Tutela delle foreste europee, le politiche UE non bastano

In una relazione speciale la Corte dei conti europea traccia un bilancio della strategia forestale dell’UE per il periodo 2014‑2020 e delle principali politiche UE in questo ambito

foreste europee

Lo stato di salute più comune per le foreste europee è “mediocre” (54 %) o “cattivo” (31 %)

(Rinnovabili.it) – Le foreste europee stanno vivendo un periodo delicato e paradossale. Negli ultimi trent’anni, grazie anche all’impegno degli Stati membri, la superficie boschiva UE è aumentata. E oggi conta quasi 180 milioni di ettari a copertura del 45% della superficie comunitaria. Un risultato ottimale che si scontra però con un dato tutt’altro che positivo: il loro stato di salute sta peggiorando. Non solo sono sempre più esposte al rischio per gli effetti dei cambiamenti climatici, quali incendi, siccità, tempeste o comparsa e diffusione di parassiti e malattie, ma anche le politiche di protezione UE non risultano sufficienti.

A riferirlo è la Corte dei conti europea. In una relazione speciale la Corte traccia un bilancio della strategia forestale dell’UE per il periodo 2014‑2020 evidenziando progressi e passi falsi. Il verdetto è chiaro. La Commissione europea avrebbe potuto svolgere un’azione più incisiva a tutela delle foreste europee. Questi ecosistemi, spiega Samo Jereb, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione, “assolvono una pluralità di funzioni utili a fini ambientali, economici e sociali […] ma questo solo se sono in buone condizioni”. 

Una non troppo lontana relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente aveva valutato lo stato della natura nel Vecchio Continente, bocciando come “mediocre” il 54% delle foreste e con un “cattivo” il 31%.

Dov’è il problema? In parte nella spesa riservata ai polmoni verdi d’Europa che oggi ottengono finanziamenti di gran lunga inferiori a quelli assegnati aò settore agricolo, nonostante le due tipologie di superfici siano equiparabili per estensione. Ma a mancare è anche l’efficacia delle misure messe in campo quando si tratta di proteggere la biodiversità forestale e aumentare la resilienza boschiva ai cambiamenti climatici. Un esempio su tutti: sebbene il regolamento UE sul legno vieti la commercializzazione di prodotti di provenienza illegale, il disboscamento illegale continua a essere praticato. “Vi sono debolezze nell’applicazione del regolamento da parte degli Stati membri e spesso mancano controlli efficaci, anche da parte della Commissione. Il telerilevamento (dati di osservazione della Terra, mappe e fotografie georeferenziate) offre un grande potenziale per il monitoraggio efficace di grandi superfici con un buon rapporto tra costi ed efficacia, ma la Commissione non ne fa un uso sistematico”.

Anche la qualità delle misure di conservazione destinate agli habitat forestali rimane problematica, essendo per la maggior parte finalizzata a mantenere lo stato attuale anziché a ripristinarne uno migliore. “In alcuni progetti di imboschimento, gli auditor della Corte hanno riscontrato raggruppamenti di monocolture, mentre la combinazione di specie diverse avrebbe accresciuto la biodiversità e la resilienza a nubifragi, siccità e infestazioni”.

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