Così le lobby divorano la Farm to Fork

Aumenta il pressing sulla strategia alimentare dell’Unione in vista del voto sulla politica agricola comune del prossimo 20 ottobre

Farm to Fork: le lobby all’assalto della PAC
Mircea Ploscar from Pixabay

L’obiettivo è indebolire la portata trasformativa della Farm to Fork

(Rinnovabili.it) – Vogliono far deragliare la Farm to Fork facendo pressioni su stati membri e su alcuni eurodeputati. In vista del voto sulla nuova PAC, la politica agricola comune dell’Unione Europea, previsto per il prossimo 20 ottobre.

Chi c’è dietro questo tentativo di spallata? La crème de la crème delle lobby toccate dalla nuova politica alimentare UE. Che hanno deciso di unire le forze e far fronte comune. Protagonista della manovra la Copa-Cogeca, unione dei due più grandi gruppi di interesse degli agricoltori. Al cui fianco sono schierati i giganti dell’industria dei pesticidi e del cibo.  Lo ha rivelato oggi Corporate Europe, con uno scoop basato su documenti interni di cui è entrata in possesso.

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In questa fase, l’obiettivo principale è evitare che la PAC si allinei al Green Deal. I documenti interni mostrano come questa mega lobby dell’agribusiness punti ad accelerare l’adozione della nuova PAC e a ritardare la strategia Farm to Fork (F2F). Il piano è mantenere inalterata la politica agricola comune, nonostante le disfunzioni che sono emerse negli anni passati. In questo modo ci sarebbe una base per contestare – e ritardare – la F2F.

Le tattiche da adottare che emergono dai documenti includono, tra gli altri, richieste di valutazioni di impatto. Ma anche un’azione coordinata con le branche nazionali delle varie lobby. Queste dovrebbero fare pressione sui propri eurodeputati di riferimento sostenendo che gli obiettivi proposti dalla strategia non sono realistici né efficaci, e che porterebbero al fallimento gli imprenditori agricoli. E poi l’infiltrazione dei cosiddetti “gruppi di dialogo civile”, cioè gruppi di esperti che consigliano la Commissione sulle questioni legate all’agricoltura. Che hanno quindi un accesso privilegiato alle istituzioni comunitarie e sono già pesantemente controllati da Copa-Cogeca e dall’industria.

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Il nodo su cui si concentrano gli sforzi maggiori delle lobby riguarda la proposta di mettere un tetto alla quantità di sussidi che un singolo agricoltore può ricevere. Un cambio di passo rispetto alla vecchia PAC. Infatti, darebbe mezzi e strumenti a una platea più ampia di agricoltori per pianificare e intraprendere una transizione sostenibile.

L’alleanza di lobbisti, invece, preme perché nulla cambi e la PAC non abbia un tetto. Puntano cioè a mantenere in vita un sistema che, finora, ha distribuito l’80% dei sussidi ad appena il 20% degli agricoltori europei: quelli più grandi. Un piatto ricchissimo, visto che la quota di budget UE destinata alla CAP per il periodo 2021-2027 sarà di 344 miliardi di euro, cioè un terzo del budget totale.

“Un risultato importante della ricerca è che, sebbene finga di parlare a nome di tutti gli agricoltori, le posizioni del Copa-Cogeca sono molto influenzate da quelle del settore agroalimentare”, spiega Martin Pigeon, ricercatore di Corporate Europe che ha lavorato al rapporto. “Uno dei motivi principali è che le cooperative di agricoltori che fanno parte del Copa-Cogeca  si sono trasformate nel tempo in aziende agricole multimiliardarie, facendo fortune vendendo fertilizzanti e pesticidi agli agricoltori”.

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