Arriva lo stop per i pesticidi a base di dicamba

Sgambetto a BASF, Bayer e Syngenta: la nuova molecola di dicamba approvata dall’Epa nel 2017 e di nuovo nel 2020 va fermata. L’agenzia USA non ha dato modo ai critici di presentare evidenze contro l’ok. Oggi negli Stati Uniti sono coltivati a soia e cotone resistenti al dicamba 260mila km2 di territorio, come l’intera Italia senza Sicilia e Sardegna

Dicamba: l’Epa valuta i rischi dell’erbicida erede del glifosato
via depositphotos.com

Il dicamba è una molecola “gemella” del glifosato

(Rinnovabili.it) – Un giudice federale dell’Arizona fa lo sgambetto ai tre maggiori colossi globali dell’agrochimica: i loro pesticidi a base di dicamba devono essere messi al bando e l’Agenzia per la protezione ambientale (Epa) degli Stati Uniti ha sbagliato a dare il via libera nel 2017. Compiendo un errore procedurale, che però ha influenzato tutto il processo di approvazione.

Il dicamba è la molecola con cui Bayer, BASF e Syngenta puntano da anni per sostituire il glifosato, il pesticida oggi più diffuso al mondo, anche in Europa. E lo fanno replicando la stessa formula di sempre: vendere sementi modificate geneticamente per resistere al pesticida, soprattutto soia e cotone.

Perché il no ai pesticidi a base di dicamba?

Secondo il giudice David Bury della corte federale distrettuale dell’Arizona, l’Epa ha commesso una grave violazione della procedura di approvazione del pesticida: non ha notificato l’avvio del processo di decisione sui pesticidi a base di dicamba e ha così impedito l’invio di motivazioni contrarie all’ok da parte di cittadini e associazioni. Un processo durante il quale sarebbero potuti essere integrati nella valutazione anche dati “scomodi” per l’agrochimica, inclusi studi che dimostrano la nocività del pesticida. Per questo, conclude il giudice, se l’Epa avesse accolto le critiche probabilmente sarebbe giunta a una conclusione diversa.

“Questa è una vittoria vitale per gli agricoltori e per l’ambiente”, ha affermato George Kimbrell, direttore legale del Center for Food Safety (CFS) e consulente legale nel caso. “Più e più volte, le prove hanno dimostrato che il dicamba non può essere utilizzato senza causare danni massicci e senza precedenti alle aziende agricole, oltre a mettere in pericolo piante e impollinatori“.

Un pesticida problematico

La molecola di dicamba non è nuova: è in commercio dagli anni ’60. Ma di recente Bayer, BASF e Syngenta hanno messo sul mercato una nuova formulazione che, a detta loro, risolverebbe il problema più spinoso: è un composto chimico estremamente volatile, il che aumenta in modo esponenziale il rischio di contaminazione anche a grandi distanze dal luogo in cui viene spruzzato.

Oggi, stima l’Epa, il dicamba viene regolarmente usato su campi estesi oltre 26 milioni di ettari, cioè come l’intera Italia senza Sicilia e Sardegna. Dal 2017 a oggi, cioè dal via libera dell’Epa al nuovo dicamba, il suo uso è aumentato di 20 volte, anche grazie alla ri-approvazione nel 2020. Nel 2018, su 103 milioni di acri di soia e cotone piantati negli Stati Uniti, circa 56 milioni di acri sono stati piantati con semi con il tratto di tolleranza al dicamba della Monsanto, rispetto ai 27 milioni di acri dell’anno prima in 2017. E nel 2020, stime Bayer, sono irrorati di pesticidi a base di dicamba il 60% delle coltivazioni di soia a stelle e strisce. In parallelo sono aumentate anche le segnalazioni di contaminazioni. Quelle raccolte nel 2021 parlano di 400mila ettari di colture di soia non tolleranti all’erbicida presumibilmente danneggiati dall’applicazione “fuori bersaglio” del dicamba.

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