Con l’idroponica biolelettronica si apre un nuovo capitolo per la coltivazione fuori suolo?

L’agricoltura idroponica è utilizzata per ottenere produzioni più sane e sostenibili, ma finora è usata solo per piccoli ortaggi. La vera sfida è poterla usare su larga scala anche per coltivare i cereali. Un gruppo di ricercatori svedesi ha sperimentato un substrato bioelettronico che migliora la crescita delle piantine

idroponica
Immagine di wirestock su Freepik

Una soluzione per le zone aride con pochi terreni coltivabili

(Rinnovabili.it) – L’agricoltura idroponica, ovvero la coltivazione di piante fuori suolo, è da qualche tempo uno dei nuovi metodi usati per ottenere produzioni più sostenibili. Infatti questo sistema consente di risparmiare acqua e – poiché l’idroponica avviene in ambiente chiuso e controllato – di non usare fertilizzanti e pesticidi di sintesi.

Le virtù della coltivazione idroponica

In questo tipo di coltivazione è possibile riutilizzare l’acqua (impossibile invece nelle coltivazioni tradizionali). Inoltre, nel terreno le colture assorbono meno del 50% dei nutrienti, mentre nella coltura idroponica la soluzione nutritiva rientra in circolo nel substrato. La coltivazione idroponica si applica principalmente per verdure, verdure a foglia verde, microgreens (o micro ortaggi, giovani piantine di alcune verdure che consumiamo comunemente, ma raccolte appena si sviluppano le prime foglioline, ricche di vitamine e nutrienti) e foraggio.

L’idroponica è adatta per un’azienda agricola verticale; riduce l’utilizzo del suolo per scopi agricoli, abbatte i costi di trasporto dei prodotti e avvicina i siti di produzione ai consumatori urbani.  Tuttavia, il potenziale di questo tipo di agricoltura rispetto al raggiungimento della sicurezza alimentare non è stato ancora dimostrato: infatti si producono piccoli ortaggi e piante aromatiche, ma manca una sperimentazione per la produzione dei cereali principali.

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Idroponica, una soluzione per aumentare la produzione alimentare?

Numerosi studi prevedono che la popolazione mondiale aumenterà fino a raggiungere quasi i dieci miliardi di individui entro il 2050. È evidente che sarà necessario aumentare la produzione alimentare per soddisfare la crescente domanda globale di cibo con un cambiamento climatico che rende tutto più complicato. Ma come farlo senza distruggere le risorse naturali di un Pianeta già notevolmente esaurito?

La coltivazione idroponica sembra essere una delle risposte, e fortunatamente la tecnologia e l’innovazione sono inesauribili nel fornire nuove soluzioni improntate a creare sistemi agricoli più efficienti e sostenibili. Le piante rispondono a una serie di stimoli fisici (luce, temperatura, gravità). Esistono anche studi in merito agli stimoli determinati da un campo elettrico, ma la risposta delle piante non è ancora del tutto chiara.

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eSoil, terreno biolelettronico

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Linköping (Svezia) ha sviluppato un nuovo sistema di stimolazione elettrica: un terreno bioelettronico o eSoil, cioè un substrato di coltivazione conduttiva porosa 3D basata su un conduttore elettronico ionico misto organico (OMIEC) e cellulosa in cui hanno coltivato piantine di orzo.

Il consumo di energia è molto basso e non presenta pericoli di alta tensione. Un’altra novità è il materiale del substrato. Solitamente si usa la lana minerale, che non è biodegrabile e richiede molta energia in fase di produzione. Il substrato di eSoil è costituito da cellulosa miscelata con un polimero conduttivo chiamato PEDOT (un polimero ad alta conducibilità): una combinazione già utilizzata in altri campi, ma mai per la coltivazione delle piante.

La ricerca eSoil: A low-power bioelectronic growth scaffold that enhances crop seedling growth pubblicata in “PNAS”(Proceedings of the National Academy of Sciences) dimostra che le piantine di orzo cresciute in eSoil sono cresciute fino al 50% in più in 15 giorni. È presto per affermare che l’idroponica bioelettronica potrà risolvere il problema della sicurezza alimentare ma potrà contribuire a risolvere i problemi delle aree dove le condizioni climatiche sono avverse e la disponibilità di terreni coltivabili è scarsa.

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