Il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici dell’Italia non è un piano

Il governo Meloni ha mantenuto la promessa di pubblicare il documento entro fine 2022. Il problema è che dal Piano manca del tutto una qualsiasi visione politica: assenti sia le priorità che le risorse previste. Depurato dai dati che descrivono la crisi climatica in Italia, del Piano resta un excel che suggerisce 361 azioni possibili. Una specie di “adattamento fai-da-te”

Piano di adattamento ai cambiamenti climatici: l’Italia è ancora senza bussola
Foto di Jamie Street su Unsplash

Dal 2018 si attendeva l’aggiornamento del Piano di adattamento ai cambiamenti climatici per il Belpaese

(Rinnovabili.it) – Ha i dati aggiornati al 2022. Dà una fotografia molto dettagliata delle trasformazioni del clima in Italia. Propone una stima dell’impatto che la crisi climatica avrà sui diversi settori dell’economia. Un documento tecnico molto completo. Ma dal quale -tragicamente- manca del tutto qualsiasi considerazione politica. “Un ottimo studio, ma non un piano”, sintetizza bene l’ex numero due di Legambiente Edoardo Zanchini. Stiamo parlando del Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, il PNACC che il governo Meloni ha pubblicato appena prima della fine dell’anno, come aveva promesso.

Cosa (non) contiene il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici dell’Italia

L’aggiornamento del Piano era atteso dal lontano 2018. Nel frattempo l’Italia ha registrato alcuni degli anni più caldi di sempre, le ondate di calore hanno fatto qualche migliaio di vittime, le temperature anomale hanno causato il distacco di parte del ghiacciaio della Marmolada, le piogge eccezionali hanno continuato a martoriare un territorio quasi ovunque a rischio dissesto. Cos’è cambiato in questi 5 anni nel documento?

Ben poco, per quanto riguarda le soluzioni. Il documento consiste in 103 pagine di sintesi dell’esistente e 4 allegati, di cui due con le metodologie per definire le strategie di adattamento a livello regionale e locale. Il terzo allegato riassume l’impatto sul tessuto economico. L’ultimo è un file excel con 361 azioni possibili filtrabili per strategia, problema, categoria e sotto-categorie. Oppure per ambito di applicazione (nazionale, regionale, …). O, ancora, per tipo di misura, scegliendo tra azioni soft, grey e green.

Il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici è tutto qui. “Il governo non può limitarsi a descrivere la possibile governance, a definire i criteri per i piani regionali e locali, e risultare credibile rispetto alla volontà di affrontare il problema climatico con un file excel che contiene 361 schede di possibili azioni, senza indicare priorità e nuove risorse, punta il dito Zanchini in un intervento pubblicato su Domani. Uno dei pochissimi interventi pubblici sul PNACC, in cui si sottolineano le enormi falle che lo caratterizzano.

Invece di dare un ordine al caos climatico che tocca il Belpaese, il lavoro del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE, ex MITE) dimostra una volta i più che il paese resta “senza bussola di fronte a queste sfide”, lamenta Zanchini.

Quali priorità? Quali risorse?

Con la pubblicazione, il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici entra nella fase di consultazione pubblica, al termine della quale l’esecutivo dovrebbe integrare le osservazioni ricevute e produrre una versione definitiva. Il problema è che c’è poco da commentare: i portatori di interesse non hanno una strategia su cui muovere i loro appunti, solo lunghi elenchi sterili di azioni, impatti, dati.

È una situazione potenzialmente molto pericolosa perché la tentazione in questi casi è di correre all’assalto della diligenza e provare a ottenere più risorse possibili. E senza un quadro di riferimento, il governo sarà sempre più tentato di ascoltare chi fa la voce più grossa invece di provare a combinare tra loro interventi diversi che si sostengano l’un l’altro.

In ogni caso la diligenza per ora è vuota. “Il piano viene approvato subito dopo una legge di Bilancio che non prevede risorse per l’adattamento climatico”, nota l’ex vice presidente di Legambiente. Nemmeno un ordine di grandezza su cui iniziare a ragionare.

D’altro canto la scarsa attenzione reale dei partiti verso le politiche di adattamento era già visibile nei programmi elettorali per le elezioni del 25 settembre scorso. Il Piano era citato solo da PD, Verdi e Fratelli d’Italia. Ma spesso gli altri punti del programma ignorano temi centrali -come la gestione dell’acqua- o propongono misure che non vanno nella giusta direzione e tendono a lasciare in secondo piano le esigenze di adattamento per il territorio italiano.

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