Rinnovabili • Scarsità neve Italia: a febbraio -64%

Siamo nel 3° anno di grave scarsità di neve in Italia

Rispetto alla media del 2011-2022, sulle Alpi manca il 63% della neve, mentre sull’Appennino il deficit varia dal -93% del bacino del Tevere al -85% dell’Abruzzo. I dati sull’equivalente idrico nivale e le prospettive per la siccità in primavera-estate elaborati dalla Fondazione CIMA

Scarsità neve Italia: a febbraio -64%
Foto di Luigi Manga su Unsplash

Al 13 febbraio in Italia mancano 6,5 mld m3 di neve

(Rinnovabili.it) – In un mese, il deficit di neve su Alpi e Appennini è quasi raddoppiato. Mentre si attendono le nevicate di questo inizio settimana, la scarsità di neve in Italia a metà febbraio riporta il Belpaese nella stessa situazione, critica, dello scorso inverno. L’equivalente idrico nivale – l’indicatore di quanta acqua è stoccata nell’accumulo di neve in montagna – ha raggiunto -64% rispetto alla media del 2011-2022. Era a -39% solo un mese prima, a metà gennaio. E con la fusione nivale che è attesa, solitamente, per i primi giorni di marzo, il tempo per nuovi consistenti accumuli è poco.

I dati sulla scarsità di neve in Italia

A livello nazionale, al 13 febbraio sui rilievi erano presenti appena 3,74 miliardi di metri cubi. Il deficit è significativo anche solo rispetto al 2023, quando alla stessa data si contavano 5,63 mld m3. Ma la media dell’ultimo decennio è a 10,26 mld m3. Se fino alla metà di gennaio, l’andamento ha ricalcato quello del 2023, da allora la scarsità di neve in Italia si è fatta più acuta.

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crediti: Fondazione CIMA

La causa è il “tempo mite e secco, soprattutto nella seconda metà di gennaio, che ha aggravato un deficit preesistente”, spiega Francesco Avanzi, ricercatore dell’ambito Idrologia e Idraulica di Fondazione CIMA, che ha pubblicato l’aggiornamento del consueto monitoraggio sullo stato di innevamento in Italia. “Secondo le nostre stime, hanno portato a una fusione anticipata dell’ordine di 1 miliardo di metri cubi di acqua in neve nella seconda metà di gennaio. Purtroppo, la scarsità di neve ha caratterizzato i nostri monti per tutti gli ultimi tre anni”, aggiunge.

La fotografia a livello nazionale nasconde situazioni molto diversificate. La condizione dell’innevamento è peggiore sugli Appennini, dove la stagione della neve è “non pervenuta”, nota Fondazione CIMA. Il deficit sui monti che appartengono al bacino del Tevere arriva al -93% mentre quello relativo all’Abruzzo segna -85%. In pratica, l’ultima nevicata significativa della stagione data ormai a novembre 2023.

“Le cose non vanno meglio fuori dall’Appennino centrale. Il fiume Simeto, il principale della Sicilia orientale, registra un deficit del -61%, perché dopo le prime nevicate di gennaio il rialzo delle temperature ha portato a una fusione precoce della neve”, spiega Avanzi. “La neve di quest’area è solo una piccola parte di quella del territorio nazionale, ma è indice di una siccità generalizzata per la Sicilia”. Il 20 febbraio la regione Sicilia ha dichiarato lo stato di crisi per la siccità.

Al Nord la situazione è solo leggermente migliore, ma resta critica. Il dato complessivo dell’arco alpino segna -53%, analogo a quello di questo periodo del 2023. Il deficit sale però al -63% se si considera solo il bacino del Po, da cui arriva il principale contributo di risorsa idrica per la pianura Padana, dall’agricoltura all’energia.

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crediti: Fondazione CIMA

Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.