Input agricoli, quanto influenzano la produzione?

Qual è il rapporto tra input agricoli e sicurezza alimentare? Uno studio finlandese fa uno studio predittivo per comprendere in che modo la riduzione o la mancanza di input agricoli potrebbero mettere in difficoltà la produzione agricola mondiale

input agricoli
Immagine di user6702303 su Freepik

di Isabella Ceccarini

Interruzione delle forniture e shock alla produzione alimentare

Gli input agricoli sono i protagonisti indiscussi delle coltivazioni. Per input agricoli si intendono quegli elementi – come sementi, fertilizzanti, carburanti, spray chimici, pesticidi, acqua, mangimi per animali, energia – usati per coltivare i terreni e produrre cibo dei quali non si riesce a fare a meno.

La dipendenza dall’estero è un potenziale pericolo

Uno dei problemi attuali dell’agricoltura industrializzata è la sua dipendenza dagli input agricoli di provenienza non locale, ovvero sono importati spesso da pochi paesi. Un secondo problema viene dagli effetti devastanti del cambiamento climatico globale. Anche in considerazione della complessa situazione geopolitica mondiale, è facile comprendere perché si possano verificare improvvisamente, e anche per lunghi periodi, delle interruzioni delle forniture che causano dei veri e propri shock alla produzione alimentare.

Alcuni paesi potrebbero avere sistemi alimentari abbastanza resilienti per gestire gli shock climatici o eventuali difficoltà nei flussi commerciali, ma la mancanza di input agricoli potrebbe influenzare la loro produzione agricola.

Il rapporto tra input agricoli e calo della produzione

In alcune aree del mondo, come ad esempio nei Paesi dell’Unione Europea, stanno crescendo le pressioni per ridurre l’uso di fertilizzanti e pesticidi e spingere verso la transizione verde dei sistemi agroalimentari. Le strategie europee Green Deal e Farm to Fork, infatti, pongono dei limiti entro i quali rientrare nel giro di pochi anni (-50% di pesticidi e -20% di fertilizzanti).

La riduzione degli input avrebbe esiti diversi a livello mondiale; nell’UE la produzione di grano diminuirebbe complessivamente del 33%, con ovvie differenze tra paesi (ad esempio, in Finlandia il calo della produzione andrebbe dal 10% al 40% a seconda delle colture). Se esistono numerosi studi sulla relazione tra cambiamento climatico, difficoltà commerciali e crisi della produzione alimentare, molto meno si sa degli effetti di una drastica riduzione degli input agricoli sui raccolti e quindi sulla disponibilità di cibo e sulla sicurezza alimentare.

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I fattori che determinano la sicurezza alimentare

I risultati di una interessante analisi di un gruppo di ricercatori finlandesi sono contenuti nell’articolo Agricultural input shocks affect crop yieds more in the high-yielding areas of the world, pubblicato in “Nature Food”. Utilizzando un modello di algoritmo Random Forest gli studiosi hanno stimato l’impatto dei diversi livelli di shock degli input agricoli e diverse combinazioni di shock (dovuti a un singolo elemento a una loro combinazione) sulle rese agricole di 12 colture a livello globale.

Questo tipo di analisi ha permesso di considerare anche l’impatto del clima e le condizioni del suolo a livello nazionale e subnazionale, e determinare le aree in cui la riduzione degli input agricoli avrebbe maggiore impatto sui rendimenti minacciando la sicurezza alimentare. I risultati sono leggibili anche al contrario, per capire dove invece i rendimenti non calerebbero in modo preoccupante.

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La coltura più colpita sarebbe il mais

Dallo studio finlandese emerge che il più colpito dalla mancanza di input agricoli sarebbe il mais, probabilmente perché è la coltura cerealicola con il più alto impiego di fertilizzanti. Interessante è anche la valutazione fatta per singoli paesi e per aree geografiche. Brasile, Cina, India, Tailandia e Stati Uniti sono i produttori delle 12 colture studiate: il maggiore calo di produzione si avrebbe negli Stati Uniti, seguiti dal Brasile. Invece molti paesi africani e i paesi baltici subirebbero questo tipo di shock in modo relativo.

La mancanza del 50% degli input agricoli diminuirebbe in modo sostanziale la produzione dei paesi esportatori mettendo in pericolo la sicurezza alimentare di quelli fortemente dipendenti dalle importazioni. Un’altra possibile conseguenza sarebbe l’aumento dei prezzi alimentari e la restrizione delle esportazioni. Per quanto riguarda i pesticidi, lo studio ha considerato i tassi di applicazione dei 20 prodotti più usati, calcolando una stima media e dividendoli in quattro gruppi: erbicidi, insetticidi, fungicidi e altri.

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Il ruolo dell’irrigazione

Il modello include una statistica dell’irrigazione, poiché le colture irrigue hanno rese più elevatee l’irrigazione migliora anche l’effetto della fertilizzazione: lo stesso input di fertilizzante produce rese più elevate sulle colture irrigue rispetto a quelle non irrigue. Anche in caso di shock degli input agricoli, le infrastrutture per l’irrigazione rimarrebbero invariate e potrebbero potenzialmente alleviare gli effetti della diminuzione degli input.

Per controllare le variazioni di rese causate dal clima i ricercatori hanno diviso ogni coltura in “contenitori climatici” e confrontato le aree con caratteristiche simili.

La ricerca, infine, include anche indicatori relativi alle attrezzature agricole e al lavoro umano.

Gli input agricoli sono necessari, ma possono avere anche alti margini di incertezza. Bisogna, quindi, puntare sull’innovazione, sull’agricoltura di precisione, sulla prevenzione e su tecniche naturali come rotazione, sovescio, concimazione organica, pacciamatura: ottimi supporti ai sistemi convenzionali utili ad aiutare il suolo e le piante a resistere alle patologie e diventare più resilienti.

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