La grande bufala della neutralità climatica degli allevamenti

Per calcolare l’impatto climalterante del metano prodotto dal settore, l’industria dell’allevamento si basa sempre di più su una metrica che la fa apparire quasi o già clima-neutrale. Ma è usata nel modo sbagliato

Neutralità climatica degli allevamenti: così l’industria trucca le carte
Foto di Lewie Embling su Unsplash

I risultati di uno studio apparso su Environment Research Letters

(Rinnovabili.it) – La raffica di annunci sulla presunta neutralità climatica degli allevamenti – o sulla facilità con cui il settore la potrebbe raggiungere – che è arrivata negli ultimi anni è fuorviante. Si basa su un trucco: usare una metodologia diversa da quella dell’ONU per quantificare l’impatto delle emissioni di metano sul clima. Invece di parlare di emissioni nette zero di gas serra espresse in CO2 equivalente (net zero CO2eq), usa una metrica differente: nessun impatto aggiuntivo sul riscaldamento (net zero CO2we). Lo sostiene uno studio pubblicato su Environment Research Letters.

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Entrambe le metriche sono state sviluppate dalla comunità scientifica. La prima serve per rendere equiparabile il potere climalterante dei diversi gas serra, dal momento che hanno tempi di permanenza in atmosfera diversi. Ad esempio, la CO2 resiste molto più a lungo del metano, ma nei primi 20 anni in cui resta in atmosfera il CH4 è 82,5 volte più impattante sul clima rispetto all’anidride carbonica. Calcolato su 100 anni, invece, il suo potere climalterante è 30 volte maggiore di quello della CO2. La seconda metrica, invece, serve per quantificare meglio i cambiamenti nei tassi emissivi dei gas serra di breve durata e il loro impatto sul clima. Come, appunto, quello del metano. Non è una misura pensata per sostituire la prima metrica, ma solo per dare informazioni più dettagliate.

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Invece diversi studi pubblicati negli ultimi anni, e prontamente ripresi dall’industria dell’allevamento, basano le valutazioni sulla possibilità di raggiungere la neutralità climatica per il settore esclusivamente su questa seconda metodologia. Ne vien fuori una fotografia completamente diversa. Se il trend emissivo è in discesa o stabile, l’allevamento apparirà un settore già clima-neutrale o, addirittura, a emissioni negative. Tutto questo mentre le emissioni di metano reali continuano a essere generate.

Usando questo metodo di calcolo, un’associazione come la National Cattlemen Beef degli Stati Uniti afferma di poter raggiungere la neutralità climatica degli allevamenti nel 2040. Sulla stessa base, uno studio del 2021 considera che la produzione di prodotti caseari dagli allevamenti di pecore e capre di tutta Europa sia clima-neutrale già oggi. “Gli stati dichiarati di neutralità climatica sono temporanei e non sono allineati ai risultati più ampi dell’Accordo di Parigi”, concludono gli autori dello studio apparso su Environment Research Letters. “L’introduzione del termine ambiguo “neutralità climatica” nelle discussioni sulla sua attuazione ha aperto la porta allo sfruttamento delle incoerenze percepite tra la stabilizzazione della temperatura e il raggiungimento dell’azzeramento delle emissioni nette”.

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