Rinnovabili •

L’aria inquinata si combatte anche con le piante antismog

Le piante antismog sono le nostre preziose alleate contro l’inquinamento dell’aria. Svolgono un’azione purificante negli spazi aperti, ma anche nelle case e in tutti gli spazi chiusi. Non dimentichiamo inoltre la loro azione raffrescante: un parco di grandi dimensioni può abbassare il livello di calore da 1 a 3 gradi rispetto a zone dove non ci sono piante o ombreggiature verdi

 class=
Image by Igor Ovsyannykov from Pixabay

Ripensare gli spazi verdi

Le piante antismog sono una soluzione contro l’aria inquinata? Soprattutto quando si susseguono lunghi periodi in cui non piove, le città sono particolarmente assediate dalle polveri e dalle emissioni di CO2. Molte città del Nord Italia sono state più volte costrette ad adottare provvedimenti per tenere sotto controllo l’inquinamento dell’aria.

In questi giorni, a Milano si svolge Myplant & Garden – International Green Expo, una grande fiera professionale dell’orto-florovivaismo, del garden e del paesaggio con centinaia di espositori e migliaia di visitatori che hanno a disposizione uno spazio di circa 45mila metri quadri.

I settori espositivi vanno dai fiori alla decorazione, dall’architettura ai macchinari, dai vivai alle tecniche di coltivazione, dai servizi ai vasi fino all’arredo.

Leggi anche Una parete verde di 350.000 piante per Eden, l’edificio più sostenibile dell’UK

Le mille virtù delle piante antismog

Nel corso di questa manifestazione, Coldiretti in collaborazione con Assofloro (l’associazione che rappresenta enti e associazioni delle filiere del verde, del paesaggio e dell’ambiente) ha sottolineato le importanti virtù di alcune piante antismog.

Infatti, alcune piante sono in grado di catturare i gas a effetto serra responsabili dei cambiamenti climatici ma possono anche limitare l’inquinamento all’interno delle case.

Piante antismog per eccellenza sono il leccio, la fotinia, il pittosforo, il lauro, l’eleagno, betulla, il cerro, il ginkgo biloba, il tiglio, il bagolaro, l’olmo campestre, il frassino comune, l’ontano nero. La scelta è vasta e non dobbiamo farci sfuggire le occasioni di migliorare l’aria che respiriamo con l’aiuto delle piante.

Un incoraggiamento arriva dal Bonus Verde, una misura in scadenza il 31 dicembre 2024 che prevede una detrazione Irpef del 36% per le spese sostenute per la sistemazione degli spazi verdi. Ci auguriamo che la misura sia rinnovata e che la detrazione arrivi al 50%, magari portandola da 5mila a 10mila euro, come sostiene Coldiretti.

Cattura di polveri sottili e CO2

Numeri alla mano, Coldiretti spiega di cosa sono capaci le piante antismog: una pianta adulta riesce a catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili, un ettaro di piante è in grado di aspirare dall’ambiente 20mila chili di anidride carbonica all’anno.

Sempre stando ai dati di Coldiretti, dodici piante assorbono l’equivalente della CO2 emessa da un’auto di media cilindrata che percorre 10mila km in un anno.

Le piante antismog non “lavorano” solo all’aria aperta, funzionano benissimo anche nelle case, nelle scuole, negli uffici e perfino negli ospedali: possono ridurre del 20% l’anidride carbonica e del 15% le polveri sottili.

Pensiamo alle più comuni, come sansevieria, anthurium, spatifillo, yucca, pothos, schefflera, chamaedorea, dieffenbachia. Con il loro aiuto riusciremmo a combattere l’inquinamento degli ambienti chiusi definito “sindrome dell’edificio malato”, che provoca mal di testa e problemi respiratori.

Considerando l’importanza del verde nel contrastare gli effetti dell’inquinamento diventa ancora più evidente la necessità di interventi strutturali nelle nostre città, favorendo la diffusione del verde sia pubblico che privato. Se in Italia ogni abitante dispone di appena 32,5 metri quadrati di verde urbano (molto meno nelle grandi città) dobbiamo ripensare gli spazi metropolitani per renderli più vivibili.

Leggi anche Le piante diventano sensori ambientali e segnalano le sostanze inquinanti

Aumentare il verde contro il rialzo delle temperature

I cambiamenti climatici hanno alzato le temperature, come stiamo osservando anche in questo 2024 iniziato da poco e già troppo tiepido.

Le piante, non solo quelle antismog, svolgono una preziosa funzione di raffrescamento: un parco di grandi dimensioni può abbassare il livello di calore da 1 a 3 gradi rispetto a zone dove non ci sono piante o ombreggiature verdi.

Sono una specie di grandi condizionatori naturali: un’area verde urbana di 1.500 metri quadrati raffredda in media 1,5 gradi e propaga i suoi positivi effetti a decine di metri di distanza.

Le piante antismog proteggono dall’inquinamento, puntare sulla filiera 100% italiana protegge dalla concorrenza sleale delle importazioni selvagge. Anche per le piante devono valere le stesse regole su ambiente, salute e diritti dei lavoratori.

«Il florovivaismo è anche l’espressione di una agricoltura multifunzionale capace di generare esternalità positive per il bene della comunità e dell’ambiente, nonostante i danni causati dal cambiamento climatico, i rincari e le grandi difficoltà economiche», ha dichiarato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

leggi anche Ragni giganti in metallo per l’installare l’eolico offshore

Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

leggi anche Il primo parco eolico galleggiante d’Italia ottiene l’autorizzazione

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.