Rinnovabili • coronavirus famiglia

Il Coronavirus ci ricorda: siamo un’unica famiglia umana

Il futuro che vorremmo evitare è già oggi e la drammatica situazione della pandemia ce lo ricorda inequivocabilmente.

coronavirus famiglia

di Andrea Masullo

Le drammatiche giornate che ciascuno di noi sta vivendo ci inducono a molte riflessioni sul futuro. 

La prima considerazione da fare è che un destino comune lega ogni persona, ogni regione, ogni nazione: siamo un’unica famiglia umana, in un’unica casa comune. Abbiamo oggi la tangibile percezione che questa affermazione, che abbiamo letto e scritto tante di quelle volte da considerarla come uno slogan, forse eccessivamente romantico, sia invece una realtà concreta su cui misurare il futuro nostro e dei nostri figli. 

Se poi leggiamo i tanti articoli scientifici sul Coronavirus che stanno popolando le riviste più prestigiose, scopriamo la drammatica attualità di un estremo bisogno di specialisti per difenderci dalle pandemie, ma anche di persone in grado di una visione ampia, interdisciplinare, olistica, per comprenderne l’origine e prevenirle.

In un articolo pubblicato il 25 febbraio scorso nella rivista PNAS, edita dall’Accademia Nazionale delle Scienze degli USA (Di Marco et alii), si sottolinea il collegamento fra i cambiamenti globali che stanno sconvolgendo la “nostra casa comune”: i cambiamenti climatici, l’inquinamento, la deforestazione, la perdita di biodiversità. Si afferma nell’articolo che circa il 70% delle ultime pandemie, come l’Ebola, la SARS la MES e l’attuale Coronavirus, abbiano origine in animali selvatici, attraverso mutazioni che avvengono nel passaggio in animali domestici ed infine nell’uomo. Quindi dei virus, che sono parte dell’equilibrio naturale in cui si sono generati, diventano una grave minaccia se diffusi in ambienti antropizzati.

A questo punto emerge un’altra considerazione che riguarda la velocità di diffusione di questi virus. L’ambiente antropizzato sembra un ambiente particolarmente favorevole ai virus. Una popolazione mondiale di circa sette miliardi e 800 milioni di persone, delle quali circa 4 miliardi e 300 milioni assembrate in agglomerati urbani, spesso in enormi periferie degradate, in abitazioni insicure e con servizi igienici assenti o estremamente carenti, rappresenta una grande opportunità di espansione per un virus che si è da poco adattato a riprodursi nell’organismo umano. Il processo di urbanizzazione porterà nel 2050 fra i 6 e i 7 miliardi di persone a concentrarsi in città sovraffollate; ma ciò non alleggerirà il peso sugli ecosistemi naturali, anzi, procedendo nella corsa ai consumi, quelli utili e quelli inutili, accelererà il ritmo della loro distruzione, per far spazio a coltivazioni intensive e attività minerarie, aggravando gli impatti dei cambiamenti climatici. 

Questo sta accadendo già oggi. Il 2019 è stato l’anno delle grandi perdite di ecosistemi fondamentali ad opera di grandi incendi, a volte appiccati dall’uomo con l’intento di sfruttare industrialmente terreni e risorse minerarie, come nel caso dell’Amazzonia, altre volte causate dai cambiamenti climatici (anch’essi opera dell’uomo), come accaduto in Australia durante una estate particolarmente calda e siccitosa. Ciò creerà maggiori contatti, di merci, alimenti e persone, con specie selvatiche che portano nel loro successo evolutivo l’ospitalità di virus a volte letali per specie antagoniste. Se a ciò aggiungiamo che molte persone si spostano con facilità da un continente all’altro, sia per lavoro che per turismo, ed altrettanto fanno le merci nell’era del consumismo globalizzato, è facile comprendere perché il problema, oltre alla pericolosità del virus è la enorme velocità di diffusione che genera pandemie globali. 

Sembra che gran parte dei cosiddetti obiettivi delle nazioni unite per il 2030, i Sustainable Development Goals (SDG), ci stiano evaporando fra le mani, che non bastino per raggiungerli piccole correzioni di rotta del modello che li ha generati e resi necessari; mi riferisco in particolare a: “Garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età”, “Garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti”, “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”, “Adottare  misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze”, “Proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e invertire il degrado dei suoli e fermare la perdita di biodiversità” 

Anche Papa Francesco ha scritto con chiarezza nella notissima Enciclica “Laudato si”, che “Affinché sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di «cambiare il modello di sviluppo globale», la qual cosa implica riflettere responsabilmente «sul senso dell’economia e sulla sua finalità, per correggere le sue disfunzioni e distorsioni». Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell’ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro.” (Laudato si, 194).

E allora che fare?

La vita essenziale a cui siamo costretti in questi giorni di emergenza ci sta facendo scoprire un ritmo diverso del nostro tempo, dove può trovare spazio la riflessione sul senso essenziale della vita, di cui fa parte anche la pulizia della casa, la preparazione del cibo, che non va sprecato per evitare di moltiplicare insidiose uscite ai supermarket, ecc. Uno stile di vita più sobrio ci comincia a sembrare possibile e ci fa scoprire la fragilità della nostra esistenza, ci richiama ad una concezione più realistica di noi stessi e del mondo. Il preteso dominio assoluto dell’uomo sulla natura che ha dato origine alla civiltà moderna sembra sbriciolarsi.

Accanto a ciò proviamo una forte mancanza di relazioni umane ampie e dirette, cui solo in parte sono in grado di sopperire i “social media”. Insieme al bisogno degli altri, temiamo che le privazioni di queste settimane possano prolungarsi e ripetersi in futuro con sempre maggior frequenza. Cresce in noi l’interrogativo: come possiamo chiamare progresso un modello di sviluppo che ci toglie tutto ciò che davvero conta nella nostra civiltà, la socialità, la libertà di uscire di casa? Il fatto stesso che la democrazia debba essere sospesa a tempo indeterminato è la negazione di tutto ciò che abbiamo sempre dato per scontato. Perfino il prolungamento della vita umana, elemento fondante del successo delle economie più prospere, viene messo in discussione dalla drammaticità di una pandemia.

Sembra che all’improvviso ci venga presentato un conto che non avevamo mai pensato di dover pagare! Se questo non è il futuro che vogliamo, utilizziamo questi giorni difficili per ripensare i nostri stili di vita, i nostri obiettivi, l’uso del nostro tempo. 

La posta in gioco è la nostra stessa civiltà.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Simulare i fenomeni termomeccanici

Simulare i fenomeni termomeccanici [Webinar]

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Martedì 18 giugno COMSOL terrà un seminario gratuito dedicato alla simulazione multifisica delle interazioni termomeccaniche

fenomeni termomeccanici

Come prevedere la tendenza di un materiale a cambiare di volume in risposta ad un cambiamento di temperatura all’interno di un sistema meccanico? Come valutare l’effetto sulle prestazioni di fenomeni termomeccanici come il riscaldamento Joule? Come modellare le possibili deformazioni indotte dal calore e studiarne le conseguenze sul comportamento meccanico di strutture solide?

Per tutte queste domande esiste una risposta “semplice”: la simulazione multifisica. Questo strumento d’analisi permette, a partire da un sistema complesso, di simulare i singoli aspetti (elettrici, meccanici, termici o chimici) e gli effetti della loro interazione. Nel dettaglio la simulazione multifisica permette di creare un modello matematico e analizzarlo minuziosamente con l’obiettivo di prevedere o convalidare il risultato del mondo reale. Evidenziando eventuali criticità e ottimizzando i progetti ancor prima della prototipazione. 

Nel settore delle energie rinnovabili (ma non solo) l’approccio risulta particolarmente valido per il comportamento meccanico di strutture solide dove la complessità dei fenomeni termomeccanici richiede necessariamente un’attenzione e una cura più elevate durante la fase progettuale. 

A spiegarne vantaggi e potenzialità è il nuovo webinar gratuito di COMSOL, una delle aziende leader nello sviluppo software di modellazione matematica. L’evento, in programma per il 18 giugno alle ore 14.30 permetterà ai partecipanti di comprendere come sia possibile analizzare le strutture meccaniche combinando tutti gli effetti fisici e le interazioni rilevanti. 

 Lo strumento principe è COMSOL Multiphysics®, uno dei software di modellazione più avanzati del settore, in grado simulare progetti, dispositivi e processi in ogni ambito tecnologico. Grazie al modulo dedicato alla Meccanica Strutturale, la piattaforma permette di analizzare la meccanica dei solidi, simulando il comportamento dei materiali, delle dinamiche, delle vibrazioni, dell’attrito ecc. all’interno di un unico modello e di un unico ambiente di modellazione.

Il modulo offre accoppiamenti multifisici integrati che includono anche gli aspetti termici, a partire dalle semplici condizioni operative di un dispositivo, per arrivare a fenomeni più complessi come l’effetto Joule. La piattaforma rende possibile, infatti, modellare la conduzione della corrente elettrica in una struttura, il successivo riscaldamento elettrico causato dalle perdite ohmiche e le sollecitazioni termiche indotte dal campo di temperatura.

Simulare i fenomeni termomeccanici

Per avere una panoramica completa delle possibilità durante il seminario i tecnici Comsol esamineranno i diversi meccanismi importanti da considerare in un modello termomeccanico. Come ad esempio il creep termico, ossia la deformazione anelastica che si verifica nel tempo quando un materiale è sottoposto a stress a una temperatura pari o superiore al 40% del punto di fusione. O ancora lo smorzamento termoelastico, che si verifica quando si sottopone un materiale a stress ciclico di compressione e di espansione. La deformazione ciclica crea variazioni locali di temperatura in grado a loro volta di produrre perdite meccaniche.

Il webinar passerà in rassegna vari casi di studio ed esempi di modelli, mostrando il software in azione e rispondendo in tempo reale a tutte le domande dei partecipanti.

Partecipa al seminario gratuito dedicato alla simulazione dei fenomeni termomeccanici registrandoti all’indirizzo  https://www.comsol.it/c/fvmd 

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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Rinnovabili • pcb ricarica

PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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