Trasformare i sistemi alimentari globali ci fa guadagnare 10mila mld $ l’anno

Oggi i sistemi alimentari globali creano più danni che benefici. Aggravano la crisi climatica e di perdita di biodiversità, mantengono diseguaglianze strutturali e innescano un circolo vizioso da cui uscire difficile. Ma non impossibile: renderli sostenibili è “biofisicamente e tecnicamente fattibile”, spiega il rapporto più completo mai prodotto su questo tema

Sistemi alimentari globali: cambiarli fa guadagnare 10mila mld $ l’anno
Foto di Marios Gkortsilas su Unsplash

I costi per cambiare i sistemi alimentari globali sono appena 200-500 mld l’anno

(Rinnovabili.it) – Rendere davvero sostenibili i sistemi alimentari globali porterebbe vantaggi per 10mila miliardi di dollari ogni anno, l’equivalente del 60% del pil dell’intera Europa. Mentre continuare sulla traiettoria di oggi è deleterio: l’agricoltura e l’allevamento distruggono più valore di quanto ne creano.

“Ignorare le conseguenze dei sistemi alimentari odierni costringe il mondo a seguire una strada che ne aggrava disastrosamente gli effetti negativi. Eppure in molte discussioni politiche, come quelle sul cambiamento climatico, i sistemi alimentari sono stati a lungo ignorati”, sostengono gli autori del rapporto The Economics of the Food System Transformation, l’analisi più completa e dettagliata mai prodotta finora sullo stato dei sistemi alimentari globali. L’ha realizzata in 4 anni una commissione indipendente formata da circa 40 scienziati.

Certo, si tratta di una trasformazione radicale di come produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo. Ma è “biofisicamente e tecnicamente fattibile”, e accoppiata alla transizione energetica ci permetterebbe di tenere il riscaldamento globale sotto la soglia di 1,5 gradi. Oggi, i sistemi alimentari globali ci portano verso una traiettoria di +2,7°C entro fine secolo.

I “costi nascosti” del modo in cui ci alimentiamo valgono almeno 15mila miliardi di dollari l’anno, calcola il rapporto. La fetta maggiore riguarda la sfera della salute. Obesità, malnutrizione e sottonutrizione, insieme a patologie come diabete e cancro, e le ricadute sulla perdita di produttività sul lavoro, valgono 11mila mld $. La seconda voce è quella dei costi ambientali, pari a 3mila mld $, tra impatti negativi sugli ecosistemi e sul clima. Il rapporto nota anche che i nostri sistemi alimentari globali sono una causa strutturale di povertà, sia attraverso il costo del cibo per i consumatori sia per i bassi redditi per i produttori.

Come devono cambiare i sistemi alimentari globali?

Nelle oltre 100 pagine del rapporto, gli autori delineano un percorso alternativo capace di generare benefici quantificabili in 5-10mila mld $ l’anno. Come? Tra i cambiamenti strutturali c’è una modifica delle nostre diete, uno dei pilastri principali: solo da questa voce dipende il 70% dei benefici attesi.

Ma è l’intero sistema che va rimodellato. Tra diffusione di pratiche agricole rispettose degli ecosistemi e meno impattanti sul clima, i costi di questo cambiamento variano da 200 a 500 mld $ l’anno: un ordine di grandezza in meno rispetto ai vantaggi che ne possono derivare. Un’area di intervento fondamentale è quella degli incentivi, che puntellano il sistema attuale. Ricalibrandoli si avrebbe cibo più salutare a costi contenuti e sostenibili anche per i più poveri, mentre l’introduzione di tasse mirate per agevolare questo passaggio potrebbe finanziare buona parte della transizione.

C’è poi un capitolo dedicato all’innovazione tecnologica. “Le istituzioni pubbliche nazionali e internazionali possono fare molto per accelerare lo sviluppo e la diffusione di innovazioni che soddisfino le esigenze dei produttori più poveri e rimuovano gli ostacoli alla loro adozione”, scrivono gli autori. Tra le aree prioritarie per la ricerca pubblica e l’innovazione, il rapporto segnala il miglioramento della selezione vegetale nei paesi a basso e medio reddito; sostenere sistemi agricoli sostenibili dal punto di vista ambientale, rispettosi della biodiversità e a basse emissioni, ad esempio adattando gli appalti pubblici e i servizi di divulgazione; e lo sviluppo di tecnologie digitali utili ai piccoli agricoltori, come sistemi informativi basati sul telerilevamento, sensori sul campo e app per l’accesso al mercato.

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