Rinnovabili • Hotspot di riscaldamento globale: il Mediterraneo orientale raggiungerà +5°C

Il Mediterraneo orientale è un hotspot di riscaldamento globale: attesi +5°C al 2100

Un rapporto del Max Planck Institute for Chemistry e dal Climate and Atmosphere Research Center del Cyprus Institute fa il punto sulla crisi climatica in Medio Oriente e nel settore est del Mare Nostrum

Hotspot di riscaldamento globale: il Mediterraneo orientale raggiungerà +5°C
La costa del Libano vista da Naqura. Crediti: Lorenzo Marinone CC BY 2.0

Nella regione hotspot di riscaldamento globale vivono 400 mln di persone

(Rinnovabili.it) – La COP27 di Sharm el-Sheikh si terrà in una regione condannata a riscaldarsi di ben 5°C entro la fine di questo secolo – il doppio della media globale – se il mondo non devia dalla traiettoria attuale di emissioni di gas serra. L’Egitto, insieme ai paesi del Medio Oriente e a quelli affacciati sul Mediterraneo orientale, è nel cuore di uno dei principali hotspot di riscaldamento globale.

Dove la crisi climatica avrà un impatto molto più devastante che altrove. I 400 milioni di persone che vivono in questo quadrante dovranno fare i conti con ondate di calore “senza precedenti” e capaci di “creare disturbi all’ordine sociale”. Siccità più pesanti e lunghe. Un numero più elevato di tempeste di sabbia. Carenza di precipitazioni che comprometteranno la sicurezza idrica e alimentare. Lo afferma un rapporto curato dal Max Planck Institute for Chemistry e dal Climate and Atmosphere Research Center del Cyprus Institute.

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L’aumento del livello dei mari nella regione è simile alla media globale, ma sono molti i paesi che non sono preparati per questa sfida. “Questo comporterebbe gravi problemi per le infrastrutture costiere e l’agricoltura e potrebbe portare alla salinizzazione delle falde acquifere costiere, compreso il Delta del Nilo, densamente popolato e coltivato”, spiega George Zittis, prima firma dello studio.

Previsioni che si basano su una valutazione aggiornata e completa dei dati di misurazione e delle più recenti analisi climatiche. Il rapporto identifica la regione come un hotspot riscaldamento globale e segnala che sta rapidamente superando l’Unione Europea come fonte di gas serra, diventando una dei principali inquinatori a livello globale.

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Agire per evitare questo scenario è ancora possibile. Anche se il global warming corre più veloce nella regione che altrove, rispettare i principali obiettivi del Paris agreement stabilizzerebbe la temperatura attorno ai 2°C. Ma per riuscirci, serve cooperazione tra i paesi dell’area. “Poiché molti degli effetti regionali del cambiamento climatico sono transfrontalieri, è indispensabile una maggiore collaborazione tra i Paesi per far fronte agli impatti negativi previsti. La necessità di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi è diventata più importante che mai”, spiega Jos Lelieveld del Max Planck Institute.

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.