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Glifosato e cancro: altro colpo al principio di precauzione

Un gruppo di esperti FAO/OMS ha negato che il glifosato ingerito con la dieta possa provocare il cancro a due giorni dal voto sull’autorizzazione in Ue

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(Rinnovabili.it) – Ieri la notizia ha fatto il giro del mondo: il Joint Meeting on Pesticides Residues (JMPR) – un panel di esperti interni alla FAO e all’OMS – ha dichiarato quanto segue: «È improbabile che l’esposizione tramite la dieta al glifosato ponga un rischio cancerogeno per l’uomo». Il verdetto sembra smentire clamorosamente la valutazione della IARC, l’Agenzia della stessa OMS che lo scorso anno classificò la sostanza come «probabilmente cancerogena per l’uomo».

In realtà, è opportuno soffermarsi sui particolari per capire che la notizia circolata ieri su tutti i media mondiali arriva con tempi e modalità piuttosto sospetti. Alcune domande aiuteranno a chiarire il contesto e il merito della questione:

  • Perché, a due giorni dalla decisione cruciale del Comitato fitosanitario permanente sul rinnovo dell’autorizzazione al glifosato in Europa, arriva una simile rassicurazione?
  • Perché non sono stati pubblicati gli studi sui quali gli esperti FAO/OMS si sono basati?
  • Perché nel panel di scienziati che ha prodotto il parere figurano almeno due persone (di cui un italiano) che avrebbero legami finanziari con le multinazionali che producono questo diserbante?
  • Chi ottiene vantaggi da questa decisione?

 

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I punti oscuri nella valutazione del glifosato

«È quantomeno curioso che il parere di questo gruppo di esperti arrivi così a ridosso di un voto cruciale per la salute dei cittadini europei – commenta Federica Ferrario, responsabile Agricoltura di Greenpeace – Inoltre, il JMPR si è concentrato soltanto sulle conseguenze dell’assunzione di questa sostanza tramite alimenti e bevande, dimenticando di valutare gli effetti ambientali».

L’esposizione dei lavoratori agricoli è infatti la prima causa di contaminazione. Senza contare che prodotti a base di glifosato vengono utilizzati anche per il disseccamento delle colture dopo la raccolta e come diserbante su strade e parchi pubblici.

«Inoltre – prosegue Ferrario – basta leggere l’ultimo rapporto sui pesticidi dell’ISPRA per scoprire che in Italia il glifosato si trova, spesso oltre i limiti di legge, nelle acque di falde superficiali e profonde. La vastità di questa contaminazione suggerisce di affidarsi al principio di precauzione, specialmente in un contesto di tale incertezza scientifica».

 

Glifosato e cancro altro colpo al principio di precauzioneEppure, la tempistica della revisione di OMS e FAO è utile alle aziende produttrici degli erbicidi – Monsanto su tutte – per aumentare una pressione già molto forte sui regolatori. Giovedì, gli esperti europei si incontreranno per esprimere un parere a maggioranza qualificata sul rinnovo per 9 anni dell’autorizzazione. L’estensione del permesso all’uso e alla commercializzazione del glifosato potrebbe avere qualche piccola restrizione, frutto di compromessi politici tra la Commissione europea e l’Europarlamento.

«Ci auguriamo che, per coerenza, l’Italia mantenga la posizione che aveva assunto a marzo, schierandosi contro la nuova autorizzazione – dichiara la responsabile Agricoltura di Greenpeace – Ma come coalizione Stop Glifosato abbiamo chiesto un incontro al Ministro Martina senza ottenere risposta».

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.