Piombo, tartarughe e delfini: l’Europa tira le orecchie all’Italia sulla tutela della biodiversità

Roma viola le direttive Habitat e Uccelli e il regolamento Reach: le leggi su pesca e caccia non sono adeguate a tutelare diverse specie protette. L’Italia ha due mesi di tempo per mettersi in regola

Tutela biodiversità: 2 nuove procedure di infrazione UE contro l’Italia
Foto di Yale Cohen su Unsplash

L’Italia va in direzione contraria a quella indicata dalla strategia UE sulla tutela della biodiversità

(Rinnovabili.it) – Tartarughe, delfini e doppiette mettono nei guai l’Italia. La Commissione europea ha avviato ieri due procedure di infrazione contro il Belpaese per il mancato rispetto della direttiva Habitat, la direttiva Uccelli e il regolamento REACH sulle sostanze chimiche pericolose per salute e ambiente come il piombo. I motivi? Pesca irresponsabile e piombo nelle munizioni dei cacciatori, che mettono a rischio gli impegni sulla tutela della biodiversità.

Le mancanze di Roma sulla tutela della biodiversità

Il primo procedimento riguarda le mancanze italiane nel monitorare e prevenire le catture accessorie di cetacei, tartarughe e uccelli marini da parte dei pescherecci. Molti i punti sollevati da Bruxelles. Manca un sistema per monitorare la cattura accidentale e l’uccisione di specie protette come il delfino tursiope e la tartaruga caretta caretta, entrambi rigorosamente protetti dalla Direttiva Habitat.

Ma l’Italia ha fallito anche sul fronte della ricerca e delle altre misure di conservazione “per garantire che le catture e le uccisioni accidentali non abbiano un impatto negativo significativo sulla popolazione delle specie protette. Mancano, ancora, misure adeguate “per evitare il disturbo significativo di diverse specie marine e di uccelli marini come la berta maggiore, la berta maggiore Yelkouan, l’uccello delle tempeste e il marangone dal ciuffo nei siti Natura 2000 designati per la loro conservazione”. Infine, l’Italia non ha portato risultati adeguati nel monitoraggio dello stato di conservazione di diverse altre specie protette.

Poi c’è il capitolo caccia. Bruxelles rileva che le leggi italiane sulla caccia non solo non rispettano la tutela della biodiversità ma falliscono anche nell’evitare di inquinare l’ambiente con sostanze nocive. Il regolamento REACH, ricorda la Commissione, “limita l’uso di pallini contenenti piombo all’interno o in prossimità delle zone umide per proteggere gli uccelli acquatici, l’ambiente e la salute umana”. Punto non preso in considerazione nella legislazione italiana.

E le leggi di Roma vanno anche contro la direttiva Uccelli, perché attribuiscono alle regioni il potere di autorizzare l’uccisione o la cattura di specie di fauna selvatica “anche in aree in cui è vietata la caccia, come le aree protette, e durante il periodo dell’anno in cui la caccia è vietata”.

Per entrambe le procedure di infrazione, l’Italia ha due mesi di tempo per rispondere alle accuse e rimediare alle mancanze.

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