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Ondate di calore, Nature: 180 aziende responsabili di 213 eventi estremi

Uno studio Nature collega 213 ondate di calore alle emissioni di 180 aziende fossili, aprendo la strada a responsabilità legali.

Ondate di calore, Nature: 213 eventi estremi collegati alle emissioni di 180 aziende fossili.
Immagine realizzata con IA

Le ondate di calore sono state rese più probabili e intense dalle emissioni di 180 aziende dei combustibili fossili e del cemento. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature e guidato dal Politecnico federale di Zurigo (ETH Zürich). Per la prima volta, la ricerca ha collegato direttamente 213 grandi eventi estremi registrati tra il 2000 e il 2023 alle responsabilità di specifiche compagnie, tra cui anche l’italiana Eni. I risultati dimostrano come le attività dei grandi produttori di carbonio abbiano inciso in modo sostanziale su fenomeni che, in assenza del riscaldamento globale, sarebbero stati pressoché impossibili.

Ondate di calore rese più probabili dalle emissioni fossili

I dati mostrano che dal periodo preindustriale a oggi la probabilità delle ondate di calore è cresciuta in maniera esponenziale: circa 20 volte tra il 2000 e il 2009 e fino a 200 volte tra il 2010 e il 2019. Un quarto degli eventi analizzati non si sarebbe verificato senza l’effetto del cambiamento climatico. Lo studio rivela che le emissioni delle maggiori aziende hanno contribuito da sole alla metà dell’aumento dell’intensità delle ondate di calore. A seconda del produttore, l’apporto individuale è sufficiente a rendere possibili da 16 a 53 eventi che sarebbero stati irrealizzabili in un clima preindustriale.

Il peso dei grandi emettitori globali

Secondo le statistiche sulle emissioni delle grandi compagnie fossili, le prime 20 aziende mondiali sono responsabili di oltre un terzo delle emissioni globali di CO₂ dal 1965 a oggi. Tra queste si contano giganti petroliferi e del carbone che incidono per quote tra il 2 e il 5% ciascuno.

Complessivamente, le 180 imprese considerate nello studio ETH Zürich e Nature sono collegate a quasi la metà dell’aumento osservato nell’intensità delle ondate di calore del periodo moderno. La novità è la possibilità di attribuire con rigore scientifico la responsabilità di singoli eventi estremi a specifici soggetti industriali.

Modelli climatici e dati storici rivelano l’impatto delle aziende sulle ondate di calore

Lo studio pubblicato su Nature utilizza un approccio di attribuzione sistematica. I ricercatori hanno combinato modelli climatici e dati storici sulle emissioni. Questo ha permesso di calcolare il contributo delle singole compagnie all’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore.

Nel dettaglio, l’analisi mostra che le emissioni dei 180 principali produttori fossili e del cemento hanno rappresentato il 75% della CO₂ cumulata dal 1850 al 2023. Le 14 compagnie più grandi – tra cui ExxonMobil, Chevron, BP, Shell, Gazprom, Saudi Aramco e Coal India – da sole sono responsabili del 30% delle emissioni globali.

Questo peso si riflette nelle ondate di calore analizzate: la sola ex Unione Sovietica ha reso 53 eventi almeno 10.000 volte più probabili, mentre il colosso Coal India ne ha determinati 51. Anche singole aziende come BHP, Santos o INPEX hanno avuto un impatto rilevante: ciascuna delle loro emissioni sarebbe stata sufficiente, da sola, a causare circa 50 delle 213 ondate di calore studiate.

Le implicazioni giuridiche delle ondate di calore

Il passo avanti della scienza trova un riflesso nel campo legale. A fine luglio la Corte internazionale di giustizia dell’Aia ha diffuso un parere consultivo che stabilisce la responsabilità degli Stati per le violazioni degli obblighi climatici.

Secondo il presidente Yuji Iwasawa, gli effetti negativi del clima alterato compromettono diritti fondamentali come la salute e un tenore di vita adeguato. In caso di violazione, gli Stati possono essere chiamati a risarcire i Paesi colpiti con restituzioni, compensazioni e soddisfazioni. Pur restando complesso stabilire il nesso causale diretto tra le emissioni e i danni subiti, i giudici hanno ribadito che non si tratta di un compito impossibile.

Una nuova cornice di responsabilità

Il parere dell’Aia, richiesto inizialmente dall’arcipelago di Vanuatu, fornisce ai legislatori e ai tribunali di tutto il mondo uno strumento inedito per chiamare in causa i governi e, potenzialmente, le aziende coinvolte.

Le ondate di calore non sono più soltanto eventi naturali amplificati dal riscaldamento globale, ma diventano episodi per i quali la scienza individua precise responsabilità. La combinazione tra nuove evidenze scientifiche e strumenti giuridici internazionali potrebbe aprire la strada a richieste di risarcimento e a un rafforzamento degli obblighi di protezione del clima per le generazioni presenti e future.

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About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.