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Giornata mondiale degli Oceani 2024, perché è importante?

La Giornata mondiale degli Oceani 2024 non è un’occasione di confronto tra scienziati, bensì un modo per responsabilizzare la popolazione di tutto il mondo. Vuole ricordarci che lo spazio che occupano le attività umane di vario tipo viene sottratto alla biodiversità. Nessuno può ragionevolmente tirarsi fuori da una presa di coscienza

proteggere gli oceani
Foto di Pexels da Pixabay

L’8 giugno è la Giornata mondiale degli Oceani 2024

In occasione della Giornata mondiale degli Oceani 2024 (World Ocean Day), si sono levati da più parti gli appelli per la salvezza del nostro grande polmone blu. Infatti, nonostante sia così importante per la vita del Pianeta, e ovviamente per la nostra, non se la passa proprio benissimo.

Chi ha ideato la Giornata mondiale degli Oceani?

L’idea di questa celebrazione nacque nel 1992, quando le Nazioni Unite decisero di dedicare una Giornata alla salvaguardia e alla protezione degli oceani. Perché l’8 giugno? Perché è l’anniversario della Conferenza ONU di Rio de Janeiro su ambiente e sviluppo (1992). In quello storico summit venne riconosciuto per la prima volta lo status giuridico di “bene comune”.

La Giornata mondiale degli Oceani non è un’occasione di confronto tra scienziati, bensì un modo per responsabilizzare la popolazione di tutto il mondo. Nessuno, infatti, può ragionevolmente tirarsi fuori da una presa di coscienza. L’evento, pertanto, vuole ricordarci che lo spazio che occupano le attività umane di vario tipo (dal turismo, all’acquacoltura ai parchi eolici off shore) viene sottratto alla biodiversità.

World Ocean Day, non solo mare

Si pensa, erroneamente, che il mare e gli oceani interessino solo gli abitanti delle regioni costiere. Invece la salute del mare ha un impatto determinante sulla salute del Pianeta in generale, montagne incluse. Dobbiamo abituarci a indossare nuovi occhiali, quelli che regalano una visione globale dei problemi ambientali.

Lo scorso anno, sempre in occasione della Giornata mondiale degli Oceani, il WWF aveva pubblicato il rapporto SOS Mare Fuori che faceva il punto sulla situazione del Mediterraneo e delle coste italiane in particolare. Il titolo fa riferimento all’alto mare, ovvero quello a 12 miglia dalla costa, essenziale per la vita marina perché è lo spazio dove le specie ittiche vivono, passano, si nutrono, si riproducono. Peccato che quasi il 70% del mare aperto sia assediato da traffico marittimo, inquinamento e pesca non sostenibile.

Il grande malinteso

MSC – Marine Stewardship Council – organizzazione non profit che promuove pratiche di pesca sostenibili – ricorda l’importanza di proteggere gli oceani dall’impoverimento delle risorse ittiche a causa della pesca eccessiva, che spesso è anche illegale.

Per anni abbiamo vissuto immersi in un grande malinteso: abbiamo pensato che, data la vastità dei mari, le loro risorse fossero illimitate e che l’azione dell’uomo non avesse impatto negativo. Oggi sappiamo che non è così.

La pesca eccessiva non ha solo un impatto ambientale, ma anche economico e sociale. La pesca sostenibile, invece, lascia abbastanza pesci in mare perché si possano riprodurre, ha un minimo impatto sull’ecosistema ed è gestita nel rispetto delle leggi vigenti.

A cosa serve la Giornata Mondiale degli Oceani 2024?

I dati forniti dall’Unesco non lasciano spazio a dubbi sul valore del mare per la nostra vita e sul peggioramento della sua salute. Il tempo dell’indifferenza è finito, non possiamo più far finta di niente. La Giornata mondiale degli Oceani 2024 ci mette di fronte a dati evidenti sui quali dobbiamo riflettere seriamente.

Il mare rappresenta il 70% della superficie del Pianeta, produce fino all’80% dell’ossigeno che respiriamo, assorbe il 90% del calore in eccesso prodotto dal riscaldamento globale e un terzo dell’anidride carbonica, gas responsabile dei cambiamenti climatici. Inoltre, le correnti marine svolgono un’azione regolatrice del clima.

In vista della Giornata mondiale degli Oceani 2024, Marevivo ha organizzato in collaborazione con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione internazionale l’evento “Only One: One Planet, One Ocean, One Health”, promosso dalla Banca d’Italia. Marevivo ha anche promosso la campagna internazionale di sensibilizzazione “Only One” insieme alla Marina Militare e alla Fondazione Dhorn. Si tratta di una campagna itinerante partita a bordo delle navi scuola Palinuro e Vespucci e presente negli atenei della RUS – Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile, del CoNISMa e nelle direzioni marittime d’Italia.

In natura tutto è collegato

Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, si esprime senza mezzi termini: «Il mare è in grave pericolo e la nostra vita dipende dalla sua salute. Ogni nostro piccolo gesto conta. Le scelte che ciascuno di noi compie nel quotidiano, anche in cabina elettorale, possono avere conseguenze importanti. Vi chiedo di analizzare i programmi e di scegliere in modo consapevole i rappresentanti che ci governeranno in Europa, affinché si impegnino a destinare i fondi del Green Deal a interventi per l’ambiente e portino avanti azioni concrete e necessarie per il bene del Pianeta. In natura tutto è collegato. Galileo Galilei diceva che le cose sono unite da legami invisibili e che non si può cogliere un fiore senza turbare una stella. Per questo tutti siamo chiamati a essere parte del cambiamento».

Foto Marevivo

Qual è il tema della Giornata mondiale degli Oceani 2024?

Il tema della Giornata mondiale degli Oceani 2024 è “Risveglia nuove profondità”. Ma al momento le profondità degli oceani, come le superfici, sono invase dalla plastica. Nel 2016 lo studio The new plastics economy – Rethinking the future of plastics della Ellen Mac Arthur Foundation aveva previsto che nel 2050 gli oceani conterranno più plastica che pesci: purtroppo aveva visto giusto.

In mare la plastica si riduce in invisibili micro-particelle che entrano nella catena alimentare. Tracce di microplastiche sono state trovate persino nella placenta, nel latte materno, nel sangue.

Il Mediterraneo è la sesta grande zona di accumulo dei rifiuti plastici al mondo. Qui finiscono più di 200.000 tonnellate di plastica all’anno, cioè il contenuto di oltre 500 container al giorno, e la plastica rappresenta quasi il 70% del peso dei rifiuti raccolti. Anche a causa delle correnti, nel Santuario Pelagos – una zona di protezione dei mammiferi marini e del loro habitat a cui partecipano Italia, Francia e Principato di Monaco in base a un accordo attivo dal 2022 – si registrano i tassi di microplastiche tra i più elevati al mondo.

Il discorso sui rifiuti non si limita alle plastiche, ma anche a molto altro, tra cui i cosiddetti attrezzi fantasma, ovvero reti ed elementi da pesca abbandonati in mare. Per non parlare delle attività di estrazione al largo e degli sversamenti illegali.

Esistono leggi che proteggono il mare?

Purtroppo non esistono leggi in difesa del mare, sia a livello nazionale che internazionale. Ad esempio, in Italia la cosiddetta Legge Salvamare è stata approvata nel maggio 2022, ma a tutt’oggi manca la maggior parte dei decreti attuativi. Eppure contribuirebbe al risanamento e alla tutela dell’ecosistema marino.

L’Unione Europea ha recentemente approvato la direttiva sulla plastica monouso in cui rientra anche il negoziato sulla revisione del regolamento sugli imballaggi e il loro riuso, che però l’Italia – secondo la Commissione Europea – non ha recepito “pienamente e correttamente” oltre ad aver violato gli obblighi previsti dalle norme sulla trasparenza del mercato unico.

La politica, come troppo spesso accade, rimane indietro rispetto alla società e agli eventi. Nello specifico, sembra impreparata a gestire con determinazione problemi legati all’ambiente che influiscono sulla salute delle persone. Ancora una volta ci si rende conto che senza un cambiamento culturale sarà impossibile arrivare a una vera transizione ecologica.

plastica in mare
Foto di Sergei Tokmakov, Esq. https://Terms.Law da Pixabay

Il ruolo delle organizzazioni internazionali

Anche in politica e nelle organizzazioni internazionali si può e si deve fare meglio, ma non finiremo per buttare il bambino con l’acqua sporca?

Lo abbiamo chiesto a Pietro Sebastiani, ambasciatore e membro del comitato direttivo della SIOI-Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale.

«Esiste la necessità di rafforzare il sistema multilaterale internazionale che negli ultimi 25 anni purtroppo si è molto indebolito. Per citare l’evento “Only One: One Planet, One Ocean, One Health” (a cui Sebastiani ha partecipato in qualità di relatore), siamo tutti una sola cosa, ma soprattutto c’è la responsabilità di ciascuno di mettere un freno al degrado dei temi ambientali ed economico-sociali. Sicuramente è necessario un cambio di passo economico, ma la questione cruciale è che nessun paese può fare da sé. Tutti devono fare la loro parte – inteso come ogni cittadino, ogni impresa, ogni struttura ammnistrativa e politica – ma i paesi devono lavorare insieme, perché temi di portata globale si possono affrontare solo cooperando. Sembra ovvio, ma è bene ripeterlo».

Possiamo avere ancora fiducia nelle organizzazioni internazionali?

Sebastiani spiega perché la lettura non deve fermarsi alla superficie delle cose: «Non facciamoci prendere dalla sensazione che le organizzazioni internazionali non possano far nulla o che siano fragili, deboli o inefficienti. Può esserci del vero in alcuni casi, ma le organizzazioni internazionali sono fatte di persone, di funzionari che credono molto nel lavoro che fanno e ci mettono passione. Gli Stati sono gli “azionisti” principali delle organizzazioni internazionali, che quindi eseguono gli ordini degli Stati e dei governi. Gli stessi Stati non possono nascondersi dietro un dito quando parlano di inefficienza delle organizzazioni internazionali – ad esempio delle Nazioni Unite – perché la loro carenza di politiche efficaci e di fondi determina la realtà dei fatti».

In concreto, come possiamo diventare attori del cambiamento?

«Rivedere il sistema economico significa anche portare avanti con convinzione delle scelte mirate, magari con i nostri acquisti, o con una conversione verso diete meno legate al consumo di proteine animali».

L’ambasciatore cita il passato per leggere il presente e il futuro.

«Tommaso Moro vedendo le recinzioni dei pascoli liberi nell’Inghilterra di Cromwell disse: “Ho sempre saputo che gli uomini mangiano le pecore, non avrei mai pensato che le pecore potessero mangiare gli uomini”. Le scelte sbagliate in campo agroalimentare portarono a carestie in Inghilterra. Lo abbiamo rivisto purtroppo, in forma diversa, nei primi anni Duemila, con il cambio di alimentazione in Cina e in parte dell’Asia. Optare per diete molto proteiche rese necessario procurarsi grandi quantità di cereali. Si creò così uno squilibrio che portò al land grabbing in Africa, ovvero a una sottrazione di cereali e terreni che provocò carestie e ulteriore insicurezza alimentare in diverse zone del continente africano».

Foto Università di Milano Bicocca – Corallo e nuovo materiale

La riparazione sostenibile delle barriere coralline

Una buona notizia arriva oggi dal mondo della ricerca. Sappiamo che i cambiamenti climatici danneggiano le barriere coralline. Per recuperarle è necessario far crescere nuove colonie di corallo in ambienti protetti, i vivai sommersi chiamati nurseries.

Le nuove colonie vengono poi trasferite nelle porzioni di barriera danneggiate con l’ausilio di materiali che ne permettono l’adesione. Questi materiali, però, sono tossici per l’ambiente e hanno bisogno di tempi lunghi per l’indurimento.

L’Istituto Italiano di Tecnologia e l’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Acquario di Genova, hanno messo a punto un materiale biodegradabile e non inquinante di origine vegetale che indurisce in 20-25 minuti.

Gli esperimenti sono stati condotti alle Maldive nel MaRHE Center (Marine Research and Higher Education Center). I risultati dello studio sono riportati nell’articolo Underwater Quick-Hardening Vegetable Oil-Based Biodegradable Putty for Sustainable Coral Reef Restoration and Rehabilitation pubblicato in Wiley Online Library. Per il nuovo materiale – sviluppato anche grazie a finanziamenti del progetto “Futuro Centro Nazionale per la Biodiversità” del PNRR – è già stata depositata la domanda di brevetto.

Leggi anche Per salvare i coralli giganti sosteniamo il progetto “Map the Giants”

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About Author / Isabella Ceccarini

Lavora da più di trent’anni nel campo editoriale e giornalistico. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Non ama i confini mentali e geografici, è un’europeista sostenitrice dell’Italia, convinta che le sue grandi qualità – bellezza, arte, cultura, creatività – che il mondo ci invidia dovrebbero essere più apprezzate per primi dagli italiani. Promuove e sviluppa iniziative di comunicazione della scienza, di formazione giornalistica professionale e di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità, ricerca, innovazione e formazione, nuove tecnologie, economia circolare. Organizza e modera tavole rotonde per mettere a confronto opinioni diverse.


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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • pcb ricarica

PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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