Il deep sea mining stravolgerà un’area grande 18 volte l’Italia con l’inquinamento acustico dei mari

La ricerca si basa sull’impatto acustico di operazioni sottomarine ritenute simili a quelle del deep sea mining, che potrebbe diventare realtà già dal 2024. Le onde si propagano anche per 500 km di raggio dal sito minerario, incluso verso la superficie

Inquinamento acustico dei mari: quale sarà l’impatto del deep sea mining?
Foto di Pexels da Pixabay

Pubblicato il 1° studio sull’inquinamento acustico dei mari derivante dalle future miniere a oltre 3000 m di profondità

(Rinnovabili.it) – Basta una sola miniera sottomarina in attività per disturbare ogni forma vivente nel raggio di 500 km, dal fondale alla superficie. E per 4-6 km attorno al sito, l’inquinamento acustico dei mari sarebbe a livelli così alti da sforare i limiti fissati dagli Stati Uniti oltre i quali c’è il rischio di avere impatti sul comportamento dei mammiferi marini. Sono i due risultati principali di uno studio pionieristico sulle possibili ripercussioni del deep sea mining sugli ecosistemi oceanici profondi.

Il lavoro degli scienziati dell’Oceans Initiative americana, del National Institute of Advanced Industrial Science and Technology giapponese, della Curtin University australiana e dell’University of Hawaii colma una lacuna importante. Finora, infatti, non era disponibile alcuno studio articolato sull’interazione tra la fauna e la flora oceanica e le attività di estrazione di minerali a oltre 3000 metri di profondità. Soprattutto a causa della difficoltà di raccogliere dati in habitat così proibitivi per l’uomo.

Le prime stime sull’inquinamento acustico dei mari a grandi profondità

Gli autori hanno indagato gli effetti dell’inquinamento acustico usando come indicatori di riferimento i livelli di rumore prodotti dai processi industriali esistenti, come il dragaggio e l’esplorazione di fondali per l’estrazione di petrolio e gas. E hanno ipotizzato cosa potrebbe succedere in una condizione realistica, ovvero l’inizio delle prime operazioni di deep sea mining da parte dei 17 operatori che finora hanno chiesto le licenze per operare nella Clarion-Clipperton Zone, una dorsale nel Pacifico centrale che è ritenuta la più ricca al mondo di cobalto, litio, rame, terre rare e altri metalli sui suoi fondali. I lavori potrebbero partire già nel 2024.

Il risultato? Se tutte e 17 le aziende iniziassero a estrarre minerali in quell’area, le perturbazioni acustiche riguarderebbero in totale un’area enorme, grande 5,5 milioni di km2, pari a oltre 18 volte l’Italia. Per questa ragione, gli autori invitano l’agenzia dell’Onu che sta preparando il quadro regolatorio per questa nuova attività estrattiva, l’Isa (International Seabed Authority), a mettere al primo posto il principio di precauzione. E di non far operare più di una o due miniere sottomarine in contemporanea, almeno finché le dinamiche dell’inquinamento acustico in questi ecosistemi saranno comprese meglio.

Articolo precedenteGli enormi impatti ambientali delle guerre (e di tutto ciò che ci gira attorno)
Articolo successivoRiciclabilità imballaggi plastici: nasce la certificazione Corepla – CSI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui