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Dentro il negoziato sul clima: cosa si discute alla COP 21?

Obiettivi a lungo termine, meccanismo di revisione degli impegni e destino dei Paesi poveri. Tutti temi sul tavolo della Conferenza sul clima di Parigi

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(Rinnovabili.it) – Si apre oggi la COP 21, la conferenza ONU sul clima che – quest’anno più che mai – tenterà di trovare una soluzione al problema ormai ineludibile del riscaldamento globale. Le previsioni indicano che l’evento attirerà su Parigi quasi 50 mila partecipanti, tra cui 25 mila delegati di governi, organizzazioni intergovernative, agenzie ONU, ONG e della società civile. Il governo francese, che ospita il vertice poco a nord di Parigi, ha chiesto che il documento finale venga compilato entro mercoledì 9 dicembre, in modo da essere tradotto nelle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite prima di venerdì 11, data di chiusura della COP. In realtà, questi meeting finiscono sempre ai supplementari, e questo non sembra poter fare eccezione. Le 196 nazioni partecipanti (parti della Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici – UNFCCC) arrivano al tavolo negoziale con una bozza di 55 pagine, senza accenni alla questione dei diritti umani o un piano di sviluppo delle rinnovabili. Restano invece 1.490 parentesi quadre, tutti nodi da sciogliere per arrivare ad un accordo. Le principali aree di controversia sono le stesse che potrebbero definire obiettivi ambiziosi o deludenti quando il prestigioso vertice sarà concluso.

 

La cornice giuridica dell’accordo

Nel 2011 è stato deciso che l’accordo di Parigi avrebbe dovuto avere una qualche forma di «valore legale». Non era chiaro, però, se i negoziatori immaginassero un trattato di diritto internazionale o un accordo i cui unici vincoli sono al diritto nazionale. Mentre i Paesi in via di sviluppo e l’Unione europea preferiscono un trattato vincolante, gli Stati Uniti e la Cina puntano su un accordo che venga implementato sulla base di leggi e normative nazionali. Quel che si otterrà, probabilmente, sarà una serie di impegni volontari. Il problema è soprattutto che il Senato degli Stati Uniti, dominato dai repubblicani, non ha intenzione di ratificare un patto vincolante sul clima. Così l’operazione deve essere costruita in modo tale che non vi sia la necessità della ratifica congressuale negli USA, ma basti quella del Presidente Obama.

 

Obiettivi a lungo termine

Molti Paesi prediligono la frase «trasformazione globale verso società a basse emissioni e climaticamente resilienti» per segnalare il passaggio a lungo termine dai combustibili fossili verso l’energia rinnovabile. Alcune nazioni in via di sviluppo e gli attivisti per il clima chiedono invece un linguaggio chiaro, che stabilisca l’eliminazione di petrolio, gas e carbone entro il 2050. Cina e India, ma anche tutti i grandi Paesi occidentali, sono riluttanti a fissare date precise sul phase out, motivo per il quale sarà molto difficile vedere progressi significativi in questo settore. Se passerà l’espressione «emissioni nette zero» nella seconda metà del secolo, come chiedono i Paesi del G7, si lascerà ampio margine alle compagnie che sfruttano combustibili fossili demandando ogni speranza di disinnescare la bomba di carbonio a tecnologie ancora non mature, come il sequestro della CO2.

 

cop 21 clima

 

Un sistema di revisione chiaro

I Paesi che assumono obblighi internazionali dovranno fornire la prova di aver preso sul serio gli impegni. Questo comporta revisioni periodiche e metodologie di calcolo chiare, un monitoraggio e una attività di reporting di alta qualità. C’è il rischio che i Paesi più grandi cerchino un’intesa al ribasso, favorendo un regime opaco. Anche le grandi aziende non amano mostrare i dati sull’inquinamento, e questo è un male. La trasparenza è un tema chiave per il successo della COP 21. Probabilmente non sarà incluso un meccanismo di compliance, cioè un vincolo legale al rispetto dei target, per cui chi non rispetta gli impegni volontari presi al vertice riceverà solo un po’ di sdegno internazionale.

 

L’obiettivo dei 2 °C

Secondo l’IPCC, il panel di esperti ONU sui cambiamenti climatici, per non incappare nei peggiori impatti climatici è necessario evitare un aumento delle temperature medie globali che a fine secolo risulti superiore di 2 °C rispetto ai livelli precedenti la rivoluzione industriale. Oltre questa soglia, aumenterebbero la frequenza e l’intensità di catastrofi naturali come alluvioni, inondazioni, ondate di calore e siccità. I piccoli Stati insulari, tuttavia, chiedono di lavorare per un obiettivo di 1,5 °C, considerato più sicuro da gran parte de’expertise globale. In caso contrario, le loro sorti sarebbero segnate, in quanto nazioni in grave pericolo per l’innalzamento del livello dei mari.

Per raggiungere l’obiettivo dei 2 °C, l’IPCC stima che le emissioni di gas serra debbano essere ridotte del 40-70% entro il 2050 e che la carbon neutrality (emissioni zero) debba essere raggiunta al più tardi nel 2100.

Alla COP 15 di Copenaghen, nel 2009, per la prima volta è stato deciso che ogni Paese parte della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) avrebbe proposto un contributo nazionale (INDC – Intended Nationally Determined Contribution) alla riduzione delle emissioni globali entro il 2025-2030.

 

Tutti in piazza alla Marcia per il ClimaIl 1 ottobre 2015 è scaduto il termine (non vincolante) stabilito dall’ONU per la presentazione di questi piani nazionali. 146 Paesi hanno presentato entro quella data il proprio impegno, ma il numero è salito a 179 con i ritardatari. Rappresentano il 95% della popolazione globale e il 94% delle emissioni. Diversi studi, nell’ultimo mese, hanno evidenziato che il loro sforzo non è sufficiente e metterebbe il pianeta sulla traiettoria di un aumento della temperatura tra 2,7 e 3 °C entro fine secolo.

Il target dei 2 °C può ancora essere raggiunto, a condizione che gli impegni vengano rivisti sistematicamente, aumentando ogni volta il livello di ambizione dei prossimi piani climatici. Uno degli obiettivi fondamentali della COP 21 è approvare un meccanismo di revisione periodica degli INDCs. L’ideale sarebbe fissare il riesame con cadenza quinquennale, ma soprattutto inserire nel documento finale un riferimento forte alla soglia degli 1,5 °C.

 

Finanziamenti per la mitigazione e l’adattamento

I Paesi che subiscono gli urti più poderosi del cambiamento climatico hanno chiesto che la stessa enfasi dedicata alle politiche di mitigazione venga riservata anche a quelle di adattamento. Sembra si stiano facendo progressi nel negoziato verso un obiettivo globale, ma la questione cruciale è se dalla COP 21 uscirà un testo che evidenzi il legame tra l’entità delle azioni di mitigazione e la necessità di maggiore adattamento. In parole povere, la COP dovrebbe stabilire che, se non verrà raggiunto un accordo capace di metterci sul sentiero dei 2 °C, gli sforzi per adattarsi ai cambiamenti climatici dovranno essere più intensi: i costi dell’immobilismo dovranno essere ben sottolineati ed espressi in maggiori spese per l’adattamento. Messaggi forti dovranno uscire da Parigi in merito alla valutazione più approfondita dei rischi, la resilienza e la pianificazione delle misure.

 

Perdite e danni

Alcuni impatti climatici lasceranno il segno, e non sarà possibile evitarli. Una serie di perdite e danni (loss and damage) colpirà soprattutto i Paesi in via di sviluppo. Intere comunità saranno costrette a lasciare per sempre le loro case e la loro patria. A loro si deve un risarcimento, dato che la responsabilità degli impatti climatici è dei Paesi che maggiormente hanno inquinato l’atmosfera, accelerando il riscaldamento globale. La COP 19 di Varsavia, nel 2013, ha visto nascere il meccanismo internazionale per le perdite e i danni, che sarà oggetto di revisione nel 2016.

I Paesi in via di sviluppo vogliono che dalla COP 21 escano impegni per uno strumento a lungo termine in grado di aiutarli a risollevarsi economicamente dagli shock climatici. Ma Stati Uniti e Unione europea sono riluttanti a firmare a qualsiasi testo che implica compensazioni, temendo di esporsi ad una ondata di richieste di crediti legati alle loro emissioni di gas serra. Quel che potrebbe succedere è un inserimento del termine loss and damage all’interno del capitolo dell’accordo che verte sui finanziamenti climatici: una soluzione che affosserebbe le speranze dei più esposti.

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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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