La neutralità di carbonio diventerà un altro grande greenwashing

Il 95% ritiene che bisogna puntare tutto sulla riduzione reale delle emissioni e lasciare una quota minima alle tecnologie di rimozione del carbonio. Serve più trasparenza: meglio dividere i due sotto-obiettivi

Neutralità di carbonio: serve più trasparenza o addio accordo di Parigi
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Il sondaggio di Climate Home: 300 esperti di clima sulla neutralità di carbonio

(Rinnovabili.it) – Per mettere la neutralità di carbonio al riparo dai tentativi di greenwashing bisogna spacchettare il concetto. Dividerlo almeno in due categorie: da un lato le riduzioni reali di emissioni di gas serra, dall’altro lato il sequestro di carbonio. Più trasparenza, altrimenti il rischio è un’inflazione di annunci ma un gap gigantesco tra le promesse e i risultati ottenuti.

È la posizione su cui converge un enorme consenso tra i 300 esperti di clima coinvolti in un sondaggio da Climate Home. “La preoccupazione principale è che tali obiettivi possano fare affidamento su livelli incredibilmente alti di rimozione del carbonio dall’aria, fornendo una scusa per ritardare o evitare di ridurre le emissioni”, spiegano gli autori del sondaggio.

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Per la maggior parte degli esperti contattati, fare ciecamente affidamento sulle tecnologie per il sequestro di anidride carbonica dall’atmosfera sta creando quella che qualcuno definisce “deterrenza della mitigazione”. “In sostanza, anticipare le future rimozioni su larga scala consente una decarbonizzazione più graduale e quindi riduce la pressione sull’azione di riduzione delle emissioni a breve termine”, spiega Climate Home. Attenzione però: “Se le rimozioni alla fine si dimostrassero meno efficienti o fattibili del previsto, ciò potrebbe portare a una riduzione complessiva della mitigazione”.

La rimozione del carbonio non deve sostituire gli sforzi per ridurre le emissioni secondo il 95% del campione del sondaggio. Anzi, per il 75% circa la via preferibile è una rapida riduzione delle emissioni, già nel breve termine, che quindi mantiene al minimo la necessità di complementare con rimozione del carbonio. “Solo il 6% è favorevole a uno scenario di emissioni globali che dipenda dalla futura rimozione del carbonio su scala molto ampia di 20 gigatonnellate di CO2 all’anno o più”.

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Fin qui l’ideale. Ma nella realtà? Ecco che il sondaggio rivela un generale pessimismo rispetto alla capacità di raggiungere la neutralità di carbonio e limitare il riscaldamento globale. Per l’84% degli intervistati il futuro ci riserva “un’azione lenta e quindi percorsi ad alta emissione”, mentre per quasi un terzo “il riscaldamento globale non sarà limitato a 2°C” perché il volume di rimozione del carbonio immaginato in questi scenari ad alte emissioni non sarebbe raggiungibile.

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