Siamo i campioni dell’economia circolare, l’Italia è prima in Europa

L’analisi del ‘Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2021’ messo a punto dal Circular Economy Network (CEN). Secondo il documento raddoppiando l’attuale tasso di ‘circolarità’ dell’economia mondiale e passando dall’8,6% al 17% si possono riuscire a tagliare le emissioni di gas serra del 39% all’anno a livello globale. Per il ministro Cingolani “siamo una nazione guida in Europa nell’economia circolare. Il settore occupa in Italia 112mila persone e fattura 70 miliardi all’anno. Ma dobbiamo potenziare ancora la nostra capacità. Il Recovery plan può diventare lo strumento per farlo”

Economia circolare: Italia campione in Europa per il 3° anno di fila
Foto di Willfried Wende da Pixabay

Ogni chilogrammo di risorse consumate genera in Italia 3,3 euro di Pil, contro una media europea di 1,98 euro

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Siamo i campioni dell’economia circolare. L’Italia è ancora una volta prima in Europa, per il terzo anno di fila. Questo il risultato dell’analisi contenuta nel terzo ‘Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2021’, messo a punto dal Circular Economy Network (CEN), la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile insieme con un gruppo di aziende e associazioni di impresa, e dall’Enea. Dal documento emerge anche che raddoppiando l’attuale tasso di ‘circolarità’ dell’economia mondiale passando dall’8,6% al 17% si possono ridurre i consumi di materia di 21 gigatonnellate (cioè portando le 100 di adesso a 79), riuscendo così a tagliare le emissioni di gas serra del 39% all’anno a livello globale.  Prendendo i punti in ogni ambito dell’economia circolare – viene spiegato – l’Italia arriva al primo posto con 79 punti; seguono la Francia con 68 punti, la Germania e la Spagna con 65, e la Polonia con 54. Il tasso di circolarità è la quota di risorse materiali provenienti dal riciclo sul totale delle risorse utilizzate.

La pagella dell’Italia sull’economia circolare

“Nella corsa verso un nuovo modello circolare, il nostro Paese è tra i paesi leader in Europa, ma stiamo perdendo posizioni – dice  Edo Ronchi, presidente del CEN – è un’occasione che non possiamo mancare, non solo per l’ambiente, ma anche per la competitività delle aziende italiane. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza può dare una spinta importante per superare gli ostacoli che frenano l’innovazione e valorizzare al meglio le potenzialità italiane”.

Il nostro Paese nella produzione circolare ottiene 26 punti, con un distacco di 5 punti dalla Francia. Per la produttività delle risorse siamo in testa alla classifica. Ogni chilogrammo di risorse consumate genera in Italia 3,3 euro di Pil, contro una media europea di 1,98 euro. Quanto all’energia rinnovabile utilizzata rispetto al consumo totale di energia, l’Italia perde il suo primato: con il 18,2% scende al secondo posto, dietro alla Spagna (18,4%), ma davanti a Germania (17,4%), Francia (17,2%) e Polonia (12,2%).

Sul fronte dei rifiuti urbani, il riciclo è stato del 46,9%, in linea con la media europea, posizionando l’Italia al secondo posto dopo la Germania. Il riciclo di tutti i rifiuti arriva invece al 68%; sopra la media europea del 57%), e al primo posto tra le principali economie Ue.

Il tasso di utilizzo circolare di materia in Italia nel 2019 è stato del 19,3%: superiore alla media dell’Ue a 27 che si ferma all’11,9%, ma inferiore a quello francese al 20,1%), e superiore a quello tedesco al 12,2%.

Il capitolo occupazione nei settori della riparazione, del riutilizzo e del riciclo: l’Italia è al secondo posto dietro alla Polonia, davanti alla Francia, alla Germania e alla Spagna. Nel 2018 nell’Ue a 27 le persone occupate nei settori dell’economia circolare sono state oltre 3,5 milioni. Con 519mila occupati l’Italia arriva al secondo posto dopo la Germania (680mila occupati). Per investimenti e occupazione l’Italia è al quarto posto, dopo la Spagna, la Polonia e la Germania, ma è ultima tra le grandi economie europee per numero di brevetti. Nel 2016 risultano depositati 14 brevetti italiani su un totale di 269 in Ue (67 soltanto in Germania).

“Uno dei settori dell’economia circolare dove potremo fare di più è la plastica. Il suo riciclo potrebbe diventare uno dei settori più attrattivi dell’economia globale. C’è da fare molta ricerca e innovazione, ma l’Italia ha tante competenze in materia – rileva  il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani nel corso del suo intervento – abbiamo molto da fare, senza mettere in ginocchio un settore che dà da lavorare a tante persone. Un altro settore dove abbiamo margini di miglioramento è quello della carta. Siamo una nazione guida in Europa nell’economia circolare. Ricicliamo quasi il doppio della media europea, il nostro tasso di circolarità è un terzo superiore a quello della Ue. Il settore occupa in Italia 112mila persone e fattura 70 miliardi all’anno. Ma dobbiamo potenziare ancora la nostra capacità. Il Recovery plan può diventare lo strumento per farlo. L’Italia deve diventare un riferimento per la circolarità non solo per l’Europa, ma per tutto il mondo”.

“Un nuovo modello di sviluppo e un nuovo modello culturale, che porta a stili di vita diversi, sono processi che non possono essere lasciati al mercato, perché il mercato da solo abbiamo visto che non è in grado di misurarsi con i processi di riprogettazione dei prodotti e degli stili di vita – mette in evidenza il segretario generale della Cgil Maurizio Landini c’è un problema di come coinvolgere le persone e di come fare gli investimenti pubblici. Se c’è un limite in Italia, è quello di essere capaci di fare sistema. C’è problema di interconnessione e progettazione. Quando diciamo che c’è bisogno di un nuovo intervento pubblico, non lo pensiamo sostitutivo del sistema delle imprese private, ma pensiamo che mai come adesso c’è bisogno di una signora politica industriale, in cui il ruolo del pubblico sia quello di indirizzare e di finanziare processi di questa natura – continua Landini – raggiungere gli obiettivi del 55% di emissioni di gas serra in meno al 2030 e della neutralità climatica al 2050 significa rivedere il piano energetico nazionale, perché non aveva quegli obiettivi. Questo significa fare investimenti spinti sulle rinnovabili, sull’efficienza energetica e sui sistemi industriali. Occorre costruire filiere produtive in grado di misurarsi con questi processi”.

“Presi dalle emergenze, in Italia stiamo sottovalutando la portata del cambiamento europeo in atto verso l’economia circolare – conclude Ronchi la sfida più importante che abbiamo ora di fronte è la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il nuovo governo e in particolare il nuovo ministero della Transizione ecologica hanno il compito di migliorare e completare l’attuale bozza: bisogna rafforzare le misure per l’economia circolare”.

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