Rinnovabili • Emissioni di metano: dal 2023 un consorzio di satelliti le monitora

Il consorzio di satelliti che lotterà contro le emissioni di metano

Lo Stato della California insieme alla Nasa, all’ong Carbon Mapper e all’azienda specializzata in analisi di immagini satellitari Planet Labs manderà in orbita una costellazione di satelliti per inchiodare i grandi inquinatori

Emissioni di metano: dal 2023 un consorzio di satelliti le monitora
Foto di SpaceX-Imagery da Pixabay

Le emissioni di metano hanno effetti climalteranti 80 volte maggiori della CO2

(Rinnovabili.it) – La California unisce le forze con la Nasa, l’ong Carbon mapper e la società di imaging Planet Labs per mandare in orbita una costellazione di satelliti a monitorare il clima. I satelliti rileveranno soprattutto i valori delle emissioni di metano e di anidride carbonica. Ma raccoglieranno dati anche su almeno una dozzina di altri parametri importanti per determinare lo stato di salute del clima globale. I primi due dispositivi saranno spediti nello spazio tra due anni, mentre altri li seguiranno a partire dal 2025.

Obiettivo: fare le pulci ai grandi inquinatori. Tenere sotto stretto controllo le loro emissioni di gas climalteranti in modo da poter fare più pressione per accelerare la transizione ecologica. “Questo decennio rappresenta un momento in cui l’umanità può compiere progressi critici nell’affrontare il cambiamento climatico”, afferma Riley Duren, amministratore delegato di Carbon Mapper che è il motore di questa iniziativa.

Ascolta il podcast di Rinnovabili.it, metti in cuffia la sostenibilità

“La nostra missione è contribuire a colmare le lacune nell’emergente ecosistema globale dei sistemi di monitoraggio del metano e della CO2 fornendo dati tempestivi, utilizzabili e accessibili per il processo decisionale basato sulla scienza”, continua Duren. Sotto la lente finiranno soprattutto l’industria che usa fonti fossili. Questo settore da solo è responsabile per almeno un terzo delle emissioni di metano di origine antropica.

Il metano è un gas climalterante 80 volte più potente della CO2 nei primi 20 anni in cui rimane in atmosfera. E fino a pochi anni fa era anche difficile da monitorare. Poi la svolta, si sono moltiplicate le osservazioni satellitari grazie allo sviluppo di tecnologie che permettono una livello di dettaglio molto più alto. Abbastanza alto sia da rilevare anche le emissioni di metano di entità più contenuta, sia da riuscire ad attribuire con più facilità la responsabilità per tali emissioni. Uno sviluppo essenziale per monitorare, ad esempio, le perdite lungo i gasdotti e dare alle autorità gli strumenti per agire.

Leggi anche Iea: crollano le emissioni di metano nel 2020, ma occhio al rimbalzo

About Author / La Redazione

Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

leggi anche Ragni giganti in metallo per l’installare l’eolico offshore

Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

leggi anche Il primo parco eolico galleggiante d’Italia ottiene l’autorizzazione

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.