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ASviS, il Festival dello Sviluppo sostenibile si moltiplica

“Mettiamo mano al nostro futuro”: cosa possiamo fare per uno sviluppo autenticamente sostenibile? Siamo tutti chiamati al cambiamento con una visione integrata: la sostenibilità ha dimensioni ambientali, economiche e sociali. Ormai «nessuno può più dire non lo sapevo»

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(Rinnovabili.it) – Gli eventi collegati al Festival dello Sviluppo Sostenibile organizzato dall’ASviS – l’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, si declinano in numeri crescenti: 220 nel 2017, 702 nel 2018, 1.059 nel 2019.

«Questo è un patrimonio culturale, sociale e civile del Paese» ha sottolineato Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS, parlando delle forze che hanno animato questa edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile. Ne viene fuori «una forte propensione alla generosità, alla disponibilità a sperimentare, a contaminarsi, a collaborare insieme». L’Agenda 2030 ci obbliga a chiederci cosa possiamo fare per uno sviluppo autenticamente sostenibile. Il motto “Mettiamo mano al nostro futuro” è già indicativo di un approccio plurale: non sono io, siamo noi, che dobbiamo mantenere la barra in direzione di una visione lungimirante e inclusiva.

 

«La sostenibilità non è un  capriccio, non è un dettaglio, non è un lusso», ha esordito Mara Carfagna,  vicepresidente della Camera dei Deputati. L’Agenda 2030 è «l’unica strada per un futuro sostenibile, perché le scorciatoie portano a un vicolo cieco». Nel quadro della sostenibilità, che richiede una visione di lungo periodo, ogni distinzione politica diventa superata. Impegnarsi per la sostenibilità riguarda tutti, noi e le generazioni che verranno. Se la salvaguardia dell’ambiente «è una necessità», la sostenibilità si misura anche in termini finanziari e di politiche di genere: oggi in Italia lavora una donna su due, al Sud addirittura una su tre, «sono cifre inaccettabili» per un Paese che ha bisogno di crescere. Carfagna ha citato Fridays for Future, il movimento guidato da Greta Thunberg che supera le vecchie etichettature ideologiche. Vogliamo voltare le spalle a questa nuova sensibilità dei giovani oppure valorizzarla e trasformarla in azioni concrete? «Dobbiamo offrire riposte a questa domanda di equità, di giustizia, di ecologia, di sostenibilità».

L’economista statunitense Jeffrey Sachs (direttore del Sustainable development solutions network delle Nazioni Unite), autentico trascinatore che ha raccolto un lunghissimo applauso, è rimasto piacevolmente stupito dalla grande partecipazione agli eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile, auspicando che sia un traino per il mondo intero. Sachs ha mostrato preoccupazione per l’emergenza climatica e la perdita di biodiversità: il Mediterraneo è un’area molto vulnerabile, e l’Italia è particolarmente esposta. Una città come Venezia, ad esempio, potrebbe scomparire con l’innalzamento dei mari, ma le nostre coste in generale saranno in parte mangiate dal mare. L’esortazione di Sachs è quindi far sì che l’Italia sia in prima fila per promuovere lo sviluppo sostenibile in Europa. Sachs ha difeso con passione l’Europa: chiunque pensi che il futuro sia nell’indebolimento dell’Europa non capisce nulla della realtà di oggi e la realtà è che l’Europa deve essere forte per se stessa e per il mondo. «L’obiettivo dell’attuale presidenza americana è dividere l’Europa, non lasciate che accada: anche questo significa mettere mano al nostro futuro. Quella climatica è un’emergenza, agire adesso è una priorità: non possiamo dire che abbiamo perso tempo e poi lo recupereremo, la situazione ci sta sfuggendo di mano e quello che perderemo non tornerà».

 

L’Agenda 2030 fino a un po’ di tempo fa era un termine pressoché sconosciuto, oggi è utilizzato con maggiore frequenza. Il Festival dello Sviluppo Sostenibile, ha spiegato Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, ha coinvolto musei, pubbliche amministrazioni, progetti artistici e imprenditoriali, sport, città, università (le 68 università aderenti alla Rete delle università per lo sviluppo sostenibile hanno organizzato 300 eventi), istituzioni culturali, senza dimenticare la costante presenza sui media. La campagna istituzionale trasmessa dalla  Rai, tanto per dare un’idea, ha avuto 100 milioni di contatti; #FestivalSviluppoSostenibile ha avuto 21 milioni di visualizzazioni su Twitter. Eppure, dall’indagine Eumetra, risulta che il 25% degli intervistati ritiene i temi dell’Agenda 2030 poco o per niente prioritari. Tra i 17 goal, è in testa il cambiamento climatico: effetto Greta? Ma chi deve occuparsi di questi temi? In sostanza, dalle risposte al questionario Eumetra emerge che tutti i segmenti della società sono chiamati a fare la loro parte, segno di una presa di coscienza diffusa e della consapevolezza che si può ottenere un risultato solo lavorando insieme. Rispetto a un anno fa si è registrato un cambiamento fortissimo nel mondo delle imprese: le dieci organizzazioni imprenditoriali più importanti d’Italia hanno firmato il Manifesto “Acceleriamo la transizione per la sostenibilità” in cui viene fissata una lista di azioni che il governo dovrebbe intraprendere e si chiede al Presidente del Consiglio l’apertura di un tavolo per affrontare i temi relativi alla sostenibilità nella prossima legge di bilancio. Anche nel mondo dell’educazione gli effetti del cambiamento sono significativi: una delle tematiche individuate per lo sviluppo delle competenze in educazione civica è proprio l’Agenda 2030, ma non mancano educazione ambientale, educazione alla legalità, contrasto alle mafie. Il portale Scuola 2030 è dedicato ai docenti, a cui i ragazzi fanno domande a cui devono saper rispondere. I rettori delle università italiane nel loro Manifesto menzionano sostenibilità, riduzione dell’impronta ecologica, approcci sistemici e interdisciplinari, legami con il territorio, coesione sociale, eliminazione degli sprechi alimentari, recupero del valore dell’etica, così importante nei luoghi dove si formano le classi dirigenti di domani. Giovannini ha infine annunciato la creazione della piattaforma ASviS “Oltre il 2030” in collaborazione con la Fondazione Unipolis per informare su come le scelte di oggi dovrebbero essere fatte pensando al futuro. Ulteriore ma non ultimo il ruolo della cultura, elemento fondamentale per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030: per questo il prossimo Festival dello Sviluppo Sostenibile partirà da Parma, “Città italiana della cultura” per il 2020. ASviS ha fatto una serie di proposte su quelle che dovrebbero essere le priorità strategiche per l’Europa nel periodo 2019-2024 in accordo con gli obiettivi dell’Agenda 2030. In conclusione, «nessuno può più dire ‘non lo sapevo’. Quindi mettiamo subito mano al nostro futuro».

 

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Lorenzo Fioramonti, vice ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, ha espresso il suo rammarico per il fatto che il Senato non ha dichiarato il cambiamento climatico un’emergenza. Fioramonti, che ha già scritto una lettera ai rettori per sottolineare l’importanza dell’Agenda 2030, è in procinto di scriverne una a tutti gli industriali italiani perché lavorino in sinergia con università ed enti di ricerca per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030. Ha ricordato inoltre il progetto del Miur con le scuole “Facciamo 17 goal. Il 21 maggio il Presidente del Consiglio ha annunciato la creazione a Palazzo Chigi di una cabina di regia sull’Agenda 2030 chiamata “Benessere Italia”. A Fioramonti abbiamo chiesto di spiegarci in cosa consiste.

 

 

 Fioramonti ha menzionato il caso del Costarica, dove lo stesso ministro si occupa di energia e di ambiente: un esempio di governance integrata dove le singole parti sono collegate tra loro. Non si tratta di essere ambientalisti, ma di capire che tutti vogliamo vivere meglio, avere imprese di qualità e che rafforzare il territorio fa crescere l’economia e crea lavoro di qualità. «Abbiamo associato l’idea dello sviluppo alla pesantezza, dovremmo invece riscoprire la leggerezza». C’è qualcosa che va oltre il mercato: l’economia possiamo rimetterla in piedi se ci mettiamo d’accordo, non è così per la natura o le relazioni sociali. Cosa vogliamo per il XXI secolo? Cos’è la crescita economica nel XXI secolo? Non dobbiamo rinunciare alla crescita, ma rivederne i parametri. «Tutti noi, e i politici in particolare, dovremmo avere come Greta la capacità di non distrarci e parlare dell’unico tema davvero importante».

 

Per Marina Ponti, direttrice Un SDG Action campaign, c’è un movimento forte e creativo per il cambiamento che riunisce giovani, imprenditori, parlamentari, enti locali, semplici cittadini, ma non basta la mobilitazione se non è accompagnata da azioni concrete. La realizzazione dell’Agenda 2030 richiede una leadership politica forte che si traduca in iniziative coerenti. Ponti ha portato l’esempio della Spagna, dove una commissaria per l’Agenda 2030 ne rende visibile a tutti l’importanza. Tutti i ministri hanno la spilla con il logo, che appare in tutti gli eventi: perché non farlo anche in Italia? L’esperienza dell’ASviS è un grande esempio, capace di mettere insieme monitoraggio, proposte, azioni: «vorrei clonarvi e portarvi in giro per il mondo a “contagiare” altri paesi». Bisogna pensare agli obiettivi in chiave nazionale, internazionale e globale, e cogliere l’occasione della presidenza italiana del G20 nel 2021 per accelerare questi cambiamenti. Il Segretario generale dell’Onu è stato molto chiaro: non vuole più sentire parole, i Paesi devono passare ad azioni concrete. Perché una cosa è certa: come disse C.S. Lewis, «non puoi tornare indietro nella storia e cambiare l’inizio, ma puoi partire da dove ti trovi e cambiare il finale».

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

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Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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