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Obesità infantile, un’epidemia globale che compromette la salute futura

L’obesità infantile è un’emergenza di salute pubblica che ha assunto dimensioni globali. I rischi per i bambini aumentano in modo direttamente proporzionale ai livelli di obesità e condizioneranno la loro salute in età adulta. Problemi che gravano anche sul sistema sanitario

Obesità infantile, un’epidemia globale che compromette la salute futura
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Un’emergenza di salute pubblica

L’obesità infantile è quadruplicata dal 1990 al 2022, come indicano i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel 2022, in tutto il mondo, 37 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni e oltre 390 milioni di età compresa tra 5 e 19 anni erano sovrappeso, inclusi 160 milioni obesi.

Secondo l’OMS, entro il 2030 il 70% della popolazione mondiale dovrà fare i conti con obesità e sovrappeso. Oggi il 43% degli adulti è sovrappeso e il 19% è obeso.

Sono dati molto preoccupanti, perché comportano gravi rischi per la salute.

L’obesità infantile negli Stati Uniti

Lo studio Prevalence of Extremely Severe Obesity and Metabolic Dysfunction Among US Children and Adolescents della University of California San Diego, pubblicato in “Jama Network Open” fa il punto sull’obesità infantile negli Stati Uniti che raggiunge livelli allarmanti. L’indagine ha coinvolto 25.847 partecipanti.  

Tuttavia il problema dell’obesità infantile ha assunto dimensioni globali. In Europa, ad esempio, circa 1 bambino su 3 è obeso o in sovrappeso.

Nei bambini, l’obesità è definita dall’indice di massa corporea (IMC) superiore del 95% rispetto ai bambini di età e sesso simili. Convenzionalmente, si suddivide l’obesità infantile in tre classi: classe 1 pari o superiore al 95° percentile, classe 2 compresa tra il 120% e il 140% e classe 3 (obesità grave) pari o superiore al 140% del 95° percentile.

Lo studio californiano ha aggiunto le classi 4 e 5, definite rispettivamente con un IMC compreso tra il 160% e il 180% del 95° percentile e un IMC superiore al 180% del 95° percentile. Questa ulteriore definizione mira a differenziare i rischi per la salute associati a queste categorie di obesità estremamente gravi.

L’obesità infantile aumenta i rischi per la salute

I dati evidenziano il fatto che i rischi per la salute dei bambini aumentano in modo direttamente proporzionale ai livelli di obesità: in particolare, cresce l’incidenza di diabete, prediabete, ipertensione, ipercolesterolemia, malattie cardiache, epatiche (che in età adulta possono evolvere in cirrosi e cancro al fegato), ictus.

L’insulino-resistenza, un precursore di molti di questi problemi di salute, è presente nel 100% dei partecipanti delle classi 4 e 5, rispetto all’81% delle classi 1-3 e al 27% in quelli non obesi.

In generale, tutte le patologie sono più diffuse nelle classi di obesità più elevate rispetto alle classi più basse, e le classi di obesità più basse sono associate a un rischio maggiore rispetto ai soggetti con un IMC regolare.

Costi sanitari enormi

Questi problemi di salute non gravano solo sui bambini stessi e sulle loro famiglie, ma anche sul sistema sanitario.

Negli Stati Uniti, in particolare, i costi associati al trattamento di queste malattie rappresentano un onere enorme per molte famiglie.

Secondo gli autori, lo studio configura l’obesità infantile grave come un’emergenza di salute pubblica. Per questo servirebbero interventi urgenti di sanità pubblica, a cominciare dalla prevenzione e dall’educazione alimentare.

Uno studio sulla salute e l’alimentazione dei cittadini

La ricerca ha analizzato i dati di 25.847 partecipanti in età compresa tra 2 e 18 anni al National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), condotto dal 2008 al 2023.

Il NHANES è un’indagine trasversale statunitense che valuta la salute e l’alimentazione attraverso questionari, esami fisici ed esami di laboratorio.

Lo studio ha inteso evidenziare le tendenze nazionali all’obesità nell’infanzia e nell’adolescenza, suddivise secondo genere, età, etnia e razza, e le probabilità di condizioni di disfunzione metabolica in ciascun gruppo di obesità.

È emerso un aumento del 253% di obesità infantile estremamente grave. Nello stesso periodo di tempo sono aumentate tutte le altre categorie di obesità, anche se a tassi inferiori. L’aumento è stato particolarmente significativo negli adolescenti di età compresa tra 16 e 18 anni e nei ragazzi neri non ispanici.

Le disparità razziali ed etniche nell’obesità

L’indagine è rigorosamente anonima. L’etnia e la razza, accertate tramite auto-segnalazione durante l’intervista familiare NHANES, sono state incluse nello studio californiano per esaminare potenziali disparità negli esiti di salute e per controllare i fattori sociodemografici che potrebbero influenzare le variabili di interesse.

La distribuzione di genere è equamente suddivisa tra donne (49,0%) e uomini (51,0%). L’età mediana è di 10,0 anni (6,00-15,0). Per quanto riguarda l’etnia e la razza, il 20,3% dei partecipanti era di origine messicana americana, il 23,9% era di origine nera non ispanica, il 30,0% era di origine bianca non ispanica, l’11,1% era di origine ispanica di altro tipo e il 14,6% proveniva da altre origini razziali, incluse quelle multirazziali.

È degno di nota che i maschi hanno mostrato una maggiore prevalenza di malattie metaboliche rispetto alle femmine e i bambini hanno mostrato una minore prevalenza di sindrome metabolica rispetto agli adolescenti.

Mentre ricerche precedenti avevano dimostrato che gli individui neri non ispanici hanno un’elevata prevalenza di obesità infantile in generale, questo studio ha rilevato che i partecipanti neri non ispanici hanno una prevalenza particolarmente elevata di classi di obesità da 4 a 5, il che riflette le disparità razziali ed etniche nell’obesità e sottolinea la necessità di interventi sanitari mirati.

L’obesità infantile in Italia

Questi dati fanno riflettere anche sulla situazione dell’Italia, dove l’obesità infantile è più diffusa al Sud e tra le famiglie di condizioni socio-economiche più svantaggiate. È singolare che questo avvenga proprio nella patria della dieta mediterranea, riconosciuta come la più sana ed equilibrata.

159 milioni di bambini e adolescenti italiani convive con l’obesità. I bambini in sovrappeso nella fascia 8-9 anni sono il 19%, gli obesi il 9,8% incluso il 2,6% di obesi gravi. Il tasso di obesità è leggermente più altro per i maschi rispetto alle femmine (10,3% contro 9,4%).

Cause multifattoriali

L’obesità infantile ha cause multifattoriali: familiarità, sedentarietà e cattive abitudini alimentari. A questo proposito va sottolineato il legame tra alimentazione e condizioni socio-economiche. Abbiamo a disposizione a ritmo ininterrotto cibo ultraprocessato, ovvero saporito, bello da vedere ma non sano, perché ricco di additivi, di sale e di zuccheri.

Questo cibo costa meno di quello salutare, pertanto le fasce di popolazione più svantaggiate sono costrette a mangiare cibo nocivo per la salute.

I dati dell’osservatorio OKkio alla SALUTE dell’Istituto Superiore di Sanità confermano che l’Italia è uno dei paesi dell’area mediterranea con i valori più alti di sovrappeso infantile.

Quanto incidono le abitudini alimentari?

Si sa che le abitudini alimentari corrette fanno la differenza. Il 10,9% non consuma la prima colazione o lo fa in maniera inadeguata (36,5%), a favore di una merenda abbondante a metà mattina (66,9%), che probabilmente non sarà così sana.

Il 25,9% dei bambini non consuma ogni giorno frutta e/o verdura, secondo quanto dichiarato dai genitori, mentre diminuisce l’assunzione giornaliera di bevande zuccherate e/o gassate (24,6%).

Il 37,0% dei bambini mangia i legumi meno di una volta a settimana, mentre il 52,9% e il 12,1% consuma rispettivamente snack dolci e salati più di 3 volte a settimana.

L’attività fisica

Gli indicatori riferiti all’attività fisica e al movimento sono tendenzialmente stabili negli anni: significa che c’è ancora molto da fare per la promozione di corretti stili di vita.

Il 18,5% dei bambini nel 2023 non ha svolto alcuna attività fisica il giorno precedente, il 41,5% ha ancora la TV nella propria camera da letto e il 45,1% dei bambini trascorre più di 2 ore al giorno davanti a TV/videogiochi/tablet/cellulare.

Colpisce l’atteggiamento delle mamme, che sembrano avere un’errata percezione del problema:

  • il 45,0% dei bambini in sovrappeso o obesi è percepito dalla madre come sotto-normopeso;
  • il 59,6% delle madri di bambini fisicamente poco attivi ritiene che il proprio figlio svolga attività fisica adeguata;
  • il 73,0% delle madri di bambini in sovrappeso o obesi pensa che la quantità di cibo assunta dal proprio figlio non sia eccessiva.

La scuola ci prova

Il dato positivo riguarda che le scuole, che provano a fare la loro parte:

  • il 76% delle scuole campionate ha la mensa,
  • il 48% prevede la distribuzione di alimenti sani
  • l’84% prevede l’educazione nutrizionale curriculare
  • il 27% coinvolge i genitori nelle iniziative delle sane abitudini a tavola
  • il 94% delle scuole prevede iniziative di rafforzamento dell’attività motoria
  • il 23% coinvolge i genitori in queste iniziative.

Tuttavia, la risposta dei genitori sembra abbastanza tiepida.

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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.