Giuffré, consigliere CdA e ambasciatrice della sostenibilità di Irritec, ha portato una serie di numeri che illustrano l’importanza dell’acqua. Entro il 2050, la siccità potrebbe spingere alla migrazione 216 milioni di persone.

Nel 2022, con le piogge quasi dimezzate, le imprese agricole hanno ridotto le produzioni e il 28% del territorio è a rischio desertificazione. In questo quadro, entro il 2050 la produzione alimentare dovrà crescere del 50% e servirà almeno il 35% di acqua dolce in più.

Poiché l’agricoltura è il settore produttivo che impiega il maggior quantitativo di acqua (70%), è evidente come il risparmio idrico sia un imperativo. L’irrigazione di precisione, ad esempio, distribuisce all’apparato radicale delle piante piccole quantità di acqua e sostanze nutritive. Soluzioni che nel mondo hanno permesso di risparmiare ingenti quantità di acqua, di fertilizzanti e di energia e di emissioni di CO2.

L’Italia è il primo produttore di riso in Europa

La componente femminile è molto forte nei settori riso, olio, ortofrutta e vino.

L’Italia è il primo produttore di riso in Europa con circa il 55% della produzione. Circa il 20% delle 3.600 aziende risicole è guidata da donne e la percentuale è in continua crescita, afferma Natalia Bobba presidente di Donne del Riso.

Il 2022, per il riso, è stato un anno drammatico a causa della siccità: 22mila quintali di riso persi e le risaie ridotte a sterpaglie. Due anni e mezzo prima c’era stata un’inondazione e si è raccolto il riso nel fango. Questi fenomeni derivano da colpe umane, rimarca Bobba, sta a noi prevenirli e curarli.

Gabriella Stansfield, presidente di Donne dell’Olio, spiega che il 30% delle aziende olivicole è guidato da donne (in Calabria raggiunge il 41%), anche se devono continuamente dimostrare la loro competenza di fronte agli operai diffidenti e assolvere anche gli obblighi di cura familiare.

Il problema del settore sono le dimensioni delle aziende: piccoli produttori (il 55% delle aziende ha meno di 1 ettaro) che sono un fondamentale presidio del territorio, ma hanno bisogno di formazione e di indicazioni sulle pratiche più opportune.

Poiché è ormai sparita dalle cronache, Stansfield ricorda che la Xylella in Puglia ancora c’è, che sta avanzando lentamente e che finora ha ucciso 21 milioni di olivi in 8mila Kmq. Un terzo degli olivi monumentali della Puglia non ci sono più, un danno economico e paesaggistico in calcolabile.

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Semplificare le norme mantenendo i controlli

Quella del vino è una filiera estesa, con diverse figure professionali. La presenza delle donne nelle imprese vitivinicole si concentra in marketing e comunicazione (80% degli addetti), enoturismo e altre attività turistiche (75%) e nel commerciale (51%) mentre nel vigneto e in cantina la loro quota crolla al 14%, ha affermato Daniela Mastroberardino, presidente di Donne del Vino, associazione che vuole diffondere la cultura del vino e del bere consapevole.

L’attenzione alla sostenibilità è alta, ma Mastroberardino nota che i giovani non hanno la percezione del cambiamento climatico come i più anziani, per i quali sono più evidenti le differenze rispetto al passato.

Quasi 300mila aziende attive nel settore ortofrutticolo rappresentano circa un quarto della produzione agricola nazionale. Produzioni irrigue, che soffrono moltissimo il deficit idrico. L’innovazione è fondamentale anche sul fronte del risparmio idrico, ma le piccole e medie imprese dell’ortofrutta spesso non hanno i mezzi per fare il salto di qualità.

Le donne rappresentano il 69% della forza lavoro, ma raramente rivestono ruoli direttivi, ha spiegato Roberta Tardera, socia di Donne nell’Ortofrutta.

Tutte le rappresentanti dell’agricoltura sono state concordi nel chiedere maggiore attenzione delle istituzioni, maggiore flessibilità delle banche nel concedere i crediti, interventi infrastrutturali, ma soprattutto una semplificazione delle norme e una burocrazia più snella per rendere i percorsi più veloci, pur mantenendo in essere gli indispensabili controlli.

I problemi per la gestione dell’acqua sono seri e richiedono soluzioni urgenti che valgano nel lungo periodo: per questo politica, progettazione e mondo agricolo devono lavorare insieme. E quando si dice insieme si intende che le donne devono sedere ai tavoli dove si decidono il presente e il futuro dell’agricoltura.

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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

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Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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