Il formaggio stagionato ha mostrato la più alta concentrazione di microplastiche, seguito dal formaggio fresco e dal latte

Uno studio su latte liquido, formaggio fresco e formaggio stagionato
Anche per i prodotti lattiero-caseari esiste la possibilità di contaminazione da microplastiche, tuttavia sono disponibili ancora pochi studi in materia. Gli studi, infatti, si concentrano soprattutto sull’acqua e sui prodotti ittici.
Le microplastiche sono entrate nella catena alimentare
Le microplastiche sono frammenti di plastica inferiori a 5 millimetri che ormai troviamo dappertutto: nel mare, nell’aria e nel suolo. Quali saranno le conseguenze a lungo termine dell’accumulo di microplastiche negli ambienti naturali?
A causa delle loro piccole dimensioni sono entrate nella catena alimentare e questo crea, giustamente, grandi preoccupazioni per la salute delle persone e dell’ambiente.
L’alimentazione è la via attraverso la quale le microplastiche entrano nel corpo umano: acqua potabile, birra, bevande pesce e prodotti ittici, miele, sale da tavola. Questo accumulo nel corpo umano è un rischio per la salute, soprattutto se si considera un’esposizione a lungo termine.
Pochi studi sulla contaminazione dei prodotti lattiero-caseari
Rispetto ad altri alimenti, i prodotti lattiero-caseari hanno ricevuto minore attenzione negli studi sulle microplastiche negli alimenti. Tuttavia, prodotti come latte in polvere, latte liquido, formaggio e yogurt possono essere contaminati nelle varie fasi della catena di approvvigionamento.
La contaminazione può verificarsi a livello di azienda agricola, attraverso mangimi contaminati, attrezzature per la mungitura o indumenti; può avvenire durante la lavorazione attraverso indumenti e dispositivi di protezione.
Anche gli additivi alimentari possono contenere residui di microplastiche, come i macchinari di lavorazione, trasporto e stoccaggio.
Inoltre, il packaging in plastica può rilasciare microplastiche rimanendo a contatto con gli alimenti o se il cibo viene scaldato al microonde con il suo imballaggio.
Uso di materie plastiche lungo la catena di produzione
Data la complessità dei fattori di contaminazione nel settore lattiero-caseario per l’uso di materie plastiche lungo l’intera catena di produzione, è molto importante comprenderne i percorsi. Solo così sarà possibile garantire la sicurezza alimentare e valutare i potenziali rischi per la salute.
Alcuni studi precedenti avevano esaminato il latte materno umano, il latte in polvere e il latte crudo.
Lo studio dell’Università di Padova Assessing microplastic contamination in milk and dairy products ha allargato lo spettro di indagine sulla contaminazione da microplastiche nei prodotti lattiero-caseari: latte liquido, formaggio fresco e formaggio stagionato.
I ricercatori hanno analizzato 28 campioni valutando i livelli di concentrazione e la composizione dei polimeri.
Il più presente è risultato il polietilene tereftalato (PET), seguito da polietilene (PE) e polipropilene (PP); la maggior parte delle microplastiche erano di dimensioni inferiori a 150 micron, mentre le più numerose erano tra i 51 e i 100 micron.
Il più contaminato è il formaggio stagionato
Il prodotto lattiero-caseario più contaminato è risultato il formaggio stagionato, probabilmente perché la perdita di umidità durante l’invecchiamento e ulteriori fasi di lavorazione possono contribuire ulteriormente all’accumulo di microplastiche. Nel dettaglio il formaggio stagionato ha mostrato la più alta concentrazione di microplastiche (1857 MP/kg), seguito dal formaggio fresco (1280 MP/kg) e dal latte (350,0 MP/kg).
Un altro studio sui prodotti lattiero caseari ad alto contenuto di grassi (compresi la panna e il burro, sia convenzionale che biologico) aveva già mostrato un’alta concentrazione di microplastiche.
Questi risultati sono in linea con quelli dello studio dell’Università di Padova. Si evidenzia che i prodotti lattiero-caseari sottoposti a una lavorazione più intensiva e con livelli di grassi più elevati hanno concentrazioni di microplastiche più elevate rispetto ai prodotti a basso contenuto di grassi meno trasformati come il latte liquido.
La rilevazione di maggiore contaminazione nei formaggi più lavorati è dovuta probabilmente a produzioni che comportano più passaggi e stoccaggi prolungati in stampi di plastica.
In linea generale, i risultati confermano quanto sia importante estendere lo studio sulla contaminazione dei prodotti lattiero-caseari anche per individuare le strategie per ridurre l’esposizione di questi prodotti alimentari alle microplastiche lungo l’intera catena di produzione.
Inoltre, analizzare con attenzione tutte le fasi del processo di produzione permetterebbe di identificare le fonti specifiche di contaminazione.












