Aiuti di stato: sui vincoli climatici, la scelta ricade sugli stati UE

Senza dei vincoli climatici a livello europeo, il timore è che si assista ad una forte distorsione del mercato interno, dettata dall’assenza di coordinamento tra Stati membri.

La Commissione Europea suggerisce ai 27 di inserire “vincoli verdi” per l’accesso agli aiuto di Stato

(Rinnovabili.it) – Frans Timmermans, commissario europeo per il clima e responsabile del Green Deal, ha incoraggiato i governi dei 27 Stati membri ad introdurre delle “condizioni verdi” agli aiuti di stato per le aziende colpite dal coronavirus. Ciò è avvenuto a seguito dell’approvazione, da parte dell’esecutivo UE, del quadro temporaneo per i regimi di sostegno statale, vale a dire le norme che regolano l’accesso per le imprese al sostegno pubblico.

Le nuove regole europee, però, non contemplano vincoli ambientali, cioè non associano le condizioni relative al clima alle approvazioni degli aiuti di Stato. Piuttosto, lasciano ai singoli governi nazionali la scelta di farlo. Tuttavia, secondo Timmermans, “se una compagnia aerea si rivolge alle autorità nazionali e chiede supporto, penso che sia legittimo sapere cosa farà in cambio per la società: ridurrà la sua impronta di carbonio?”.

Leggi anche UE, aiuti di stato: che fine ha fatto il clima?

Per la Commissione, non era corretto da un punto di vista procedurale utilizzare le norme sugli aiuti di Stato (progettate per evitare distorsioni della concorrenza) per vincolare i regimi di sostegno statale agli obiettivi climatici. Infatti, i regolatori UE hanno dichiarato che l’obiettivo era aiutare le aziende colpite dalla pandemia ad affrontare problemi di liquidità e solvibilità. Tuttavia, gli Stati membri sono “liberi di progettare misure nazionali in linea con obiettivi politici aggiuntivi, tra cui anche quelli climatici.

Nel quadro di questa revisione temporanea, dettata dall’emergenza e dalla situazione eccezionale, le grandi aziende dovranno riferire sull’uso dei fondi pubblici. Data l’assenza di vincoli “verdi”, il quadro non impone alle imprese di utilizzare gli aiuti di stato per diventare più ecologiche. Tuttavia, nel momento in cui la scelta di introdurre condizioni climatiche ricade sui singoli paesi, si pone un problema di coordinamento tra stati.

Leggi anche Piano di ripresa: anche il settore bancario vuole un “recupero verde”

Il ministro dell’Energia lussemburghese Claude Turmes, infatti, ha dichiarato che una mancanza di cooperazione tra Stati membri potrebbe significare che gli sforzi climatici di alcuni paesi possano essere inficiati da chi non vincola i propri aiuti di stato a condizioni ambientali.  “Stiamo andando incontro ad una distorsione del mercato interno di una grandezza mai vista”, ha dichiarato Turmes, indicando i salvataggi del settore areo come un ambito in cui la mancanza di una linea comune potrebbe farsi sentire di più.

La Commissione Europea ha già sottoscritto un piano da 1,9 miliardi di miliardi euro per i regimi di sostegno statale. Tra questi, un pacchetto 7 miliardi di euro sarà dato dal governo francese ad Air France, richiedendo alla compagnia di ridurre le proprie emissioni di carbonio. Lufthansa sta ancora negoziando con Berlino e non è chiaro se il governo tedesco includerà o meno delle condizioni climatiche.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui