Una ricerca tutta britannica sta testando il modo più economico e meno invasivo per sfruttare le falde acquifere di cui il continente sarebbe particolarmente ricco

Le implicazioni aperte da questa prospettiva di ricerca potrebbero garantire l’accesso all’acqua potabile ai 300 milioni di persone ancora sprovviste e ridurre le perdite dei raccolti dovute alla siccità (solo il 5% delle terre coltivabili sono irrigate). Ma la strada non sarà facile. I limiti sono rappresentati sia dall’inaccessibilità di certe zone che dagli alti costi dovuti all’utilizzo di attrezzature sofisticate. Secondo gli studiosi, infatti, i giacimenti d’acqua più grandi si troverebbero nelle zone più aride dell’Africa e in tutto il Sahara, ma a circa 100-250 metri sotto il livello del suolo, una profondità alla quale non è possibile accedere con sistemi di pompaggio manuali. L’abbattimento dei costi e la risoluzione dei problemi logistici saranno le direttrici che i ricercatori londinesi inizieranno a seguire.











