Rinnovabili • Via Francigena nel Sud, pellegrinaggio 2.0

Francigena nel Sud, pellegrinaggio 2.0

Sarà presentata il 16 aprile a Roma la prima App ufficiale del percorso sacro nel Lazio, promossa dalla Fondazione Percorsi Giubilari. Tracciato l’itinerario dell’antica Prenestina, da Piglio (FR) alla Capitale

Via Francigena nel Sud, pellegrinaggio 2.0(Rinnovabili.it) – La tradizione del pellegrinaggio incontra l’innovazione del web aprendo la strada ad una nuova forma di ecoturismo. Nasce così La Via Francigena nel sud, la prima App ufficiale del percorso sacro nel Lazio promossa dalla Fondazione Percorsi Giubilari. Sapiente mix tra tecnologia e documentazione storica, l’applicazione fornisce una ricca audioguida, in italiano, inglese e spagnolo, per l’itinerario dell’antica Prenestina, da Piglio (Frosinone) alla Capitale, passando per Serrone, Paliano, Genazzano, Cave, Palestrina, Zagarolo e Gallicano nel Lazio. Il software, creato da Nova Ict, contiene al suo interno tutte le tappe degli ultimi 85 chilometri del pellegrinaggio verso Roma, georeferenziate e suddivise per tratti da compiere ciascuno nell’arco di una giornata di cammino.

 

Ad arricchire lo strumento informatico anche guida dei centri storici dei comuni attraversati dall’itinerario, una serie ricca di punti d’interesse che riguardano le ricchezze archeologiche, architettoniche e storiche delle varie località con sussidi audio/video per svolgere il triplice compito di guida turistica, mappa interattiva e fonte d’informazioni per chi vuole organizzare il proprio viaggio da casa. L’applicazione sarà presentata in anteprima il prossimo 16 aprile a Roma (ore 16.30) presso la Pontificia Università Lateranense di Roma (Aula Paolo VI). Agli amanti delle camminate ma anche a chi semplicemente vuole riscoprire una nuova forma di turismo più vicino alla natura e al valore intrinseco delle risorse storico-ambientali, basterà scaricare gratuitamente l’applicazione sul proprio smartphone o tablet e iniziare l’avventura.

 

L’iniziativa ha già il patrocinio di: Roma Capitale (Assessorato alle Politiche culturali), Provincia di Roma, Associazione Europea delle Vie Francigene, Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali ed il Diritto d’Autore (MiBAC), Diocesi di Palestrina, XI Comunità Montana, Colline Romane, Comuni di Gallicano nel Lazio, Palestrina, Cave, Valmontone, Zagarolo, Piglio e Paliano.

 

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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