State of Climate 2021: tutti i record del climate change secondo l’OMM

Quattro indicatori chiave del climate change hanno registrato nuovi record l’anno scorso. Un segnale chiaro che l’apporto antropico al cambiamento del clima sta toccando nuove vette

Riscaldamento globale: 40% di probabilità che supereremo la soglia di 1,5°C
Foto di Bruno /Germany da Pixabay

L’Organizzazione meteorologica mondiale pubblica il rapporto sullo stato del clima nel 2021

(Rinnovabili.it) – Quattro indicatori chiave del cambiamento climatico hanno infranto i record precedenti nel 2021: concentrazione di gas serra, aumento del livello dei mari, temperatura e acidificazione degli oceani. Un “segno chiaro” del ruolo dell’uomo nell’aumento del riscaldamento globale. Lo sostiene l’Organizzazione meteorologica mondiale nel rapporto State of Climate 2021 appena pubblicato, che completa l’ultimo report dell’IPCC (AR6) e sarà uno dei documenti ufficiali di riferimento ai negoziati della COP27 in Egitto il prossimo autunno. Vediamo in dettaglio i dati consolidati.

Record infranti

Per quanto riguarda la concentrazione di gas serra, il record del 2020 – 413,2 parti per milione, ppm – è stato superato di quasi 6 ppm. Ad aprile 2021 il valore rilevato dall’osservatorio di Mauna Loa alle Hawaii era di 419,05 ppm, mentre ad aprile 2022 ha continuato a salire fino a raggiungere i 420,23 ppm. L’anno che si è appena concluso ha raggiunto un livello di riscaldamento globale di 1,11 °C sopra la media preindustriale (1850-1900), valore che può avere uno scarto in piu o in meno di 0,13 °C. In ogni caso, gli ultimi 7 anni a partire dal 2015 sono stati i più caldi di sempre.

Record infranti anche per gli oceani. La fascia più superficiale, i primi 2000 metri, ha superato il contenuto di calore del 2020 di 14 ± 9 ZJ (zetta Joule). Per avere un paragone, con 2,2 ZJ si aumenterebbe di 1°C la temperatura dell’atmosfera. Nel periodo 2006-2021, il tasso di riscaldamento di questa fascia ha raggiunto 1 ± 0,1 W m-2 (la media degli ultimi 50 anni è 0,6). I primi 700 metri si sono scaldati al ritmo di 0,7 (contro gli 0,4 medi degli ultimi 5 decenni) ± 0,1 W m-2. Le acque più profonde di 2000 metri hanno incamerato calore più lentamente, ma hanno comunque visto un aumento al ritmo di 0,07 ± 0,04 W m-2. Primato superato anche per l’acidificazione, Con gli oceani che assorbono circa il 23% delle emissioni antropiche annuali di CO2 nell’atmosfera. Secondo lo State of Climate 2021, il pH superficiale degli oceani oggi è il più basso da 26.000 anni a questa parte e il tasso di cambiamento in corso non ha precedenti perlomeno dall’ultima glaciazione. Il livello dei mari, infine, è aumentato in media di 4,5 mm tra il 2013 e il 2021, un ritmo doppio rispetto a quello registrato tra il 1993 e il 2002. La ragione? Principalmente lo scioglimento delle calotte polari.

Gli altri dati dello State of Climate 2021

Per quanto riguarda la criosfera, Anche se nell’ultimo anno lo scioglimento dei ghiacci ha rallentato, la tendenza degli ultimi decenni è chiara. In media, i ghiacciai mondiali si assottigliano di 33,5 m l’anno. Il 2021 è stato anche l’anno delle ondate di calore eccezionali, con i 54,4 °C toccati nella valle della morte 9 luglio, che ha pareggiato il record mondiale precedente, il nuovo record europeo raggiunto a Siracusa ad agosto con 48,8 °C, e la provincia canadese della Columbia britannica con i 49,6°C toccati il 29 giugno.

Le alluvioni l’anno scorso hanno provocato perdite per quasi 18 miliardi di dollari solo nella provincia cinese di Henan. Valore superato dai danni causati dalle inondazioni in Europa centrale, soprattutto in Germania ,che sono costate 20 miliardi di dollari. Sul fronte della siccità, In America Latina ha causato perdite all’agricoltura e danni alla produzione di energia e al trasporto fluviale. La siccità nel Corno d’africa si è intensificata e dura ormai da quattro anni per Etiopia, Kenya e Somalia. In questi paesi la mancanza d’acqua è la più grave da quattro decenni a questa parte.

Infine, lo State of Climate 2021 avverte che alcuni ecosistemi si stanno degradando ha un ritmo senza precedenti. Tra questi, il rapporto sottolinea gli ecosistemi montani, ma anche quelli costieri incluse le praterie marine e le foreste di alghe. Tra il 20 e il 90% di tutte le zone umide costiere presenti oggi potrebbero essere perse entro 2100.

Leggi qui il rapporto (in inglese)

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