Oltre la neutralità climatica: la Finlandia sarà carbon negative dal 2040

Fra 13 anni il paese scandinavo sarà net-zero. Cinque anni più tardi diventerà a emissioni negative, cioè assorbirà più CO2 di quanta ne emette. I nuovi obiettivi sono stati formulati anche incorporando la responsabilità storica del paese nel riscaldamento globale

Neutralità climatica: la Finlandia la fissa al 2035
Foto di saracamillaphotography da Pixabay

Il 25 maggio Helsinki ha approvato i nuovi target di neutralità climatica

(Rinnovabili.it) – Una forte base scientifica, ma corretta secondo parametri di giustizia climatica. Sono gli ingredienti dei nuovi obiettivi sul clima della Finlandia, diventati vincolanti per legge con il voto del parlamento lo scorso 25 maggio. Obiettivi che sono in assoluto i più ambiziosi al mondo: neutralità climatica entro il 2035, fra 13 anni, e poi nel giro di altri 5 anni il paese diventerà carbon negative ovvero assorbirà più CO2 di quanta ne emette.

L’aspetto più interessante però non sta nei numeri ma nel percorso seguito per definirli. Tutto inizia nel 2018, quando l’IPCC pubblica il rapporto in cui definisce i parametri per tenere davvero la soglia degli 1,5 gradi a portata di mano. In Finlandia il dossier piomba sul tavolo della politica. Non direttamente, ma tramite il Panel finlandese sul climate change. Si tratta di un organismo indipendente, creato nel 2012 e composto da scienziati, che ha il compito di fornire consulenze al governo sulla politica climatica da seguire.

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Visto l’intervento dell’IPCC, il Panel passa di nuovo al vaglio gli obiettivi climatici del paese. Usando due criteri: uno è calibrare i target in modo che si possa restare entro gli 1,5°C con una probabilità di almeno il 66%, l’altro si può riassumere come “fare la propria parte”.

“Il gruppo di esperti ha ipotizzato un budget globale per le emissioni di carbonio di 378 Gt per il periodo 2019-2050 per mantenere l’aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi”, spiega Kati Kulovesi, direttrice del Center for Climate Change, Energy and Environmental Law dell’University of Eastern Finland. “Ha studiato come suddividere il budget globale per le emissioni di carbonio in base all’equità, alla capacità di pagare e alla responsabilità storica, concludendo che la quota equa della Finlandia del budget per il 2020-2050 ammonta a 79 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente”.

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Queste raccomandazioni non sono rimaste lettera morta. Il premier di allora, Juha Sipilä, nel frattempo, aveva lanciato una consultazione fra tutti i partiti rappresentati in parlamento per trovare un accordo su come rafforzare la politica climatica nazionale. Al processo ha partecipato anche il Panel di scienziati come parte attiva. I risultati sono stati quindi incorporati nel programma di governo del nuovo esecutivo, guidato da Sanna Marin e insediatosi dopo le elezioni del 2019.

Un uso del tutto peculiare di uno strumento, il gruppo di consulenza scientifica indipendente, che non è un unicum in Europa. Ma viene usato spesso in modo differente. Il primo paese a crearlo fu la Gran Bretagna. Che nel 2021 ha accolto molte sue raccomandazioni alla vigilia della COP26 per formulare i nuovi obiettivi di neutralità climatica. Senza però piani concreti e realistici per raggiungerli. Anche la Francia ha un suo panel, formato però da cittadini scelti a sorte. Le cui discussioni, accusano i critici, sono servite soltanto a imbellettare i piani di Macron prima delle ultime elezioni, ma incidono in realtà ben poco su cosa fa il governo.

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