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La moda sostenibile è una buona idea, ma non ci sono le materie prime

Mancano all’appello 133 milioni di tonnellate di materiali per sostenere la riconversione del settore fashion verso una moda sostenibile

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Foto di Edward Howell su Unsplash

Secondo un sondaggio le buone intenzioni sulla moda sostenibile si scontrano con una dura realtà

(Rinnovabili.it) – Nei prossimi anni oltre 35 nuove norme globali sulla sostenibilità nel settore della moda entreranno in vigore. L’obiettivo è limitare le importazioni, stabilire linee guida di design e requisiti di etichettatura, per traghettare il settore verso una moda sostenibile

Oltre l’85% dei principali brand del settore fashion ha annunciato obiettivi di decarbonizzazione delle catene di approvvigionamento. Ora, stanno intensificando gli sforzi per non perdere il treno dell’innovazione. Un recente studio di Boston Consulting Group (BCG), Textile Exchange e Quantis, mette in rilievo l’importanza delle materie prime sostenibili per favorire questa transizione. Fino a due terzi dell’impatto climatico di un marchio di moda dipendono proprio da queste ultime.

Tuttavia, la domanda di materie prime a basso impatto climatico potrebbe superare l’offerta fino a 133 milioni di tonnellate entro il 2030. Il che rappresenta una sfida di prima grandezza. D’altra parte, se le aziende non saranno in grado di conformarsi alle nuove normative potrebbero incorrere in perdite economiche.

Secondo il rapporto, invece, aumentare la quota di materie prime sostenibili nei portafogli aziendali potrebbe portare a un aumento del profitto netto del 6% in cinque anni. Ad esempio, un marchio con entrate annuali di 1 miliardo di dollari potrebbe beneficiare di circa 100 milioni di dollari in cinque anni implementando questa strategia.

Per monitorare i progressi, tuttavia, il settore deve ancora dotarsi di misure di trasparenza solide. Anche perché il rischio greenwashing è dietro l’angolo. Solo il 19% dei materiali prodotti nel 2030 sarà sostenibile, spiega il dossier. La causa è la mancanza delle economie di scala necessarie.

Così, per tracciare una roadmap verso la moda sostenibile, lo studio individua sei principi fondamentali per una solida strategia di materiali nel settore della moda. Iniziando dalla tracciabilità completa delle catene di approvvigionamento, elenca poi l’uso di approcci scientifici nelle decisioni aziendali e la diversificazione del portafoglio di materiali per ridurre i rischi. Costruire un business case che porti a una triplice vittoria (per le aziende, per i fornitori e per la natura) è la quarta proposta. Chiudono l’elenco il rafforzametno dei rapporti con i fornitori lungo la filiera e la piena condivisione di conoscenze, strumenti e incentivi a livello aziendale.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.