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Conflitto in Iran, rincari anche per fertilizzanti e generi alimentari

La chiusura dello Stretto di Hormuz incide sul prezzo dei fertilizzanti, determinando costi maggiori per le imprese agricole.

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Immagine generata da IA

La crisi nel Golfo Persico sta facendo salire il costo dei fertilizzanti

Il conflitto tra Iran, USA e Israele oltre ad avere ripercussioni su energia e trasporti sta facendo salire anche il costo dei fertilizzanti. L’effetto di tutto questo può arrivare fino ai campi e, nei prossimi mesi, causare nuovi rincari per i prodotti alimentari. Ne abbiamo parlato con Andrea Martire, giornalista e Responsabile della comunicazione di una primaria organizzazione di rappresentanza del mondo agricolo e collaboratore de Il Caffè Geopolitico ed Eco.

Il conflitto tra Iran, USA e Israele sta colpendo anche il mercato globale dei fertilizzanti. Quanto è esposto questo mercato agli shock geopolitici?

“Dipende da dove si situa il conflitto. I fertilizzanti sono essenziali per lo sviluppo dei vegetali e l’urea (il fertilizzante che contiene la maggiore quantità di azoto) è il più utilizzato per via delle sue caratteristiche ma anche perché capace di incrementare la produzione. L’urea è molto indicata per i terreni europei, tendenzialmente umidi, meno per quelli aridi, nei quali coltivare è comunque molto difficile. Il problema è che si forma impiegando grandi quantità di gas naturale per cui se il conflitto paralizza una via di collegamento, magari l’unica, come lo Stretto di Hormuz, la distribuzione diviene molto complicata e la prima conseguenza è l’impennata dei prezzi.

Qatar e Iran producono insieme il 45% dell’urea mondiale, ecco spiegata la strategicità di questi due paesi. La Russia, il maggior produttore mondiale per via delle grandi riserve di gas, al momento non può vendere. Di conseguenza, è venuto a mancare un altro importantissimo fornitore. Il nostro modello di consumo ne sta risentendo moltissimo. L’urea va inserita nel terreno (dove subisce una serie di trasformazioni da parte dei batteri) e non nella pianta e ha dei tempi molto brevi per entrare in circolo. Pertanto si usa al momento della semina, che è adesso. Davvero un timing piuttosto sfortunato.

Esistono altri fertilizzanti azotati ma sono meno efficaci e richiedono tempi più lunghi. Tra questi, i nitrici, che presentano alcune problematiche ambientali e sono soggetti a solubilità in caso di contatto con l’acqua; gli ammoniacali, poveri di azoto e non adatti a tutti i tipi di terreno; i nitrico – ammoniacali (il nitrato di ammonio) che però comportano qualche preoccupazione per la salute. Questo conflitto, dunque, coinvolge i due maggiori produttori (per non considerare la Russia) ed anche un passaggio obbligato come lo Stretto di Hormuz. In pratica, la tempesta perfetta“.

Quanto influisce la chiusura dello Stretto di Hormuz sul costo dei fertilizzanti?

“La chiusura dello Stretto fa aumentare il prezzo dei fertilizzanti, il che si traduce in maggiori costi per le imprese agricole. Ne rende incerta la fornitura, costringendo le aziende a procrastinare la semina e ad andare incontro ad un periodo meno ottimale per far crescere i vegetali, correndo il rischio di arrivare sui mercati in ritardo rispetto a produttori concorrenti (soprattutto il nord Africa).

Costringe, inoltre, a cercare altri fornitori (in primis Algeria ed Egitto) ma dotati di prodotto di minore qualità e che, soprattutto, possono attuare manovre di alterazione del prezzo mentre altri fornitori, soprattutto Cina, si guardano bene dall’immettere altre quantità sul mercato, per cautelarsi“.

Quale potrebbe essere l’impatto sui prezzi dei prodotti alimentari?

“Come accennato, i prezzi sono destinati ad aumentare poiché crescono inevitabilmente i costi produttivi delle aziende così come diventano incerti i tempi di produzione e di consegna. Ma non dimentichiamo che, almeno in Italia, l’80% del trasporto avviene su gomma e che, per via del conflitto, il costo del carburante è aumentato parecchio, quindi anche la logistica e la distribuzione pagano dazio, che poi viene inevitabilmente rigirato sul consumatore, l’anello finale della catena dei consumi.

Senza un intervento sulle accise, benzina e gasolio diventano una voce determinante nella determinazione del prezzo finale. Questa trappola può costare caro, soprattutto a paesi a scarsa crescita come l’Italia perché rischia di innescare dinamiche inflattive prima e speculative poi, con conseguenti rincari sul costo dell’energia e dei generi alimentari. Senza contare che l’aumento del petrolio, e quindi dei carburanti, avrà (ed in parte ha già) ripercussioni sul turismo e gli spostamenti in generale“.

Quale invece l’effetto sulle rese agricole?

“Un effetto pericoloso. La dinamica dei prezzi così descritta avrà degli effetti diversi a seconda della tipologia di azienda agricola. Quelle grandi e dal cash flow robusto subiranno ritardi e aumento dei costi produttivi, ma continueranno a fare mercato, magari rimettendoci qualcosa. Quelle piccole, a conduzione familiare, che hanno produzioni limitate ma con qualità alta, avranno conseguenze di due tipi. Da un lato, sceglieranno di produrre con minori quantitativi di fertilizzanti, per via dei costi e dei tempi di attesa, accettando di avere rese minori e più incerte. Dall’altro, potrebbero decidere di rinunciare alla campagna annuale, sempre per una questione finanziaria e di scelta del periodo“.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.