Rinnovabili • Aumento temperatura 1,5 gradi: cos’è e quando sforeremo Parigi?

Cosa significa un aumento di temperatura di 1,5 gradi e quando ci arriveremo?

Già entro il 2027 vivremo almeno un anno con un'anomalia termica di oltre 1,5 gradi. L'IPCC reputa come più plausibile lo scenario con un offshoot moderato che rientra entro qualche decennio. Ma quando sforeremo gli 1,5 gradi? E cosa significa questo numero?

Aumento temperatura 1,5 gradi: cos’è e quando sforeremo Parigi?
Foto di Mika Baumeister su Unsplash

E’ virtualmente certo che avremo un aumento temperatura di 1,5 gradi almeno temporaneo

(Rinnovabili.it) – L’Accordo di Parigi del 2015 prevede che tutte le nazioni che fanno parte della Convenzione Quadro dell’ONU sul Cambiamento Climatico (UNFCCC) si impegnino per mantenere la temperatura globale “ben al di sotto dei 2°C sui livelli pre-industriali e si sforzino di limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C sui livelli pre-industriali”. Che cosa significa evitare un aumento della temperatura di 1,5 gradi? Chi ha stabilito questo valore e perché? Quando lo supereremo, con i livelli di emissioni attuali? E cosa succede se lo superiamo? Facciamo chiarezza su un punto cruciale per l’azione climatica globale.

Cosa significa un aumento della temperatura di 1,5 gradi?

Convenzionalmente, la scienza del clima prende come punto di riferimento per calcolare l’aumento della temperatura globale la temperatura media sul Pianeta durante la seconda metà dell’Ottocento (1850-1900). È questa finestra quella a cui si riferisce l’espressione “livelli pre-industriali”. Dopo quella data, infatti, si è verificato il maggior incremento e accumulo di emissioni di gas serra in atmosfera, nonostante l’era industriale per come la intendiamo comunemente fosse iniziata un secolo prima.

Il livello di aumento della temperatura attuale, a livello globale, è di +1,1-+1,2°C. Spesso, però, le anomalie termiche vengono espresse con altre scale di riferimento e c’è il rischio di fare confusione. L’estate 2022 è stata la più calda mai registrata in Europa con +1,4°C, ma rispetto alla media del periodo 1991-2020, cioè gli ultimi 30 anni. Allo stesso modo, l’anno scorso l’Italia è stata 1,15 gradi più calda del ’91-’20, ma rispetto ai livelli pre-industriali è stata oltre 3,5 gradi più calda. In Europa, infatti, il riscaldamento globale aumenta a un ritmo doppio rispetto a quello globale. Molte altre scale di riferimento sono usate comunemente dalle diverse istituzioni scientifiche che monitorano l’andamento del clima.

Qui sotto i grafici illustrano l’andamento dell’anomalia termica in Europa e in Italia rispetto al periodo 1971-2000: su questa scala abbiamo già superato ampiamente i 2 gradi.

Come è nato l’obiettivo dei 2°C?

La scelta di fissare la soglia di aumento della temperatura a 1,5 gradi deriva dalle evidenze raccolte e analizzate dalla scienza del clima. È importante comprendere che non si tratta di un limite “fisso”, uno spartiacque con un prima e un dopo ben distinti. Si tratta, invece, anche in questo caso di un valore convenzionale. Ma non scelto a caso.

Per capire perché occorre fare un passo indietro fino al 2009. Siamo a Copenhagen durante la Cop15. Il vertice internazionale sul clima si chiude con l’impegno, da parte di tutti i paesi, a sforzarsi di mantenere la temperatura globale sotto i 2°C. L’anno successivo, alla conferenza di Cancun, questo obiettivo viene ribadito e fatto proprio dalla politica. La soglia di 2 gradi diventa quindi l’obiettivo climatico di lungo periodo per tutti i paesi membri dell’UNFCCC.

Il numero deriva da una serie di studi scientifici e su di esso c’è stata una forte convergenza della comunità scientifica. Con un riscaldamento globale di oltre 2°C, sostengono tutti questi studi, il Pianeta entrerebbe in un territorio inesplorato, cioè si troverebbe in una condizione che non ha precedenti da quando esiste la civiltà umana. Le condizioni per la vita sulla Terra potrebbero essere inadatte a sostenere la società umana come la conosciamo, e portare quindi a sconvolgimenti su scala planetaria.

crediti: Darebin Climate Action Now

Tra i primi studi a guardare all’orizzonte dei due gradi in questi termini ci sono gli articoli di William Nordhaus, scritti negli anni ’70. L’idea che il riscaldamento globale dipendesse in modo diretto dall’aumento delle emissioni di gas serra e fosse quindi in gran parte opera dell’uomo fu rafforzata da James Hansen negli anni ’80, a partire dalla famosa testimonianza al Congresso del 1988. Hansen spiegò alla politica americana che la tendenza in atto avrebbe causato conseguenze catastrofiche. Negli anni ’90 si moltiplicarono gli studi che analizzavano le conseguenze di un global warming a 1°C, 1,5°C e 2°C, mentre prendeva forma la diplomazia climatica nella veste del processo delle Cop (la prima si tenne a Berlino nel 1995, tre anni dopo il Summit della Terra di Rio).

James Hansen al Congresso nell’88. crediti: Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2116443

La diplomazia aveva bisogno di risultati, ma per avere risultati doveva mobilitare 200 paesi. Per farlo serviva un obiettivo concreto, che risultasse sia ambizioso sia a portata di mano. La soglia dei 2 gradi incarnava queste caratteristiche e rispettarla, dal punto di vista scientifico, avrebbe permesso di evitare le conseguenze peggiori della crisi climatica.

Perché oggi si parla di 1,5°C e non solo di 2°C?

Subito dopo Cancun, nel 2014, l’UNFCCC lanciò un processo di revisione dell’obiettivo di 2°C per valutare se già prima di questa soglia non sarebbero avvenuti degli sconvolgimenti insostenibili. L’input venne dai paesi più vulnerabili al climate change, preoccupati per quello che la scienza del clima prevedeva per i loro territori anche rispettando l’obiettivo sul clima di lungo termine. Il processo si concluse nel 2015 e divenne la base su cui fu costruito il Paris Agreement: la soglia di sicurezza venne anticipata a 1,5°C sulla base delle nuove evidenze scientifiche disponibili. L’IPCC nel 2018 ha dedicato un rapporto specifico al clima in un mondo 1,5 gradi più caldo.

È un limite “certo”? No. La valutazione su quali siano le conseguenze accettabili dei cambiamenti climatici e quali, invece, siano quelle non accettabili, ha inevitabilmente un certo grado di soggettività. Ciò che la scienza ci dice con chiarezza, però, è come cambieranno, ai diversi stadi di global warming, alcuni dei principali elementi che determinano il sistema climatico terrestre, come l’innalzamento degli oceani, la fusione dei ghiacci, la frequenza e l’intensità degli eventi estremi, la resa agricola e la distribuzione delle terre coltivabili, la disponibilità di acqua. Per questa stessa ragione alcuni scienziati ritengono che la vera soglia di sicurezza sia quella di +1°C, già oltrepassata, sotto la quale si sarebbe ragionevolmente sicuri di non innescare effetti a catena (effetti feedback) nel clima del Pianeta.

Quando sforeremo gli 1,5°C?

Nonostante l’Accordo di Parigi, oggi la maggior parte degli studi è concorde nel ritenere che sia virtualmente impossibile evitare di superare la soglia di 1,5 gradi di riscaldamento globale. Ciò detto, è bene tenere a mente cosa significa “sforare gli 1,5 gradi” nel senso in cui ne parla il Paris Agreement. Non si tratta di superare il limite durante un singolo anno, anche più volte nell’arco di un breve periodo. Si tratta, piuttosto, di assestare la temperatura del Pianeta su una media strutturalmente superiore a 1,5 gradi, calcolata cioè sull’arco di alcuni decenni.

Viene considerato sforamento anche il superamento per alcuni decenni con la temperatura che scende di nuovo sotto 1,5 gradi dopo 30, 40 o anche 50 anni (offshoot). In base agli scenari emissivi più ottimistici elaborati dall’ultimo rapporto dell’IPCC uscito tra 2021 e 2022, avremo quasi certamente un offshoot compreso tra 1,6 e 1,8°C per alcuni decenni, anche mettendo in campo politiche ambiziose. Non adottare queste misure farebbe schizzare la colonnina di mercurio ancora più in alto, e senza la parabola discendente che caratterizza questi scenari.

Il primo caso, cioè lo sforamento sporadico, anche per un solo anno, è ormai dato per assodato. Lo studio più recente in materia arriva dall’Organizzazione meteorologica mondiale, che assegna un 66% di probabilità di sforare il limite almeno una volta entro il 2027. Per lo sforamento strutturale, negli ultimi mesi sono stati pubblicati alcuni studi interessanti che si basano sui dati forniti dall’ultimo rapporto dell’IPCC.

Secondo il Max Planck Institute for Meteorology di Amburgo, l’ipotesi più probabile è che avverrà a partire dal 2035. Una data che sposta l’overshoot verso il limite inferiore della forchetta proposta dallo stesso IPCC nello studio del 2018. All’epoca, il Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico aveva stimato una data compresa tra il 2030 e il 2052.

Nell’ultimo rapporto, lo stesso IPCC calcola che, sulla base del budget di carbonio e delle emissioni “incorporate” negli impegni ufficiali sul clima di tutti i paesi, raggiungeremo la soglia di riscaldamento globale di 1,5°C al più tardi nel 2032, fra appena 9 anni. La data del superamento varia a seconda dello scenario emissivo di riferimento, come si vede nel grafico qui sotto (il 1° scenario è ormai praticamente fuori portata). Altri studi prendono in considerazione anche altre dimensioni.

Crediti: Carbon Brief su dati IPCC AR6

Per l’Hamburg Climate Futures Outlook, ad esempio, non sono i fattori fisici a rendere “implausibile” stare sotto un aumento temperatura 1,5°C bensì quelli sociali: la transizione e l’adattamento hanno dei costi, economici e sociali, e implicano una trasformazione profonda delle nostre società. Quanto sia difficile accettare questo passaggio lo vediamo già ora, mentre si moltiplicano i partiti e i pezzi di società che vogliono rallentare il ritmo della transizione (o che, nei casi più estremi, li additano come complotti e sfociano nel negazionismo).

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Rinnovabili • sonepar italia

Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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Rinnovabili • pcb ricarica

PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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