PAC e Farm to Fork danneggiano la sicurezza alimentare fuori dall’UE

Il rapporto della ong Concord fa il punto sull’impatto e sull’efficacia dei programmi di cooperazione internazionale dei paesi UE. In agricoltura i pericoli maggiori

sicurezza alimentare
Credits: Peter Wieser da Pixabay

La cooperazione con i paesi terzi guarda troppo al commercio e minaccia la sicurezza alimentare

(Rinnovabili.it) – Se le ambizioni climatiche dell’Unione Europea nell’ambito dell’agricoltura iniziano a scricchiolare, quello che Bruxelles fa con la cooperazione in paesi terzi è anche peggio. E mette a repentaglio la sicurezza alimentare a livello globale. La fotografia impietosa di questo aspetto delle politiche esterne dell’UE l’ha scattata la ong Concord nel rapporto Aidwatch 2020 appena pubblicato.

Lo studio monitora come si comporta l’UE, il massimo donatore a livello mondiale, con i fondi destinati al programma di cooperazione internazionale. E focalizza l’attenzione sugli aiuti destinati all’agricoltura, settore che è assolutamente fondamentale per garantire la resilienza di molte società in paesi fragili, attraversati da conflitti e altre tensioni sociali, con alti tassi di disuguaglianza o particolarmente colpiti dal cambiamento climatico.

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I donatori dell’UE hanno approcci contraddittori nell’affrontare la questione sicurezza alimentare, sostiene Concord. In particolare, l’azione esterna dell’UE sull’agricoltura sembra essere fortemente influenzata dagli accordi commerciali del blocco e dei singoli paesi, piuttosto che dall’ambizione ecologica con portata globale espressa nel Green Deal, o ancora rispetto all’impostazione originaria della politica agricola comune (PAC) e della strategia Farm to Fork.

Ed è proprio su questi ultimi due aspetti che si concentra il rapporto. Il suggerimento dell’ong rispetto alla PAC, appena approvata dal parlamento UE con emendamenti che la snaturano, è di riallinearla all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Altrimenti il rischio è di aumentare il pericolo di esternalizzazione dei danni. Ovvero: all’interno l’UE ha standard elevati e progredisce, mentre il peso di questa transizione viene scaricato su paesi terzi.

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Nel rapporto si legge anche che “gli sforzi per rafforzare i requisiti di sostenibilità nel sistema alimentare dell’UE – come la strategia Farm to Fork – devono essere accompagnati da politiche che aiutino a innalzare gli standard a livello globale, per evitare l’esternalizzazione e l’esportazione di pratiche non sostenibili”. Sono urgentemente necessari, secondo l’ong, sistemi di produzione agroecologici per rispondere efficacemente alle sfide della mitigazione del clima e del ripristino dei suoli.

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