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Allarme Copernicus: oceani più caldi a ritmi record, livello del mare sale di 4,2 mm l’anno

Dalle ondate di calore record del Mar Mediterraneo al ghiaccio marino artico che ogni 10 anni perde una superficie grande quanto la Spagna: ecco in che condizioni versano i nostri oceani e perché dovremmo allarmarci

Allarme Copernicus: oceani più caldi a ritmi record, livello del mare sale di 4,2 mm l'anno

Pubblicato il 10° Rapporto sullo Stato dell’Oceano di Copernicus

Mari e oceani stanno cambiando a un ritmo allarmante e guardare altrove è impossibile. L’estensione del ghiaccio marino continua a diminuire, il livello delle acque a crescere e la temperatura superficiale ad alzarsi. Con effetti diretti sulla vita marina, le coste e le comunità di tutto il mondo già ampiamente visibili. A fornire il quadro generale, aggiornandolo con gli ultimi dati disponibili, è il 10° Rapporto sullo Stato dell’Oceano pubblicato stamane dal Servizio di monitoraggio dell’ambiente marino di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione europea.

Il documento analizza le trasformazioni in corso evidenziando gli effetti dei cambiamenti climatici ed esaminando da vicino alcuni dei recenti eventi estremi, tra cui le ondate di calore nel Mediterraneo e nel Mar Nero, oltre a significativi cali di salinità in diverse aree del mondo. Ma soprattutto lancia indirettamente un allarme, l’ennesimo: i cambiamenti oceanici sono sempre più rapidi e aggressivi, riducendo di fatto lo spazio di manovra.

“Il Rapporto sullo Stato dell’Oceano – ha commentato Costas Kadis, commissario europeo per la pesca e gli oceani durante la presentazione – dimostra le immense pressioni esistenti. Dalle ondate di calore marine da record […] all’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare e alla drammatica perdita di ghiaccio nell’Artico, i risultati mostrano come il cambiamento climatico stia già rimodellando gli ecosistemi marini, le comunità costiere e i mezzi di sussistenza che da essi dipendono”.

Quello che emerge dai 4 capitoli della relazione è una cartina geografica di criticità, molte delle quali esacerbate proprio nell’ultimo periodo.

Ondate di calore marino ed eventi estremi

Nel 2024, il Mar Nero e il Mar Mediterraneo hanno registrato ondate di calore marino senza precedenti per intensità e durata. In alcune regioni gli eventi sono durati oltre 30 giorni consecutivi con temperature fino a 4,6 °C sopra la media stagionale. In particolare nelle acque mediterranee, la temperatura media del 2024 ha superato di 1,23 °C la linea di base (1982-2024), segnando il valore più alto di giorni con ondate di calore degli ultimi 20 anni.

Dal rapporto stato oceano 2026

Nello stesso anno, piogge estreme e piene dei fiumi (come quelle del fiume Po legate alle tempeste Minerva e Boris) hanno provocato in primavera rapidi cali di salinità nel Nord Adriatico e livelli di clorofilla da fitoplancton più che doppi rispetto alla norma, creando forti squilibri nell’ecosistema.

Perché dovrebbe allarmarci?

Le eccezionali ondate di calore marino e gli sbalzi di salinità sono in grado di provocare morie di massa di specie native, la proliferazione di specie aliene invasive come il granchio blu e pericolose “zone morte” prive di ossigeno. Un collasso ecologico capace di danneggiare gravemente la pesca e l’acquacoltura. basti pensare che negli ultimi tre decenni, circa il 5% dell’oceano globale ha subito un’alterazione persistente nei cicli stagionali del fitoplancton, alla base della catena alimentare.

Non solo. Un mare eccezionalmente caldo accumula enormi quantità di energia termica che alimenta eventi meteo estremi e mareggiate devastanti sulle coste.

La sofferenza di Artide e Antartide

I dati sul ghiaccio marino artico sono forse i più emblematici. Tra il 1982 e il 2024, la regione artica AMAP (Arctic Monitoring and Assessment Programme) ha perso il 17% della copertura di ghiaccio marino, circa 490.000 km² in meno per decennio. Le perdite maggiori si sono verificate nel Mare di Barents (-70% rispetto alla media 1993-2010) e nella Baia di Hudson (-64%).

Il tutto mentre un eccezionale afflusso di acqua dolce nel Mare di Barents tra il 2016 e il 2022 ne ha ridotto la salinità, portando la densità dell’acqua ai livelli più bassi degli ultimi 30 anni.

Non va meglio in Antartide. Il 2025 è stato il quarto anno consecutivo in cui l’estensione del ghiaccio marino antartico è scesa sotto i 2 milioni di km².

Perché dovrebbe allarmarci?

La perdita di ghiaccio polare riduce l’effetto albedo, fungendo da ulteriore innesco per il riscaldamento globale, mentre l’immissione di acqua dolce nel Mare di Barents rischia di alterare la Corrente del Golfo e la Circolazione Meridionale di Capovolgimento dell’Atlantico (AMOC). Inoltre, senza lo scudo protettivo della banchisa, aumentano l’erosione costiera e l’innalzamento dei mari, distruggendo l’habitat di orsi, pinguini e krill.

Oceani più caldi, acidi e “alti”

Il Rapporto sullo Stato dell’Oceano 2026 di Copernicus mostra anche come la temperatura della superficie marina sia aumentata di 0,12 °C per decennio tra il 1982 e il 2025. Il contenuto totale di calore immagazzinato dagli oceani è in accelerazione dal 1960 e ha raggiunto il picco storico nel 2025 (ultima valutazione disponibile). In alcune aree artiche, come il Mare di Kara, il riscaldamento è arrivato a circa +6,7 °C in quarant’anni.

Quasi di pari passo il livello del mare è salito. Il documento riporta un ritmo medio di 3,8 mm/anno tra il 1999 e il 2025, accelerando a 4,2 ± 0,3 mm/anno nel periodo 2012-2025. Ma l’oceano è diventato anche più acido, effetto diretto delle maggiori quantità di anidride carbonica assorbita: un 17% in più di acidità tra il 1985 e il 2025. E circa il 25% dei primi 1.000 metri di profondità dell’oceano è oggi colpito da più di due fattori di stress climatico contemporaneamente.

Perché dovrebbe allarmarci?

Calore e acidità provocano la distruzione dei gusci calcarei e la morte di barriere coralline e praterie marine, minando la base della catena alimentare. Inoltre l’accumulo record di calore rilascia enorme energia nell’atmosfera, intensificando eventi meteo estremi, mentre l’innalzamento accelerato dei mari espone coste e infrastrutture a grave erosione e allagamenti. Per i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, il 65% delle loro Zone economiche esclusive complessive ha già subito un’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare dal 1999.

La combinazione di più stress climatici simultanei rischia infine di portare al collasso interi ecosistemi marini con perdite devastanti per la pesca globale.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.