Rinnovabili • Eventi climatici estremi Italia: a rischio il 25% delle pmi

Il 25% delle pmi è a forte rischio per eventi climatici estremi in Italia

L’Italia è il paese in assoluto più colpito da eventi estremi in Europa: dal 1980 al 2022 il conto dei disastri naturali arriva a 210 mld euro, contro i 167 della Germania e i 120 della Francia. Di questi, 111 mld sono direttamente attribuibili alla crisi climatica. Per le imprese nelle aree più a rischio, la probabilità di fallire è più alta del 4,8% rispetto alle aziende in zone senza rischio idrogeologico

Eventi climatici estremi Italia: a rischio il 25% delle pmi
Le aree colpite dall’alluvione in Emilia-Romagna a maggio 2023. Crediti: Copernicus

Il rapporto Censis-Confcooperative sul conto dei disastri climatici nel Belpaese

(Rinnovabili.it) – Entro il 31 dicembre tutte le imprese italiane dovranno avere un’assicurazione contro i “rischi catastrofali”. Uno scudo protettivo, stabilito dalla legge di bilancio 2024, soprattutto per limitare i danni degli eventi climatici estremi in Italia. E anche se l’obbligo – che permette di accedere a contributi o agevolazioni statali maggiori – preoccupa le pmi, la prevenzione è la strada migliore. Perché il rischio concreto di subire danni legati alla crisi climatica, in Italia, tocca da vicino il 25% delle piccole e medie imprese, 1 su 4. E proprio il Belpaese è tra i paesi europei più colpiti dall’aumento di frequenza e intensità dei fenomeni estremi: l’Italia, da sola, in 40 anni ha subito 1/3 dei danni dell’intero continente.

Un conto da 210 mld euro

Sono i numeri messi in fila da un rapporto di Censis e Confcooperative che fa il punto sul rischio da eventi climatici estremi per il tessuto economico italiano. Se si contano tutti i disastri ambientali, negli ultimi 4 decenni l’Italia si è trovata davanti un conto da 210 miliardi di euro. Praticamente le stesse risorse mobilitate dal PNRR, pari a 10 manovre finanziarie.

“Di questi 210 miliardi ben 111 sono determinati dagli effetti dei cambiamenti climatici. Ecco perché la cura del territorio non è un costo, ma un investimento sul sistema paese”, spiega Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative commentando i dati che emergono dal Focus Censis Confcooperative “Disastri e climate change conto salato per l’Italia”.

Ed è un conto che è destinato a crescere. Perché, spinti dall’aumento delle temperature globali, gli eventi climatici estremi in Italia tendono a colpire di più e più intensamente negli ultimi anni. Solo tra 2017 e 2022 la conta dei danni arriva a 42,8 miliardi: 1/5 dei danni sono concentrati in appena 6 anni. Se guardiamo soltanto il 2022, il peso dei disastri climatici per l’Italia è stato pari a 1 punto percentuale di pil, circa 17 miliardi. Quasi quanto la stessa finanziaria.

Chi rischia per gli eventi climatici estremi in Italia?

Il 25% di pmi più minacciate dai disastri climatici sono quelle localizzate in comuni a rischio frane e alluvioni, quindi più esposte al rischio idrogeologico. Secondo il rapporto, rispetto ad altre pmi in zone con un profilo di rischio minore, hanno il 4,8% di probabilità in più di fallire in seguito a un evento climatico estremo. Gli effetti avversi continuano a farsi sentire per 4-5 anni prima di ritornare alla normalità in termini di ricavi e addetti, un lasso di tempo durante il quale non è improbabile che si verifichino altre calamità climatiche.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

leggi anche Ragni giganti in metallo per l’installare l’eolico offshore

Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

leggi anche Il primo parco eolico galleggiante d’Italia ottiene l’autorizzazione

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.