Montagne e cambiamenti climatici: il mondo non è preparato agli impatti

Le risorse idriche montane forniscono circa la metà di tutta l’acqua potabile in tutto il mondo, ma riscaldamento globale e alterazioni nelle precipitazioni le stanno rendendo sempre più imprevedibili

montagne climate change
Foto di bzwwfoto da Pixabay

 

Si è aperto oggi il vertice dell’Organizzazione meteorologica mondiale dedicato a montagne e cambiamenti climatici

 

(Rinnovabili.it) – Il riscaldamento globale continua ad assestare duri colpi alle montagne di tutto il mondo. Le vette più alte del globo hanno già lanciato una serie di allarmi mentre gli impatti di questi stravolgimenti climatici stanno “precipitando” dalle cime verso il basso, raggiungendo alcune delle aree più densamente popolate della terra. L’aspetto più preoccupante? Il pianeta non è fatto preparato a gestire i rischi connessi. Da questo assunto è partito oggi, a Ginevra, il vertice Organizzazione meteorologica mondiale: una tre giorni che riunirà oltre 150 parti interessate da tutto il mondo per identificare azioni prioritarie a supporto di uno sviluppo più sostenibile, di una riduzione del rischio di catastrofi e di strategie d’adattamento per le montagne e le regioni a valle.

 

Le regioni montane coprono circa un quarto della superficie terrestre e offrono la dimora a ben 1,1 miliardi di persone. Spesso citate con l’appellativo di Water Towers (letteralmente “torri d’acqua”) questi ecosistemi ospitano preziose sorgenti d’acqua dolce da cui dipende oltre la metà dell’umanità. Ma negli ultimi anni, questa stessa umanità ha assistito quasi passivamente al loro stravolgimento. Oggi la criosfera montana – ghiacciai, neve e permafrost – è sempre più vulnerabile alla crescita delle temperature e al cambiamento delle precipitazioni, un trend che mette a rischio la sicurezza alimentare, l’approvvigionamento d’acqua potabile e il trasporto fluviale. 

 

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Il climate change non fa sconti a niente e nessuno. Everest, Monte Bianco, Kilimangiaro, Montagne Rocciose: non esiste cima che non sia stata colpita. “L’accelerazione della ritirata dei ghiacciai e la scomparsa della copertura ghiacciata e nevosa è forse il segno più visibile del cambiamento climatico”, ha dichiarato il segretario generale dell’OMM Petteri Taalas. “Soprattutto negli ultimi due decenni abbiamo assistito ad una spinta nello scioglimento di 31 grandi ghiacciai”. E gli effetti si stanno toccando con mano. In alcune aree, come le Alpi, l’acqua proveniente dalla fusione dei ghiacciai ha provocato inondazioni improvvise mentre la riduzione della copertura nevosa nelle Ande ha portato a gravi episodi di siccità in Paesi come il Cile.

 

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“Siamo tristemente impreparati”, ha spiegato John Pomeroy, professore all’Università canadese del Saskatchewan, e co-presidente del vertice. La nostra infrastruttura è stata costruita nel XIX e XX secolo nelle montagne e a valle delle montagne ma non abbiamo più quel clima”. Secondo Pomeroy il primo passo da compiere riguarda la resilienza: per far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici, è necessario fin da subito ridisegnare le dighe e revisionare gli attuali sistemi di irrigazione.

 

Tuttavia, uno dei problemi principali in questo campo riguarda le informazioni disponibili. A differenza dei dati meteorologici, che gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno condiviso volontariamente con l’OMM per decenni, la messa in comune dei dati sull’acqua è solo agli inizi e convincere i governi a condividere le rispettive informazioni è una sfida ancora aperta. Una mano in tal senso potrebbe arrivare proprio dal vertice. I partecipanti elaboreranno una tabella di marcia per migliorare i servizi idrometeorologici creando per la prima volta un progetto integrato di osservazione e previsione dedicato all’alta montagna  e destinato ad aiutare a gestire i rischi attraverso i sistemi di allarme rapido.

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