Rinnovabili • borghi

“Vado a vivere in campagna”

"Le funzioni di governo del territorio che i piccoli Comuni sono chiamati a svolgere si sono accresciute nel tempo e sono divenute sempre più complesse", scrive Rosanna Mazza, presidente di Borghi Autentici.

borghi
Image by Valter Cirillo from Pixabay

di Rosanna Mazzia

Da Presidente dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia, leggo il tema del rapporto città-campagna come quello dell’abitare, vivere e lavorare in un piccolo comune, com’è Roseto Capo Spulico di cui sono Sindaco, in relazione alla dimensione urbana.

In molti, in questi ultimi mesi, hanno guardato positivamente all’attenzione posta da parte di famosi architetti sui borghi come soluzione ai problemi resi evidenti dall’emergenza sanitaria. Anche la nostra Associazione saluta con favore tale interesse ma, coerentemente all’impegno di tutti questi anni, ci sentiamo in dovere di riportare al centro del dibattito nazionale i Borghi e non il rapporto della città con il “fuori”.

Nel dibattito svolto, c’è chi ha rivendicato per i Borghi la dimensione in miniatura delle città, spesso alleandosi con chi si ostina a presentarli come immagini da cartolina, proponendoli come luoghi-rifugio o mettendone al centro la sola bellezza, come se fosse condizione diffusa e indistinta di tutte le aree interne della nostra penisola.

Il futuro dei Borghi non è quello che è stato ipotizzato in questi mesi.

I Borghi come il giardino, un pezzo di orto o le logge milanesi dove si va a vivere “a tempo” sapendo poi di poter tornare in città. I Borghi dove si va a lavorare per una multinazionale che ha sede in una grande metropoli.I Borghi abbandonati in cui non è difficile acquistare una casa ad un euro.

Dobbiamo essere consapevoli che i piccoli Comuni rappresentano per il nostro Paese un sistema complesso, che da nord a sud e dall’Appennino alle coste non è un indistinto territorio dove potersi rifugiare, inseguiti magari dalle fobie metropolitane.

I borghi hanno il diritto ad essere riconosciuti come luoghi e le risposte che i borghi possono e devono fornire all’attuale crisi sono molto più complesse.

È evidente a tutti che questa fase, caratterizzata dalla pandemia, dovrà stimolare un’intensa analisi sull’importanza di una visione nuova dei piccoli Comuni e sulle questioni su cui si è rivelata, con ancor di più urgenza, l’importanza di dare risposte innanzitutto ai propri residenti. 

  • Le scelte regressive degli ultimi decenni sul sistema sanitario hanno inciso a livello nazionale ma sono stati, soprattutto, i piccoli Comuni a pagarne le conseguenze in termini di emigrazione alla ricerca di cure nei grandi centri urbani, soprattutto del nord. Nei borghi, quindi, va sostenuta la possibilità che anche la sanità diventi smart e sia in grado di avvicinare il medico al paziente nei luoghi dove i presidi sanitari sono pochi e la viabilità non permette spostamenti agili.
  • Con la chiusura delle scuole, per questi territori si è rivelata una vera e propria utopia la possibilità di garantire la didattica a distanza, dovendo scontare ritardi e limiti di un piano per la banda ultra larga e facendo i conti con una copertura del segnale di telefonia mobile e traffico dati ancora estremante scarsa o addirittura assente.
  • Così come il ricorso al telelavoro (o smart working) – divenuto opportunità concreta e una necessità non più rinviabile – non può essere negato a chi risiede in montagna. Va però evidenziato che non solo i lavoratori ma anche il lavoro – grazie alle nuove tecnologie – va portato nei borghi.
  • In relazione alla mobilità, paradossalmente, è più facile che nelle città ci si muova a piedi o con mobilità collettiva, mentre è proprio nei borghi che si è costretti ad usare l’auto privata. Anche in questo caso è necessario “centrare” il tema non sul turista ma sul residente ed è al residente che ci si deve rivolgere se s’intende sviluppare un progetto di sostenibilità locale.

Le funzioni di governo del territorio che i piccoli Comuni sono chiamati a svolgere si sono accresciute nel tempo e sono divenute sempre più complesse e, a seguito della crisi, occorre accompagnare i territori valorizzando le interconnessioni tra le responsabilità individuali e quelle collettive e dando un valore nuovo alle Comunità.

La lezione da apprendere sono le storie che i Borghi Autentici hanno saputo raccontare in questi mesi e che li ha visti affrontare la pandemia, forti di una capacità di resilienza dimostrata sul campo. Nei borghi, infatti, hanno trovato applicazione cambiamenti concreti e, attraverso forme di attivismo delle Comunità, i borghi hanno offerto al Paese un sistema diffuso sul territorio che si approvvigiona e consuma in forme innovative, che riduce gli sprechi e gli effetti sull’ambiente e che tutela la salute pubblica.

Nello scenario apertosi con la pandemia, centrale è l’agricoltura e il ruolo di chi è, da sempre, tra i fedeli custodi di queste aree, gli agricoltori. E in questa direzione è interessante notare come si sta rafforzando l’attenzione posta dalla futura programmazione europea ed evidenziare alcune specifiche prospettive del Piano strategico nazionale della nuova PAC post 2020 volte a:

  • garantire e stabilizzare i redditi degli agricoltori e di aumentarne la resilienza, attraverso un sostegno più mirato ed equilibrato, al fine di contrastare la forte competizione, l’instabilità dei mercati e la volatilità dei prezzi;
  • promuovere un settore agricolo intelligente, resiliente e diversificato attraverso il miglioramento della posizione degli agricoltori nella catena del valore, incentivando le produzioni di qualità certificata, le filiere corte, i sistemi produttivi locali, ecc.;
  • favorire l’orientamento all’innovazione e in particolare la capacità di cogliere le opportunità dello sviluppo tecnologico e della digitalizzazione, che a sua volta richiede anche il rafforzamento del capitale umano e delle capacità manageriali e organizzative;
  • perseguire la sostenibilità economica, sociale e ambientale e l’adattamento ai cambiamenti climatici, sostenendo l’ammodernamento di tutti i tipi di investimenti produttivi, compresi quelli volti, ad esempio, a ridurre le perdite e gli sprechi di alimenti.   

Così come un ruolo sempre più rilevante sta assumendo il settore agroalimentare anche in relazione ad una produzione responsabile e sostenibile capace di assicurare cibo e benessere alle popolazioni, indipendentemente da appartenenze, reddito, età, classe sociale. Lunga e faticosa è stata la strada che ha portato al riconoscimento delle tradizioni agricole e alimentari dei territori come bene da tutelare e valorizzare.

Affinché questo riconoscimento non resti solo una battaglia culturale vinta dagli addetti ai lavori, però, è sempre più necessario che il sistema produttivo agroalimentare sia calato sul territorio e sentito dalla Comunità locale come fattore di crescita del benessere locale.

Il “cibo”, quindi, deve essere al centro di un progetto di prosperità, dove un ambiente più sano, migliori relazioni personali e una produzione economica responsabile dei diritti collettivi, diventano l’architrave di una società meno ineguale.

Una prospettiva che trova riscontro anche nell’istituzione dei “Distretti del Cibo“, avvenuta nell’ambito della riforma e del rafforzamento della previsione di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228 (c.d. “legge orientamento”) con cui vennero istituiti i “Distretti rurali e agroalimentari di qualità”. 

Se il cibo diviene un bene comune, diventa compito delle Comunità locali farsene carico. Va creata un’alleanza tra Istituzioni, piccole Aziende e Cittadini per ridisegnare su aree vaste una rete di presidi, multifunzionale e connessa con settori diversi (dal commercio alla scuola, al welfare locale, alla formazione e al turismo) ma soprattutto animata e gestita dai giovani che vogliono restare sul proprio territorio.

I Distretti del Cibo possono rappresentare per i borghi la chiave per:

  • valorizzare le attività di prossimità che trovano condizioni favorevoli in contesti coesi e abituati alla collaborazione: i mercati contadini e la vendita dei prodotti trasformati direttamente nelle piccole aziende ma anche le forme innovative di e-commerce rivolte ai mercati internazionali;
  • mettere a valore le competenze locali e favorire il loro trasferimento dalle vecchie alle nuove generazioni: gli spazi per la valorizzazione delle tradizioni culturali, la formazione e la didattica per una nuova cittadinanza attiva e responsabile; 
  • dare risposte concrete ai bisogni alimentari di una popolazione che sperimenta sul campo il valore dell’apertura e dell’inclusività: le feste e l’ospitalità, le mense e le cucine solidali.

In un contesto globale che, in seguito alla pandemia, va sempre più rivisto in funzione della protezione delle Comunità locali, spesso queste esperienze sono in grado (se opportunamente sostenute) di generare modelli “green” che guardano prioritariamente alla soddisfazione dei bisogni delle persone e che, se innestate in una logica di rete, possono aumentare le potenzialità di crescita per i territori.

Questo è lo spazio di lavoro che abbiamo per i prossimi mesi e anni: trovare nuove soluzioni alle grandi questioni (non nuove) e dovremmo farlo continuando a consolidare le tante esperienze di innovazione che i borghi, in tempi non sospetti, hanno saputo avviare e con cui hanno saputo creare più valore economico e sociale.

Alla ripartenza, quindi, i Borghi Autentici si propongono effettivamente come la “soluzione” richiamata dai più, ma nella misura in cui si prenda finalmente consapevolezza dello specifico valore che essi hanno per il sistema socio-economico dell’intero Paese.

Se attivare risorse e talenti locali è il motore del modello di sviluppo perseguito da questi territori, sarebbe sbagliato pensare ad un modello autosufficiente, ancor di più nel corso di una crisi terribile come quella che stiamo vivendo, rispetto alla quale sarà difficile fare argine e impensabile concepire prospettive senza politiche mirate.  

Non è un caso che nelle recenti linee guida per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (cioè nelle scelte nazionali sul Recovery Fund), in una specifica missione “Equità sociale, di genere e territoriale”, si afferma la necessità di adottare, tra un ampio spettro di politiche di coesione territoriale e sociale, un piano di “Rigenerazione e riqualificazione dei borghi rurali”.

Pensiamo, inoltre, a quanto già in campo a livello nazionale ma che deve trovare una piena e più soddisfacente attuazione: il lavoro svolto attraverso la strategia nazionale per le aree interne e la legge 158/2017 per la valorizzazione dei piccoli comuni. 

A livello comunitario, confidiamo nella prossima programmazione e nell’iniziativa volta ad attuare approcci e strategie per i villaggi intelligenti in tutta Europa, coniugando vita rurale ed economia digitale (banda larga permettendo).

Pensiamo che il Decisore nazionale debba tenere conto degli sforzi fatti in questo periodo e guardare alle esperienze positive di resilienza dei nostri Borghi come occasione per tutto il Paese per sostenere l’elaborazione della crisi, valorizzando le soluzioni che a livello locale sono emerse e creando condizioni sempre più favorevoli ad una “connessione di cura” tra Territorio e Comunità. 

About Author / La Redazione

Rinnovabili • sonepar italia

Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

sonepar italia

Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

sonepar italia

Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • pcb ricarica

PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

SponsoredContenuto
Sponsorizzato

Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

About Author / La Redazione