Dai capelli un nuovo substrato per l’idroponica urbana

I capelli potranno diventare il substrato ideale per l’agricoltura idroponica. I ricercatori della NTU di Singapore hanno scoperto che i substrati ricavati dai capelli sono ricchi di sostanze nutritive, sono sostenibili, ecologici e biodegradabili

capelli idroponica
Credits: Nanyang Technological University

(Rinnovabili.it) – Il cliente che trova un capello nel piatto è l’incubo di ogni ristoratore. Ma da oggi tutto potrebbe cambiare e i capelli potrebbero avere un posto d’onore nell’agricoltura idroponica.

La coltura idroponica, molto usata per realizzare l’agricoltura urbana – di cui ormai esistono vari esempi estremamente interessanti e sostenibili – è in pratica una coltivazione fuori terra realizzata in atmosfera controllata. Si utilizza un substrato che ha le funzioni sia di supporto che di serbatoio per l’acqua e le sostanze nutritive.

Substrato a base di capelli

La sorprendente novità arriva da un gruppo di ricercatori della Nanyang Technological University (NTU) di Singapore. Il team di Singapore ha sviluppato dei substrati a base di cheratina (la sostanza che costituisce i capelli) e li ha sperimentati per colture come erbe aromatiche e verdure a foglia, ad esempio il cavolo cinese e la rucola. Per effettuare gli esperimenti è stato necessario mettere insieme una certa quantità di capelli umani, ma dove trovarli? Ovviamente dai parrucchieri, che sul pavimento dei saloni raccolgono le ciocche tagliate alle clienti.

Materiali di scarto che nutrono le piante

Prima di tutto i ricercatori hanno estratto la cheratina dai capelli umani, poi hanno rafforzato la soluzione di cheratina miscelandola con fibre di cellulosa estratta dalle conifere, infine hanno essiccato il tutto trasformandolo in un substrato spugnoso.

Il risultato è un materiale con elevata porosità e buona resilienza meccanica in ambiente acquoso. Il substrato a base di cheratina può assorbire e trattenere grandi quantità di acqua, (fino a 40 volte il suo peso originale) e quindi favorire la germinazione dei semi e la crescita delle piante.

Il substrato ovviamente è sostenibile, biodegradabile ed ecologico, dato che è costituito di materiali di scarto (anche questa può essere considerata una forma di economia circolare?), e diventa una fonte di nutrienti per le piante con una resa paragonabile ai materiali attualmente disponibili sul mercato.

Altre fonti di cheratina

Il team della NTU è ovviamente alla ricerca di partner per condurre esperimenti su larga scala. Sono in trattativa con aziende e fattorie urbane. Dai test si dovrebbe capire se la composizione del substrato a base di capelli può ospitare colture anche con radici più spesse.

La cheratina non è reperibile solo nei capelli: anche l’allevamento di bestiame produce rifiuti organici che contengono grandi quantità di cheratina (lana, zoccoli, corna, piume di pollame). Inoltre si può estrarre anche da molti rifiuti agricoli, cosa che sarebbe interessante anche per lo smaltimento e il riciclo in un’ottica di agricoltura sostenibile. Se i capelli fossero la nuova frontiera del substrato per l’agricoltura idroponica il loro impiego sarebbe sicuramente preferibile e più sostenibile dei materiali impiegati attualmente che sono a base di lana di roccia, poliuretano e fenolici.

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