Il super trilogo portoghese non sblocca la riforma della Pac

La presidenza di turno parla di accordo di principio su alcuni nodi centrali, tra cui il New Delivery Model. La società civile torna a chiedere una politica agricola comune allineata al Green Deal

Riforma della PAC: pochi passi verso l’accordo con il super trilogo
Foto di minka2507 da Pixabay

Ancora una fumata nera sulla riforma della Pac

(Rinnovabili.it) – Dieci ore di discussione non hanno portato a un accordo sulla riforma della PAC. I negoziati sulla politica agricola comune però vanno avanti e la presidenza portoghese di turno è fiduciosa. Il ‘super trilogo’ del 26 marzo proposto proprio dalla ministra per l’Agricoltura lusitana, Maria do Céu Antunes, ha avvicinato parlamento, Commissione e Consiglio su alcuni punti.

Pochi progressi sulla riforma della Pac

“Abbiamo compiuto progressi nei negoziati, abbiamo raggiunto un buon principio di accordo e siamo più vicini a completare questa riforma della PAC entro la fine del semestre”, si legge nel comunicato finale. All’ordine del giorno 4 punti: il nuovo modello di consegna (New Delivery Model, NDM), l’orientamento del sostegno ai pagamenti diretti, i controlli sulle condizionalità, e la trasparenza nell’applicazione dei fondi.

Per il capo negoziatore dell’europarlamento Norbert Lins “sono stati compiuti progressi significativi, ad esempio, sul nuovo modello di consegna e sugli indicatori di risultato”. Il NDM proposto dalla Commissione prevede di vincolare i pagamenti agli agricoltori ai risultati effettivamente ottenuti nel tempo. La cadenza sarà biennale: questo uno dei nodi su cui le parti sono riuscite a mettersi d’accordo.

“Per quanto riguarda l’agricoltore giovane, nuovo e attivo – continua Nils – abbiamo raggiunto una migliore comprensione delle reciproche posizioni e ora siamo un passo più vicini a un accordo. Inoltre, abbiamo trovato una soluzione provvisoria sui diritti di impianto della vite e sull’etichettatura dei vini”. Nessun dettaglio invece per quanto riguarda gli altri punti in discussione, incluso quello sulla condizionalità che negli ultimi mesi ha spaccato le istituzioni europee. La condizionalità sociale proposta dal parlamento vincolerebbe i pagamenti al rispetto, da parte delle aziende, dei diritti dei lavoratori. I critici sostengono che in questo modo la Pac si sovrappone, duplicandole, alle legislazioni nazionali in materia.

La società civile chiede una Pac allineata al Green Deal

In una lettera firmata da una quarantina di ong europee alla vigilia del super trilogo, le associazioni spronavano la Commissione a includere nei negoziati alcuni capisaldi: una Pac allineata al Green Deal, il principio di precauzione attraverso le condizionalità ambientali e sociali, l’empowerment degli agricoltori affinché adottino pratiche realmente sostenibili, meccanismi per evitare la sovraproduzione e fenomeni discorsivi del mercato di questo genere, e uno sforzo di trasparenza anche attraverso la partecipazione della società civile nel monitoraggio.

In Italia, l’associazione Terra! chiede una Pac equa ed ecologica e una riforma realmente trasformativa. “Si profila è un accordo al ribasso – si legge nel comunicato – Gli impegni sul clima e l’ambiente rischiano di rimanere volontari e non vincolanti (come chiedono i paesi membri), e mancano misure per cambiare un sistema di finanziamento che fino ad oggi ha premiato le imprese agricole grandi e molto grandi a discapito delle piccole aziende, favorendo allevamenti intensivi e agroindustria”.

Il position paper preparato per l’occasione sprona il governo italiano ad assicurarsi che i 39 miliardi della Pac che spettano all’Italia vadano effettivamente a rafforzare la transizione ecologica. Tutto il contrario degli ultimi 7 anni, durante i quali il numero di agricoltori è crollato ma la superficie agricola è restata invariata: un modello che ha fatto vincere le grandi aziende che promuovono agricoltura intensiva, standardizzare la produzione e quindi danneggiare la biodiversità.

In ogni caso, le nuove regole della Pac dovrebbero far lavorare la società civile gomito a gomito con le istituzioni. Il NDM prevede che siano gli Stati a coordinare i pagamenti attraverso un Piano strategico nazionale che Roma deve ancora scrivere: “è necessario che il Ministero delle Politiche Agricole compili il piano con la massima trasparenza e partecipazione della società civile, invece di ridurre l’accesso al negoziato alle sole organizzazioni agricole e ai rappresentanti delle Regioni”, sottolinea Terra!.

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