Impennata del riscaldamento globale: novembre a +1,75°C, il 2023 è a +1,46°C  

I dati di Copernicus registrano un nuovo mese con anomalie termiche senza precedenti. Novembre 2023 ha battuto il primato del 2020 di ben 0,32 gradi. E sta spingendo il 2023 sempre più vicino alla soglia di 1,5 gradi

Riscaldamento globale: novembre segna +1,75°C, record assoluto
L’andamento del global warming nel 2023, a confronto con gli anni 1940-2022. Crediti : Copernicus

Sfiorato il limite di riscaldamento globale di 1,5°C fissato a Parigi nel 2015

(Rinnovabili.it) – Per il 5° mese di fila, la temperatura media del Pianeta ha superato la soglia degli 1,5 gradi. E di molto. A novembre, il riscaldamento globale ha raggiunto quota +1,75°C rispetto al periodo pre-industriale, cioè la media dei mesi di novembre tra 1850 e 1900. E ha spinto il 2023 pericolosamente vicino agli 1,5°C.

Cade l’ennesimo record di riscaldamento globale

Da luglio a novembre, ogni mese si è attestato a livelli superiori al limite più ambizioso fissato dall’Accordo di Parigi del 2015. Non bastano però 5 mesi (e neppure un anno intero) con queste temperature medie per affermare di aver sforato la soglia di 1,5 gradi. Si tratta, infatti, di un “traguardo” che va calcolato su più anni consecutivi.

Ma anche alla luce dell’accelerazione del riscaldamento globale in corso, potrebbe essere più vicino di quanto si riteneva finora. L’ultimo rapporto dell’IPCC pubblicato nel 2021-22, e basato sugli studi pubblicati fino al 2020, indicava come data probabile, ai tassi emissivi di oggi, la metà degli anni ’30. Mentre uno studio pubblicato a fine ottobre di quest’anno, usando la stessa metodologia dell’IPCC ma aggiungendo anche i gas serra generati nel 2021-2023, anticipava la data al 2029.

Data che viene sostanzialmente confermata anche dal rapporto di Global Carbon Project pubblicato ieri, in cui viene fissato al 2030 il momento in cui inizieremo a sforare gli 1,5 gradi continuativamente e per più anni di fila.

I dati di Copernicus per il global warming a novembre 2023

La rilevazione relativa al riscaldamento globale di novembre 2023 arriva dal Copernicus Climate Change Service (C3S), il servizio europeo di monitoraggio satellitare che fornisce uno del set di dati più attendibili in materia.

A livello globale, la temperatura media del Pianeta lo scorso mese è stata di 14,22°C. Lo scostamento dalla media degli ultimi 30 anni (1991-2020) è di +0,85°C. Un dato estremamente significativo perché molto più elevato rispetto a tutti i mesi di novembre precedenti. Il primato del 2020 è stato surclassato di ben 0,32°C.

Più in generale, novembre 2023 è stato il mese con la seconda maggior anomalia termica di sempre, considerando qualsiasi mese di qualsiasi anno. Più anomalo è stato solo settembre 2023, quando la distanza dalla media 1991-2020 è arrivata a +0,93°C.

Aggiungendo anche i dati di novembre, secondo i calcoli di Copernicus da gennaio a oggi il riscaldamento globale del 2023 arriva a +1,46°C rispetto all’epoca pre-industriale. Un valore mai raggiunto prima e di 13 centesimi di grado superiore a quello toccato nel 2016, ad oggi ancora l’anno più caldo di sempre dall’inizio delle rilevazioni sistematiche.

Senza tagli ai gas serra non ci saranno inversioni di rotta

Tutto questo in un anno caratterizzato da El Niño, un fenomeno legato alla variabilità naturale del clima della Terra che si stima possa aggiungere 0,1-0,15°C di global warming, a seconda della sua intensità. L’evento in corso è più debole, anche se non di molto, di quello che caratterizzò il 2015-2016.

“Il 2023 ha ormai avuto sei mesi da record e due stagioni da record. Le straordinarie temperature globali di novembre, inclusi due giorni più caldi di 2°C rispetto a quelli preindustriali, fanno sì che il 2023 sia l’anno più caldo mai registrato nella storia”, commenta la vice-direttrice di Copernicus, Samantha Burgess. “Finché le concentrazioni di gas serra continueranno ad aumentare non possiamo aspettarci risultati diversi da quelli visti quest’anno. La temperatura continuerà ad aumentare, così come gli impatti delle ondate di caldo e della siccità. Raggiungere lo zero netto il più presto possibile è un modo efficace per gestire i nostri rischi climatici”, aggiunge il direttore del servizio europeo Carlo Buontempo.

Articolo precedenteOnFoods, bando per ricerca e innovazione nella sostenibilità dei sistemi alimentari
Articolo successivoOMM, la crisi climatica è senza precedenti: i dati degli ultimi 10 anni

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Leave the field below empty!