Dalle microalghe arriveranno nuove proteine per l’alimentazione umana?

Le microalghe potrebbero diventare un valido sostituto del pesce? Un gruppo di ricercatori tedeschi sta conducendo una serie di esperimenti per valutare se siano adatte all’alimentazione umana e come renderle gradevoli al palato

Foto di Brian Yurasits su Unsplash

Una gradevole e nutriente alternativa al pesce?

(Rinnovabili.it) – Microalghe al posto del pesce? I ricercatori dell’Università di Hohenheim (Germania) e del Fraunhofer Institute for Interfacial Engineering and Biotechnology (IGB) stanno conducendo uno studio per stabilire se le microalghe possano essere un sostituto del pesce nell’alimentazione umana. La ricerca di proteine alternative a quelle animali è un tema di punta dell’alimentazione, ma le alternative finora individuate non sono del tutto soddisfacenti, soprattutto per quanto riguarda il pesce.

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Le alternative naturali alle proteine animali

Le proteine alternative naturali derivano per la maggior parte da legumi e cereali, ma a questi mancano alcuni composti, come gli acidi grassi omega-3. Questi sono presenti soprattutto nei pesci come salmone, sardine, tonno, acciughe, trota e sono importanti per il buon funzionamento del cuore e della circolazione, per mantenere il livello normale di colesterolo nel sangue, etc. Le microalghe sembrano una soluzione possibile. I ricercatori tedeschi hanno selezionato un tipo particolare di microalghe, Phaeodactylum tricornutum, che sono una fonte di omega-3, proteine, fibre, vitamina E e carotenoidi.

La coltivazione delle microalghe

Nei laboratori dell’IGB le microalghe vengono coltivate in speciali fotobioreattori che regolano le modalità di coltivazione a seconda del risultato che si vuole ottenere, ad esempio una maggiore concentrazione di sostanze nutritive o di fibre. Il Phaeodactylum tricornutum è già usato nella preparazione dei mangimi, ma il via libera all’impiego per l’alimentazione umana richiede ulteriori approfondimenti, come stabilisce anche il regolamento dell’Unione Europea sui nuovi alimenti.

Oltre ad eventuali effetti negativi, gli studiosi stanno anche valutando quelli positivi. Alcuni volontari hanno assunto ogni giorno un frullato di microalghe per tre settimane: il livello di omega-3 riscontrato nel sangue era simile a chi prende le capsule di olio di pesce.

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Odore e sapore, due ostacoli da risolvere

Un problema sicuramente da risolvere è quello del sapore e dell’odore, che non sono esattamente invitanti. I ricercatori allora hanno provato a fermentarli con l’aiuto dei funghi, ma c’è ancora da lavorarci: se da un lato hanno eliminato odori e sapori sgradevoli, dall’altro hanno eliminato anche alcuni dei benefici delle microalghe. Poiché il sapore di pesce non si può eliminare del tutto, secondo i ricercatori una soluzione è proporre le microalghe come cibo alternativo al pesce. Tra i volontari hanno riscosso un discreto successo i tortelloni ripieni di microalghe.

Lo studio è comunque interessante per vari motivi: offrire un’alternativa al pesce contrasterebbe la pesca eccessiva, le microalghe si possono allevare dovunque in condizioni controllate (quindi niente metalli pesanti e abbattimento delle emissioni da trasporto) e hanno la capacità di immagazzinare carbonio.

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