Cosa si devono aspettare i consumatori europei dal diritto alla riparazione?

Approvate a larga maggioranza in commissione per il Mercato interno e la Protezione dei consumatori le richieste alla Commissione sul diritto alla riparazione, da inserire nell’Iniziativa sui prodotti sostenibili ormai in dirittura d’arrivo

Diritto alla riparazione: tutte le richieste dell’Europarlamento
Foto di Bruno /Germany da Pixabay

Il right to repair è al centro dell’ampliamento della direttiva Ecodesign

(Rinnovabili.it) – Aumentare la circolarità dei beni di consumo garantendo il diritto alla riparazione. Come? Con più attenzione a tutto il ciclo di vita del prodotto, a partire dal design. Senza dimenticare la standardizzazione. Né le giuste informazioni da fornire al consumatore, con un’etichetta appropriata. E una garanzia dei prodotti più lunga. Sono questi, per il parlamento europeo, i punti imprescindibili che dovrà avere la proposta legislativa della Commissione sul right to repair, in arrivo entro quest’anno.

La vecchia direttiva sulla progettazione ecocompatibile del 2009 riguarda solo i requisiti minimi obbligatori per l’efficienza energetica di alcuni prodotti. Nel 2020 l’esecutivo UE ha annunciato un’integrazione – la Sustainable Product Initiative – che amplia la direttiva ecodesign al di là dei soli prodotti energetici. E al centro dell’iniziativa, secondo il piano d’azione UE, deve trovare posto il diritto alla riparazione. Su cui interviene oggi l’aula di Strasburgo con alcune proposte, che saranno votate in plenaria ad aprile.

Leggi anche Economia circolare UE, nel 2021 l’ecodesign torna al centro

L’europarlamento, attraverso la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, chiede di garantire agli utenti, così come all’industria delle riparazioni e ai riparatori indipendenti, la massima trasparenza su ciò che comporta il right to repair. Tutte le pratiche che limitano senza ragione il diritto di riparazione, o vanno in direzione dell’obsolescenza programmata, potrebbero essere etichettate come pratiche commerciali sleali e come tali sanzionate dal diritto europeo. Tutto questo deve valere anche per i dispositivi digitali e la disponibilità di aggiornamenti dei software.

Servono poi incentivi alla riparazione. Tra le proposte formulate dai parlamentari europei figurano l’obbligo di fornire un bene sostitutivo provvisorio al consumatore durante la fase di riparazione, almeno per alcuni prodotti. Oppure estendere la durata della garanzia. O, ancora, prevedere dei bonus per chi sceglie di riparare invece di sostituire un prodotto.

 Leggi anche Il Parlamento UE chiede per i consumatori il “right to repair”

E ancora. La bozza di proposta preparata dalla tedesca Anna Cavazzini (Verdi/ALE) suggerisce di inserire requisiti di design affinché i prodotti siano più durevoli e possano essere riparati in sicurezza, con la possibilità di rimuovere ogni loro parte. Sulle informazioni al consumatore, le idee avanzate spaziano da un “punteggio di riparabilità” del prodotto all’indicazione della stima della durata di vita, dalla disponibilità di pezzi di ricambio alla fornitura di servizi di riparazione.

Articolo precedenteIn Europa, atteso tra meno di 20 anni il disgelo delle torbiere di permafrost
Articolo successivoPROBLEMA: quando la soluzione sta nel modo di riconoscerlo

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui