Rinnovabili • Carta di intenti per la Natura

Carta di Intenti per la Natura: 60 paesi per la biodiversità e un post-covid “verde”

"Siamo in uno stato di emergenza planetaria". Questo si legge nel documento programmatico firmato dai principali leader mondiali.

Carta di intenti per la Natura
700Credits: Mylene2401 da Pixabay

Anche l’Italia tra i firmatari della Carta di Intenti per la Natura

(Rinnovabili.it) – La ripresa post-Covid avrà al centro la tutela del pianeta. Lotta senza quartiere all’inquinamento. Niente plastica in mare entro la metà del secolo. Stop alla pesca non sostenibile. Via i sussidi che danneggiano il clima. L’economia circolare sarà moneta corrente entro la fine di questo decennio. E le filiere globali del cibo vanno ripensate dalle fondamenta e rese rispettose dell’ambiente. Non è la lista di richieste del movimento Fridays for Future, e non è nemmeno l’elenco delle priorità stilato da un’organizzazione per la difesa dell’ambiente. Si tratta della Carta di Intenti per la Natura, una piccola parte dell’impegno per il pianeta che più di 60 paesi hanno sottoscritto ufficialmente lunedì 28, in vista del summit ONU sulla biodiversità in programma per il 30 settembre.

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La Carta di Intenti per la Natura, Leader’s Pledge for Nature, è l’iniziativa che ha messo insieme Merkel e Macron, la premier neozelandese Andern e il primo ministro nepalese Oli, i presidenti di Palau e delle isole Marshall. E anche il premier italiano Conte, che ha commentato l’adesione: “È un’ottima notizia che l’Italia abbia aderito ufficialmente a ‘La Carta di Intenti per la Natura’ promossa da un forte nucleo di nazioni che vogliono agire subito per invertire la curva alla perdita di biodiversità globale”. L’obiettivo, infatti, è alzare l’asticella dell’ambizione per tutelare gli ecosistemi e recuperare il tempo perso, e si inserisce nel solco del nuovo piano delle Nazioni Unite per il decennio 2020-2030 annunciato lo scorso gennaio.

“Siamo in uno stato di emergenza planetaria, si legge nel documento programmatico, “le crisi interdipendenti di perdita di biodiversità, del degrado degli ecosistemi e dei cambiamenti climatici – guidati in larga parte da modi di produzione e consumo insostenibili – richiedono un’azione globale urgente e immediata.

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Tradotto: finora non abbiamo fatto abbastanza, serve un cambio di passo. Il mea culpa è quindi seguito da un elenco dettagliato di ambiti dove l’azione globale invocata deve tradursi in progressi concreti. Beninteso, la Carta di Intenti per la Natura è un documento generalissimo e programmatico, che non scende nelle questioni tecniche e si limita a enunciare poco più che dei principi. Ma ha il merito, perlomeno, di mantenere alta l’attenzione globale sulla necessità di sfruttare la pandemia per ripensare a fondo le nostre economie.

Al primo posto l’attenzione per far sì che il rimbalzo dell’economia globale quando la pandemia sarà finita si traduca in una ripresa verde. La parte direttamente legata alla biodiversità menziona la partecipazione a pieno titolo nei processi decisionali dei popoli indigeni e delle comunità locali. Il capitolo sul cibo si sofferma sulla promozione di politiche agricole e su un utilizzo del suolo che non degradino gli ecosistemi. Sul clima, i 64 paesi si impegnano a rendere più ambiziosi i contributi nazionali volontari e ad adottare con obiettivo ultimo la neutralità climatica entro il 2050. Lotta ai crimini ambientali e maggior impegno per una finanza verde chiudono la lunga lista di promesse.

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.