Record di deforestazione in Brasile, in 3 mesi sparite 5 Milano

I dati del primo quadrimestre 2022 forniti dai satelliti dell’Inpe, l’istituto per la ricerca spaziale brasiliano. Anche se c’è un rallentamento a marzo, i primi tre mesi dell’anno segnano +64% sullo stesso periodo del 2021

Deforestazione in Brasile: è record, scompaiono 1500 campi da calcio al giorno
2600 ettari di foresta abbattuti a Lábrea, nello stato di Amazonas il 26 marzo. Crediti: © Christian Braga / Greenpeace

La deforestazione in Brasile si è mangiata 940 km2

(Rinnovabili.it) – I cattivi presagi di gennaio adesso sono diventati numeri reali. Nel primo semestre di quest’anno, la deforestazione in Brasile ha segnato il nuovo record storico. Nei primi 3 mesi del 2022 è sparita sotto le motoseghe un’area di foresta tropicale pari a 941 km2. In pratica, una superficie grande più di 5 volte quella della città di Milano.

L’aumento rispetto allo stesso periodo del 2021 è impressionante. Secondo le rilevazioni dell’Inpe, l’agenzia brasiliana per la ricerca spaziale che monitora via satellite la deforestazione in Brasile, la crescita rispetto al periodo gennaio-marzo di un anno fa è del 64%. E questo anche se lo scorso mese il logging ha rallentato, con una frenata del 15%.

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Non è l’unica tendenza evidente. Le motoseghe lavorano sempre di più nelle terre delle popolazioni indigene, avverte il ramo locale di Greenpeace. L’aumento – solo per marzo – è del 52%. “La deforestazione in queste regioni dovrebbe essere pari a zero, ma queste aree hanno sofferto di invasioni da parte di accaparratori e cercatori di terre”, denuncia l’ong.

Quello delle terre dei popoli indigeni è uno dei fronti più caldi della deforestazione in Brasile. Il presidente Bolsonaro ha sfoderato una potente retorica sviluppista e sta cercando di aprire l’Amazzonia allo sfruttamento delle sue risorse sull’onda del “portare lo sviluppo nelle regioni più depresse” del paese. Così, nell’ultimo anno è cresciuta la pressione sui popoli indigeni, soprattutto con un disegno di legge che li priverebbe di ogni diritto sulle loro terre (salvo rari e fortunati casi).

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“Attualmente, più di 7.000 popoli indigeni di 200 gruppi etnici sono organizzati nell’Accampamento delle Terre Libere 2022 (ATL) a Brasilia, per esigere la demarcazione e la difesa dei loro territori e protestare contro l’agenda anti-indigena attualmente in corso al Congresso Nazionale, come la legge 191/2020, che mira ad aprire le terre indigene all’estrazione mineraria”, ricorda Greenpeace.

Per rafforzare l’offensiva legislativa, il governo sta usando mezzi ben più sporchi. Non solo l’esercito sguinzagliato per mezza Amazzonia a intimidire attivisti contro la deforestazione più che a frenare le motoseghe illegali. La settimana scorsa, Meta ha rivelato un network di disinformazione guidato proprio dai militari di Bolsonaro, che promuoveva le narrative del governo spacciandosi per ong ambientaliste inesistenti e criticava ferocemente le ong reali, che lottano contro la deforestazione in Brasile.

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