Perù: le comunità indigene denunciano Pluspetrol per danni ambientali

La compagnia petrolifera olandese avrebbe infranto gli standard aziendali emessi dall’OECD, danneggiando l’Amazzonia e violando il diritto alla terra

comunità indigene
Di JlwadOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

ONG e comunità indigene del Perù portano alla sbarra la Pluspetrol

(Rinnovabili.it) – Danno ambientale ed evasione fiscale: queste le accuse che pendono sulla Pluspetrol. La compagnia petrolifera olandese è stata denunciata in questi giorni all’OCSE da alcune comunità indigene peruviane e da ONG per i diritti umani dell’Amazzonia. La denuncia, consegnata l’11 marzo, chiede alla società di assumersi le proprie responsabilità per la contaminazione del suolo e per i presunti problemi di salute causati dalle sue operazioni nel blocco 192, tra il 2000 e il 2015. 

Nel dettaglio, i rappresentanti delle comunità, sostenuti dall’ONG SOMO e da Oxfam Novib, sostengono che la società petrolifera abbia rilasciato metalli pesanti tossici nelle reti di approvvigionamento idrico, contaminando la foresta pluviale amazzonica peruviana e minacciando di conseguenza anche le specie animali autoctone. 

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Siamo venuti in Olanda in cerca di giustizia perché non c’è altro posto dove andare“, ha dichiarato Aurelio Chino, presidente di FEDIQUEP, organizzazione della comunità quechua del nord del Perù stanziate vicino al fiume Pastaza, dove Pluspetrol ha gestito pozzi petroliferi fino al 2015. “Speriamo che qui saremo trattati come esseri umani e che il governo olandese possa convincere Pluspetrol ad assumersi la responsabilità del danno terribile che l’industria petrolifera ha causato ai nostri popoli”.

La sede principale di Pluspetrol sarebbe Amsterdam, secondo il suo sito web. Ma il SOMO sostiene che la sua presenza nei Paesi Bassi sia poco più che un indirizzo postale, infatti – va ricordato – la società “ha numerose filiali nei paradisi fiscali” tra cui il Lussemburgo e le Bahamas ed è stata fondata in Argentina. Jasper van Teeffelen, ricercatore di SOMO, ha dichiarato che “la struttura creata da Pluspetrol è tipica dell’impostazione realizzata dalle aziende per evitare quante più tasse possibili”.

Dunque la società petrolifera avrebbe evitato di pagare le tasse proprio grazie a questa contorta struttura di proprietà. La denuncia delle comunità indigene sostiene che tali schemi di elusione fiscale violino le linee guida dell’OECD relative alla trasparenza e richiama l’attenzione sul danno ambientale causato dalle attività dell’azienda nei 15 anni in cui ha operato nella regione. Secondo la dichiarazione, i metalli tossici tra cui bario, cadmio e piombo sono stati rilasciati nelle reti di approvvigionamento idrico causando problemi alla pelle, aborti spontanei e diarrea tra la popolazione locale. 

Imke Greven, consulente di politica dei diritti alla terra di Oxfam Novib, ha affermato che “Pluspetrol deve ripulire il caos da lei creato dopo quindici anni di trivellazioni”, mettendo a rischio la salute delle persone e mettendo da parte “i diritti sulla terra” delle comunità indigene. Oxfam Novib ha firmato il reclamo insieme a OECD Watch che, con SOMO, ha dichiarato come la società si sia sottratta alla sua responsabilità di ripristinare l’ambiente locale.

Ma non è tutto. La piattaforma senza scopo di lucro Mongabay ha stilato dei rapporti in cui collega Pluspetrol all’esplosione, in una delle regioni a più alta biodiversità al mondo – il parco nazionale dell’Amazzonia peruviana sudorientale – di circa 38 tonnellate di esplosivi e all’avvelenamento da mercurio nelle popolazioni Nahua a seguito di un progetto sul gas. Tuttavia, a gennaio 2018, Pluspetrol ha respintoqualsiasi possibilità che l’estrazione di gas possa generare contaminazione da mercurio nella popolazione o nell’ambiente”, nonostante un rapporto del 2007 dell’organizzazione ecuadoriana Acción Ecológica abbia scoperto come tale perforazione possa rilasciare cadmio, piombo e mercurio. È proprio “a causa dell’impatto che Pluspetrol ha sulle persone e sull’ambiente in Amazzonia”, ha dichiarato van Teeffelen, “è fondamentale che il governo olandese metta fine a queste strutture fiscali e agisca contro la società”. 

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